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Cotticelli in audizione alla Camera: “Ho operato in profonda solitudine e senza personale”

“Ho preso visione del nuovo Decreto Calabria e devo dire che molte delle indicazioni in esso contenute erano state da me più volte sollecitate al ministero in quanto il periodo che io  ho svolto in Calabria è stato caratterizzato da una profonda solitudine, da una assoluta mancanza di mezzi e di personale (la struttura commissariale era composta dal sottoscritto e da un sub commissario)”. Lo ha affermato l’ex commissario alla Sanità calabrese Saverio Cotticelli durante l’audizione  in commissione Affari Sociali della Camera per la conversione in legge del Decreto Calabria bis.

“Il supporto di mezzi e personale – ha aggiunto Cotticelli –  doveva essere fornito dalla Regione Calabria nell’ambito dello spirito di leale collaborazione istituzionale tra Governo e Regione. In questo contesto ambientale due persone da sole hanno dovuto operare in condizioni proibitive ciononostante a maggio-giugno di quest’anno la struttura da me diretta aveva raggiunto gran parte degli obiettivi, successivamente l’atteggiamento del dipartimento Tutela della Salute è cambiato a seguito dell’arrivo del nuovo direttore generale che ha attuato una azione di potenziamento del dipartimento ma di fatto la struttura si è trovata ulteriormente isolata (tanto è vero che abbiamo dovuto chiedere ad Agenas persone per guardarci la email e supportarci nel lavoro quotidiano) e pertanto non sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati”.

I rapporti con il ministero, “Roma è lontana”

Secondo Cotticelli, inoltre, “le interlocuzioni con il ministero sono state un punto dolente, perché la solitudine di un commissario in una terra così difficile e con compiti così gravosi è stata sempre molto forte. Non è mancato un supporto alla mia richiesta, ma di fatto ho agito da solo. mi rapportavo con il ministero solo quando aveva necessità il ministero non ha mai fatto mancare supporto. Ma la mia solitudine era nei fatti, perché – ha rilevato l’ex commissario della sanità calabrese – noi eravamo qui e Roma è lontana. Non posso dire di essere stato abbandonato o non supportato ma la figura del commissario è caratterizzato dalla solitudine, intanto perché viene visto come un intruso dalla Regione, poi c’è una solitudine per definizione perché il commissario deve adottare provvedimenti spesso impopolari da solo, ed è comunque visto come un corpo estraneo in un organismo diverso”.

“Non ho mai ricevuto minacce ma c’era un sistema”

“Non ho mai avuto incontri-scontri con la criminalità organizzata, non posso dire di essere stato minacciato né aggredito né ostacolato dalla criminalità organizzata, ma c’era un sistema, una atmosfera che, pur invisibile, una pressione ambientale tali per cui ti muovevi in un ambito strano”. Ha risposto così l’ex commissario ad acta della sanità calabrese, Saverio Cotticelli, ad esplicita domanda dei componenti della commissione affari sociali. “Quando andavi a toccare interessi o ti muovevi in un certo modo, avvertivi – ha sostenuto Cotticelli – una presenza ostile ma impalpabile, tale da non costruire prove o elementi da poter riferire all’autorità giustizia. Era una situazione particolare che ti faceva sentire solo, una solitudine che non riuscivi a estrinsecare in fatti, persone o situazioni meritevoli di denuncia penale. Ho fatto sempre quello che dovevo fare andando avanti nelle mie convinzioni ma succedeva che quando facevi un provvedimento – penso alla rete oncologia o alla Breast unit – è partita una campagna stampa in cui mi si accusava di negare il diritto alla salute dei malati oncologici e di favorire l’emigrazione sanitaria: mi sono accorto che aver vietato attività a strutture con meno 150 screening alla mammella si è scatenata una campagna contro di me. Questo condizionamento ambientale – ha proseguito l’ex commissario della sanità calabrese – trovava spesso sfogo su quotidiani e testate on line, venivo sottoposto a un fuoco di fila, con una aggressività che incuteva timore. Io non ne ho mai avuto, di timore, non ho subito condizionamenti di sorta ma c’era questa pressione. Gli attacchi erano una costante, c’era un metodo di attacco all’azione del commissario quando i provvedimenti andavano in una certa direzione o toccavano certi interessi”.

