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Coronavirus e “nuovi poveri” in Calabria: sempre più persone in fila per un pasto (VIDEO)

di Bruno Mirante – Li chiamo nuovi poveri. Si tratta di uomini e donne che a causa della pandemia sono passati dall’avere un lavoro stabile al dover chiedere aiuto per la prima volta nella loro vita. Molti di loro hanno una formazione professionale o accademica avanzata e mai avrebbero pensato di trovarsi in una situazione di reale disagio. “Ho perso la dignità da quando sono costretto a venire qui” – dichiara un giovane che preferisce non essere ripreso mentre fa la fila davanti un punto di somministrazione di aiuti alimentari. Oltre agli avventori “abituali”, che già usufruivano dei servizi di solidarietà messi a disposizione da associazioni ecclesiastiche e di volontariato, anche nel capoluogo di regione sono in crescita i casi della nuova povertà. Volti conosciuti, noti, in una città con poco più di 90 mila abitanti, anche in relazione a quell’attività professionale che erano chiamati a svolgere prima che l’emergenza sanitaria si abbattesse sui loro progetti di vita e sulle loro speranze. Hanno perso il lavoro e così sono in fila per chiedere un pasto caldo o un cestino con generi alimentari.

Ogni settimana, dal lunedì al sabato si ritrovano davanti la chiesa del Monte dei Morti a Catanzaro. L’iniziativa di solidarietà, fortemente voluta da monsignor Vincenzo Bertolone, vescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, si chiama la “mensa del vescovo” e si rivolge a tutti i cittadini gravati dall’emergenza sanitaria. Le attività sono coordinate da don Pino Silvestre e godono del contributo volontario di tanti giovani che offrono la loro disponibilità per tendere una mano di aiuto a chi ne ha più bisogno. Inclusi i cosiddetti “nuovi poveri”, coloro che a causa della pandemia si sono ritrovate senza un lavoro. Secondo il rapporto povertà di Caritas, nel periodo maggio-settembre 2020, confrontato con gli stessi mesi del 2019, l’incidenza dei “nuovi poveri” in Italia per effetto dell’emergenza Covid passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas o ad altri enti di solidarietà lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa. Numeri importanti che, in molti casi, si acuiscono nei comuni del Sud e si scontrano con una realtà che vede un esercito di persone che prima dell’emergenza Covid lavorava in nero, e che oggi si ritrova senza lavoro e senza neanche la possibilità di accedere ai ristori statali.

 

 

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