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Coronavirus, presente e futuro: la riflessione del dott. Giuseppe Taverniti (VIDEO)

Un’intervista particolare quella che vi proponiamo. L’abbiamo realizzata con il dott. Giuseppe Taverniti, medico catanzarese, che analizza sotto ogni profilo il periodo del Covid-19. Quello che stiamo vivendo e quello che potrebbe essere.

Lei ha cercato insistentemente la nostra redazione, in relazione ad un articolo di stampa locale riguardante suo figlio. Vuol spiegare meglio il motivo della sua richiesta?

Discorso di Pericle agli ateniesi, 431 A.C. Nel giorno in cui si insedia il nuovo Parlamento, per ricordarci cosa è la DEMOCRAZIA.

Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

La libertà di cui godiamo non è un diritto collettivo ma un dovere personale. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace, così come di pensare. Ma non siamo liberi di parlare e agire, se non in funzione degli interessi di tutti e mai solo di quelli personali.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato che noi uomini del governo del popolo abbiamo la responsabilità di individuare le leggi che occorrono e farle rispettare da tutti, senza alcuna esclusione. Ma ci è stato imposto di osservarle noi per primi, perché nessuno possa mai sentirsi autorizzato a discostasrsene per il cattivo esempio ricevuto.
Ci è stato anche insegnato a rispettare quelle leggi che non ci sembrano personalmente funzionali ai nostri personali interessi, e quelle non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato, noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile. E benchè in pochi abbiano il diritto di attuarla, avendone conoscenza, competenza e capacità, tutti hanno il dovere di contribuire ad organizzarla, partecipando attivamente alla vita della Società, e non interessandosi soltanto alla costruzione dei propri interessi.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Noi crediamo che la Democrazia sia felicità, e che la felicità sia il frutto della libertà. Ma pensiamo anche che la libertà sia solo il frutto dei valori che ognuno deve possedere e coltivare, e non un dono venuto dal cielo, ne tanto meno a tutti dovuto se non meritato .

Insomma, io proclamo che Atene sia la patria universale della Democrazia non in quanto dono Divino, ma frutto di un duro lavoro, fatto di impegno, sacrificio, coraggio, senso del dovere e di responsabilità in capo a ogni cittadino di Atene. Perché la Democrazia è governo del popolo e di tutti, e mai del singolo. Perche nessuno può esistere singolarmente se non in quanto parte del tutto. Ecco perché qui ad Atene non esiste lo straniero, perché tutti siamo stranieri e nessuno lo è Perché qui ad Atene nessuno è indispensabile, nemmeno io che vi governo, ma siamo tutti necessari.

Qui ad Atene noi facciamo così.

E lo facciamo perché qui ad Atene della Democrazia non ci si parla per riempirsi la bocca di gloria e compiacersene, perché qui ad Atene la Democrazia non si discute, ma si fa.

Mi sono permesso di fare riferimento alle parole di Pericle, non per fare una lezione di erudizione, ma per difendere mio figlio dalla scelta di aver deciso di usufruire del suo diritto di compiere soltanto il suo dovere democratico.

E dico questo perché non vorrei che il nostro concetto distorto di Democrazia oggi ci possa portare impropriamente a chiamare eroe, o al contrario fesso, chi ha deciso di attenersi a quelli  che sono appunto i principi della Democrazia.

Dico questo perché finalmente ognuno di noi prenda finalmente coscienza del fatto che chi sceglie di non farlo, qualunque sia la sua motivazione, comprenda che non può pretendere di essere rispettato in nome della libertà democratica. Ma sappia che potrebbe essere escluso perché inutile agli scopi e alle necessità della Democrazia. E sa perché? Perché tutti, dal fornaio, all’operatore ecologico, dallo scienziato al filosofo, dall’imprenditore al fruitore di servizi, dagli uomini di Governo al più umile dei cittadini, tutti comprendano di avere il dovere di contribuire ad organizzarla questa benedetta Democrazia, partecipando attivamente alla vita della Società con il loro piccolo o grande contributo, per quel poco o molto che sanno, hanno, possono,  e non interessandosi soltanto alla costruzione dei propri interessi.