Cotticelli, in sede di risposta ai quesiti dei parlamentari della Commissione Affari sociali della Camera, ha poi evidenziato: “Non sono mai stato sentito dalla Commissione antimafia, pur avendo interlocuzioni con il senatore Morra, ma per fatti diversi dalla mafia, sia con l’onorevole Nesci, con la quale ho un ottimo rapporto personale. Non sono mai stato sentito dalla Commissione antimafia perché forse non ce n’è mai stato bisogno non avendo mai ricevuto minacce”.

“Abbiamo adempiuto al programma anti Covid”

“Per i posti di intensiva e semi-intensiva le incombenze da parte mia sono state soddisfatte. C’è stata molta confusione. Il 25 maggio – ha sostenuto Cotticelli – al Tavolo di monitoraggio il programma operativo Covid era stato chiesto verbalmente dal dottore Urbani e dai presenti perché dicevano verbalmente che era mia competenza redarre i piani previsti dall’articolo 1 e 2 del Dl 34 relativo al potenziamento della rete ospedaliera e territoriale più il programma operativo Covid previsto dall’articolo 18 comma 1 del Dl 18 2020. Sono due cose completamente diverse. Il 34 prevede il potenziamento della rete ospedaliera e territoriale della Regione Calabria, e questi due programmi sono stati da me fatti insieme al Dipartimento regione con Dca 91 2020, e la Calabria è stata una delle tredici regioni italiane che si è dotata di un piano di potenziamento ospedaliero, che si è dotata di un piano di potenziamento ospedaliero, che prevedeva quasi il raddoppio di posti letto di terapie intensive e semi-intensi. Questo programma, una volta approvato dal ministero, è stato inviato al commissario Arcuri, che il 2-3 novembre ha trasmesso alle aziende ospedaliere e sanitarie che individuava come soggetti attuatori. Quindi, per i posti di intensiva e semi-intensiva le incombenze da parte mia furono soddisfatte e inviate al commissario Arcuri. Il potenziamento della rete territoriale – ha quindi specificato l’ex commissario – è stato da me adottato con il Dca 104 di luglio e inviato alle aziende sanitarie per l’attuazione”.

Cotticelli ha poi spiegato che “il programma operativo Covid, previsto dal Dl 18 è un’altra cosa, è un documento amministrativo contabile su cui far gravare tutte le spese sostenute per l’emergenza Covid. La parte amministrativa contabile è stata il punto della querelle, essendoci confusione normativa in quanto l’ordinanza di Protezione civile aveva individuato nel presidente della Giunta regionale il soggetto attuatore, e a sua volta il presidente della Giunta aveva nominato il dottor Belcastro soggetto attuatore delegato di questa operazione. Dall’inizio della pandemia fino ai giorni nostri, tutte le attività sono state fatte dal dottor Belcastro senza che la struttura commissariale avesse mai preso parte a questo. Faccio un quesito al ministero della Salute perché il verbale del Tavolo che mi indicava come responsabile era nella gerarchia delle fonti inferiore all’ordinanza di Protezione civile. Il parere mi giunge il 27 ottobre, il famoso foglio che leggo in quella maledetta intervista: in quella sede apprendo che devo farlo io. Il giorno successivo, il 28 ho organizzato subito una riunione al Dipartimento per dare corso alla realizzazione del piano”. Cotticelli ha quindi concluso: “Agli inizi di agosto arriva una nota, a firma del dottore Urbani, in cui si sollecitavano tutte le Regioni a inviare i programmi operativi Covid, un ulteriore sollecito perveniva a tutte le Regioni il 12 novembre indicando la data del 17 novembre entro cui tutte le Regioni italiane dovevano inviare questo programma operativo Covid, e questo significa che la Calabria non era l’unica regione in questa condizione”. (b. m.)


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