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Coronavirus, sanitari del Pugliese di Catanzaro: gli angeli del momento o gli eroi di sempre?

di Danilo Colacino – Canzoni dedicate a distanza con tanto di video e telefonini illuminati da lontano, in tempo di quarantena, inni al loro coraggio, frasi di sostegno e peana assortiti sull’ormai immancabile Facebook.

Questo si sono giustamente meritati i sanitari del Pugliese di Catanzaro che negli ultimi 30 giorni circa, in cui come in un crescendo rossiniano hanno profuso e continuano a profondere il massimo impegno in una guerra a un nemico subdolo e invisibile denominato Covid-19, la gente non ha smesso di ringraziare.

Mai.

Senza dimenticare più di qualcuno, fra i privati che potevano permetterselo naturalmente, che ha offerto pizze, altre pietanze e soprattutto i presidi di sicurezza indispensabili (cosiddetti dispositivi di protezione individuale) quali maschere e strumenti del genere.

Gesti di supporto materiale, insomma, oltreché morale e spirituale.

Rimane però da mettere in rilievo come gli stessi professionisti, diventati legittimamente i ‘nostri eroi’, siano quelli magari in passato vituperati, anche pubblicamente, perché in qualche caso definiti “sgarbati nei modi” o addirittura “inadeguati nella professione”.

Ebbene, sul delicato e focale punto, prima di ogni discorso, vorremmo in breve tentare di fare chiarezza per amore di verità: sull’accusa di diffusa mancanza di empatia, ci sentiremmo di commentare come non sia certo facile avere a che fare ogni giorno con centinaia di persone (tutte più o meno bisognose, per carità, ma talvolta anche irrispettose di certi elementari principi).

Fermo restando che, sul piano personale, in caso di necessità, dovendo e soprattutto potendo scegliere, preferiremmo sempre trovarci di fronte un medico innanzitutto capace e solo dopo, se del caso, pure gentile.

E qui veniamo alla seconda critica sui clinici locali, che “non sarebbero bravi come i loro colleghi di fuori”.

Sì, in qualche particolare circostanza, è incontrovertibile che ci siano strutture sanitarie con uomini, e in particolare mezzi, superiori semplicemente perché in possesso di un più alto grado di specializzazione in una determinata branca.

Ma gli standard medi del vecchio Pugliese – gratitudine per l’encomiabile e infaticabile lotta al Coronavirus a parte – restano elevati poiché, al di là di quello che ognuno può dire sulla scorta di un’esperienza personale, è e resta un ospedale sovente in grado di dare risposte puntuali.

Che non si traduce di sicuro nel riuscire a fare miracoli.

Chiariti – almeno per quanto ci riguarda – tali aspetti, tuttavia, il fulcro del nostro ragionamento è che deve essere, primo tra tutti, il pubblico a riconoscere, nemmeno i meriti, ma il duro lavoro quotidiano di chi da anni sta in trincea e non dunque solo da quando è arrivato il Sars-Cov-2, semmai inatteso effetto moltiplicatore di mille rischi e fatiche già esistenti.

In sostanza: si diano a medici, infermieri, Oss e così via, che ne hanno diritto eventuali bonus economici da tempo ‘avanzati’: premi di produttività, straordinari non pagati, ecc.

E soprattutto, questo sì adesso, gli si facciano i tamponi e gli si distribuiscano le mascherine con assoluta urgenza.

Altrimenti sarà tutto inutile come la ‘solidarietà’ di un condominio di una cittadina in provincia di Pisa in cui, alle bandiere esposte dai balconi, ha fatto da contraltare un ‘anonimo’ cartello affisso nella bacheca del palazzo con su più o meno scritto: “Stai attenta quando usi gli spazi comuni, perché qui abitano pure una vedova ultra-ottantenne e una neonata di 3 mesi”.

Messaggio impietosamente e, se vogliamo, anche  minacciosamente rivolto a una dottoressa che vive lì e quindi come ovvio rincasa dopo i turni nel nosocomio del posto

Come dire, angeli in corsia sì ma a patto che ora non abitino nel nostro caseggiato, o, passata la crisi da Coronavirus, ci trattino male in ospedale. 

 

© Riproduzione riservata.

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