 

Ritiene che ci siano stati errori nella analisi, valutazione, interpretazione e soprattutto gestione di questa emergenza?

Si, ad ogni livello, a partire dall’uomo della strada per finire ai vertici della nostra piramide organizzativa sociale. Forse l’errore più grande è stato però quello riguardante l’utilizzo di alcuni strumenti operativi. Mi riferisco in particolare a ruolo e compiti della INFORMAZIONE, e degli organismi, strutture, uomini addetti a questo settore.

Può spiegarci nel dettaglio in cosa sarebbe consistito l’alterato uso dello strumento informativo?

NOAM CHOMSKY

nato a Philadelfia il 7 dicembre 1928, è un linguista, filosofo, teorico della comunicazione e anarchico statunitense.

uno dei pochi grandi intellettuali che non hanno mai rinunciato ad essere coscienza critica della società occidentale. Per oltre trent’anni le sue opinioni e i suoi giudizi, sempre attenti a cogliere l’essenza delle cose dietro l’apparenza della realtà, hanno sensibilizzato un crescente interesse del pubblico verso la reale natura del potere…”

Noam Chomsky, professore emerito al Massachusetts Institute of Technology, ha elaborato una lista delle 10 regole del controllo sociale, ovvero, strategie utilizzate per la manipolazione del pubblico attraverso i mass media.

1) La strategia della distrazione.

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico da problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazione di continue distrazioni e informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali nell’area della scienza, l’economia,

Mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali imprigionata da temi senza vera importanza.

2) Strategia del Peroblema/Soluzione.

Si crea un problema, una situazione prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.

Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi una violenza urbana, organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia che richieda le leggi di sicurezza e le politiche a discapito della libertà.

3) La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile basta applicarla gradualmente, al contagocce, per anni consecutivi.

4) La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come dolorosa e necessaria.

In questo modo diventa più facile far accettare un sacrificio immediato parlando costantemente dei benefici che se ne ricaveranno dopo. E così si convince la massa, che ha in se la tendenza istintiva, legata allo spirito di conservazione, di sperare che: “ Domani andrà tutto bene”, e che il sacrificio richiesto oggi, non sia stato determinato dall’errore di nessuno, ma nato dall’insorgenza di cause impreviste, imprevedibili, e non meglio gestibili, e che dunque sia assolutamente inevitabile.

6)  Strategia dell’emotività.

Sfruttare l’emozione, e soffocare la riflessione, lo studio, il sapere, è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale.

Inoltre, l’uso del registro emotivo, permette di aprire la porta di accesso all’inconscio, per seminare dentro di noi incertezze, dubbi, paure e timori, a cui chi ci gestisce offre subito soluzioni tranquillizzanti e positive.

7) Strategia dell’ignoranza e della mediocrità.

La qualità dell’educazione data alle classi sociali più deboli, ma in generale a tutta la popolazione, deve essere la più povera e mediocre possibile.

Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia.

Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione.

E senza azione non c’è rivoluzione.

10) Strategia del controllo attraverso la conoscenza

Chi gestisce il potere si impegna a conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.

Negli anni ’50 i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti.

Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Se tutto questo fosse vero, e potesse essere confermato dagli analisti del settore, lei pensa che si possa in qualche modo ovviare.agli eventuali errori commessi?

LA METAFORA DELLA CARROZZA DI GURDJIEFF:

La metafora della carrozza, proposta Gurdjieff, è la rappresentazione ideale, oggi sconvolgentemente attuale, dell’essere dormiente, ovvero di colui che non decide la direzione della propria vita, ma ne è succube, condizionato dalle forze esterne che influenzano il proprio percorso.

