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Covid d’estate: norme complicate per cittadini ed operatori, al mare si va a turno

Il comitato scientifico ha il suo bel da fare in queste ore, per trovare regole immediate che valgano per tutti i tipi di bar, ristoranti, pizzerie e locali vari, che entro venerdì dovranno essere esposte dopo l’ok alla ripartenza del 18 maggio.

Un equilibrio difficile da trovare, tra l’esigenza strutturale e quella economica, che non è da considerarsi di secondo piano. Quando saranno chiare e determinate le regole, gli imprenditori comprenderanno se possono davvero ripartire oppure no. Perché non è solo la data del 18 maggio, sicuramente una buona notizia per molti operatori del settore, ad essere importante. Come si dovrà ripartire fa la differenza, perché la clientela si ridurrà comunque e per forza almeno del 50%. Dunque, gli operatori dovranno prevedere investimenti necessari ad adeguarsi alle nuove norme, per non incorrere in multe, lo faranno a loro spese, consapevoli che il distanziamento presuppone la riduzione di tavoli e clienti. Pertanto, dovranno decidere, calcoli alla mano, se sarà più conveniente aprire o chiudere l’attività. E’ purtroppo così, una realtà di cui prendere atto e con cui fare i conti. Saranno gli spazi all’aperto la soluzione? Sì, ma solo dove i sindaci avranno la lungimiranza di organizzare suolo pubblico e spazi liberi da concedere loro per aumentare il regime di clienti.

Da lunedì prossimo toccheremo tutto questo con mano, ed il discorso riguarderà tutti gli esercizi commerciali. Ad esempio parrucchieri ed estetisti, dove ingressi singoli ed attrezzatura di sicurezza rappresentano le medesime carte da scoprire per rendersi conto di come sarà il prossimo futuro, lungo almeno un anno, se non oltre.

Poi, nelle prossime settimane, entro la fine del mese, dovranno essere stabilite norme sostenibili per il settore legato alla balneazione ed al turismo. Strutture balneari, alberghi e spiagge libere dovranno tenere regole ferree e abbastanza complicate. Anche in questo caso, secondo quanto trapela dalle prime bozze buttate giù dal comitato scientifico, si dovranno valutare i costi, tra investimenti e riduzione dei clienti, nel settore privato, e gestione del probabile aumento di persone che andranno verso gli spazi liberi.

Inutile far finta che il potenziale economico generale degli italiani non si sia notevolmente ridimensionato ed anche l’aspetto psicologico, vale a dire come le persone si predisporranno per utilizzare questi servizi, sarà da verificare. Intanto, nelle strutture balneari si dovranno rispettare i 5 metri minimo di distanza tra ombrelloni e sdraio. In passato, in linea generale, la distanza oscillava tra i 2,5 ed i 3 metri. Dunque, si prevede un dimezzamento degli ombrelloni. Tali distanze saranno rispettate anche in acqua, dove sono vietati assembramenti, perciò serviranno più bagnini e personale dedicato alla tutela del rispetto delle norme. In più, potrebbe essere vietato sdraiarsi sulla spiaggia con gli asciugamani. Ed ancora docce e cabine vanno sanificate dopo ogni utilizzo e di notte, poiché in altro orario non si potrebbe, bisognerà sanificare spiagge, attrezzature e stabilimenti. Una spesa aggiuntiva notevole, che porterà verosimilmente a dover aumentare i prezzi del 50% o più.

Gli alberghi avranno gli stessi criteri da seguire per l’igiene degli spazi, in più, chiederanno test sierologici ai clienti. Questi servono solo per comprendere la presenza o meno di anticorpi al virus, ma solo il tampone può verificare una positività. Si comprende, ovviamente, che i turisti non potranno attendere 14 giorni di quarantena prima di un viaggio e la soluzione del test sierologico sembra l’unica possibile per verificare 7 giorni prima della partenza la salute dei clienti.

Infine, le spiagge libere. I Comuni dovranno disporre zone delimitate ed utilizzare tra cartellonistica e personale controllore tutte le misure per assicurare il distanziamento. Anche qui costi più o meno elevati, che non sono l’unico problema. I Comuni, infatti, temono di non essere in grado di gestire chilometri di spiagge libere che generalmente sono prese d’assalto da migliaia di persone. Addirittura, e questo sarebbe altrettanto difficile da gestire, c’è chi propone la prenotazione delle spiagge libere, che ovviamente, non potranno essere frequentate per giornate intere. Probabile la turnazione, vale a dire che chi va la mattina lascerà spazio a chi andrà al pomeriggio. Un procedimento che pure le strutture balneari tengono in considerazione, poiché aumenterebbe la clientela determinando una riduzione dei prezzi per gli utenti. Anche se, in questo caso, la sanificazione di attrezzature e spazi dovrebbe essere fatta ad ogni alternanza di clientela. Insomma, l’estate 2020 sarà davvero complicata, soprattutto se neppure il caldo ridimensionerà il Covid-19, lasciandoci a metà, tra il bisogno e la voglia di svagarsi e la paura di contrarre il virus. (a.m.)

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