Gurdjieff, nel suo libro “Vedute sul mondo reale”, paragona l’essere umano ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero.

Un veicolo definito carrozza che rappresenta il corpo fisico, trainato da cavalli che sono le emozioni, guidato dal cocchiere che è la mente, mentre il passeggero è l’anima (o coscienza).

Gurdjieff adoperava questa metafora per spiegare agli allievi della sua scuola esoterica, il procedimento per cui la coscienza che è in ognuno di noi, è assopita in un sonno indotto, descrivendo così il funzionamento del pilota automatico (mente ed emozioni) che gestisce la nostra macchina biologica (il corpo fisico).

Che cosa succede, infatti, quando il passeggero (anima-coscienza) dorme?

Acade che è il cocchiere (la mente)a decidere la nostra strada, la direzione.

Che cosa succede quando il cocchiere (la mente) è confuso, piena di dubbi, incertezze, paure, timori, e non sa dove andare?

Succede che si lascia trasportare dai cavalli (le emozioni), mentre il passeggero (l’anima, la coscienza dorme). E i cavalli  corrono senza una meta, perché nessuno li dirige li dove sarebbe più utile andare.

Che cosa succede quando la coscienza dorme, quanta consapevolezza possiamo avere di quello che facciamo, diciamo e decidiamo?

Come può il cocchiere(mente) dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi?

Ci sono soluzioni concrete e fattibili realisticamente?

Assolutamente si, Anche semplici, a portata di mano di chiunque e a costo zero.

Abbiamo soltanto  bisogno di imparare ad ascoltare la voce del passeggero (anima), in modo da dare indicazioni utili al cocchiere (mente ) su dove andare, cosìchè lui possa prendere in mano le redini e guidare i cavalli (emozioni) a correre non tanto nella direzione desiderata, ma in quella più utile per il bene di tutti..

Una metafora che serve anche per dare un’immagine visiva a quella che è la situazione di gran parte della popolazione mondiale: viviamo la nostra vita immersi in un sonno profondo, credendo erroneamente di essere svegli e consapevoli delle nostre scelte. Il grande inganno è tutto qui, ci fa vivere nell’illusione che il mondo là fuori può determinare il nostro destino e fare di noi quello che vuole. Ma funziona così solo se, appunto, sei un essere dormiente.

E la maggioranza di esseri, su questo pianeta, sono esseri dormienti, meccanici, che vivono sotto la legge dell’accidente, convinti che nulla si possa fare per cambiare questo stato di cose, perché al di sopra di ogni nostra possibile volontà e capacità.

E invece è tutto assolutamente falso.

Noi dobbiamo capire, proprio in questo momento in cui a volte riesce difficile anche comprendere le cose più elementari del nostro vivere quotidiano, che  Dobbiamo riprendere il controllo della nostra carrozza.

E l’unica maniera possibile è quella di eliminare tutto il rumore di fondo che affolla la nostra mente. Dobbiamo ricordarci chi siamo veramente.

Come riuscirci?

Svegliandoci.

Infatti proprio quando il passeggero (anima-coscienza) si risveglia, che può finalmente rendersi conto se la strada intrapresa dal cocchiere e l’andatura adottata dei cavalli sono il frutto di una scelta consapevole, o del solito programma o bisogno nevrotico della mente egoica.

A questo punto potremo incominciare ad avvalerci dalla nostra  facoltà di ragionamento e di intuito, e scegliere se proseguire o cambiare direzione.

Insomma iniziare  un percorso di consapevolezza, che è il metro di misura della coscienza.

Più c’è consapevolezza e più la coscienza è sveglia.

Questo permette a chiunque di riappropriarsi di se stesso, vivendo così una vita “reale”, trovando equilibrio e scoprendo il centro di gravità permanente tanto decantato da Battiato (seguace degli insegnamenti di Gurdjieff).

Riappropriarsi della propria direzione, del proprio cammino, della propria assertività vivendo in armonia con le emozioni, il corpo, i sentimenti, le sensazioni ed i pensieri che ne scaturiscono.

Questo è ciò che possiamo definire un ESSERE extra-ordinario.

Quale scelta lei personalmente ha deciso di compiere per avviare il suo risveglio?

Utilizzo delle medie mobili per la comprensione dell’andamento dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia.

Le medie mobili sono utilizzate per la comprensione dei processi stocastici al fine di dare un senso ai dati statistici forniti dagli studi epidemiologici condotti su piccoli numeri o coorti.

Esistono due metodi comuni per il calcolo delle medie mobili. Questi metodi sono stati utilizzati principalmente nelle discipline della demografia (media mobile centrata [CMA]) e dell’economia (analisi delle serie temporali: media mobile precedente [PMA]).

Entrambi i metodi sono frequentemente utilizzati in epidemiologia.

Nel caso specifico della COVID-19 l’utilizzo di questo strumento di studio, non era ovviamente fine a se stesso, ma utile per comprendere l’andamento dell’ infezione da SARS-CoV-2.

Dai dati ricavati fin dai primissimi giorni dell’inizio del focolaio epidemico in territorio Italiano, era evidente quale sarebbe stata l’evoluzione dello scenario.

Ma soprattutto era facilmente intuibile quali sarebbero state le misure di politica sanitaria, e non, da mettere in campo per fronteggiarla ed arginarla.

Quale idea personale si è fatta sul momento che stiamo vivendo, nella nostra città, provincia, regione, nazione, continente, pianeta? Quale crede sia il possibile scenario nel breve medio periodo, e quale futuro ci attende?

Ma soprattutto le porgo la domanda più importante a mio personale giudizio.

Crede che esista, al di la di ogni teorizzazione, un modo per trasformare tutta questa riflessione in una azione concreta?

Su tali assunti, si ipotizza l’occorrenza di un segnale di riduzione affidabile del trend della curva epidemiologica dei nuovi casi di SARS-CoV-2 quando la mediana mobile a 4 giorni taglia al ribasso la mediana mobile a 6 giorni. Il grafico, aggiornato sulla base dei dati ufficiali, illustra il numero giornaliero di nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2 in Italia, le mediane mobili a 3 e 6 giorni.

Io ho ricavato dai miei studi dei dati che danno delle precise indicazioni nel merito. Ma commetterei un errore banale se offrissi questa informazione alla popolazione, invitandoli a credere a ciò che dico. Il mio dovere è quello di invitare tutti, cittadini e istituzioni ad affidarsi al ruolo delle COMPETENZE, in questa precisa fase del problema, di natura scientifica. E lasciare poi che quando questa fase sarà conclusa, entrino in gioco altre competenze. Sociali, Economico-produttive, etc etc.

Per farlo occorre fare tutti un passo indietro.

Io non ho alcun diritto di fornire informazioni tranquillizzanti o di senso opposto solo in base a quelli che sono i miei personali convincimenti, pur a fronte della oro assoluta sostenibilità scientifica.

Io sento solo forte il mio dovere civico, costituzionalmente previsto per tutti, e in capo a ciascuno di noi che gode della Democrazia Parlamentare in cui viviamo, di invitare tutti a farsi promotori di sapere attivo. A farsi catturare dalla passione per la conoscenza, in modo che ciascuno di noi possa contribuire al benessere della collettività, attraverso ciò che sa, ha, può, senza che nessuno possa mai sentirsi, e a nessuno possa mai essere concesso, ne di sentirsi o essere eroe, ne di sentirsi o essere un fesso.

Grazie a tutti per la vostra paziente attenzione, e scusatemi per il tempo prezioso che ho rubato alle vostre probabilmente più impellenti necessità di questa odierna complicata quotidianità.

Redazione Calabria 7

© Riproduzione riservata.

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