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Covid19, prof Boccuto: i risultati italiani non hanno “educato” gli Usa (parte finale)

di Luigi Boccuto e Danilo Colacino

La terza e ultima parte del racconto a…stelle e strisce, sarebbe il caso di dire, sull’impatto del Covid-19 anche Oltreoceano (ad opera del prof Luigi Boccuto), s’incentra oggi tanto su un’America ‘profonda’ – quella che il Coronavirus ha scosso stavolta meno di città simbolo come New York, peraltro alla stregua di quanto successo l’11 settembre – quanto sulle patinate realtà statunitensi. 

Credo sia utile una importante premessa: negli Usa ci sono molti lavoratori in nero nel settore privato e anche tra quelli regolarmente registrati le condizioni di copertura per le assenze sono parecchio limitate. 

Ragion per cui, rifiutarsi di andare a lavorare significa in svariati casi perdere il posto. Senza contare che molte aziende private, di livello medio e piccolo, vivono sul filo del budget.

E tutto ciò significa che gli effetti della diffusione del Virus hanno colpito in forma diretta (ad esempio compagnie aeree) e indiretta (micro-attività locali) vari settori dell’Economia interna. 

Si aggiunga poi il fatto che il test non viene coperto dalle assicurazioni sanitarie e il suo costo si rivela molto oneroso per i cittadini di ceto medio e basso, per cui migliaia di persone con sintomi lievi o entrate in contatto con individui risultati positivi ma asintomatici hanno evitato di fare il test per paura di tali conseguenze. 

Nel frattempo gli ospedali hanno provato a correre ai ripari: si fanno riunioni programmatiche, si prova a colmare il vuoto regolamentare in termini di linee guida universalmente accettate per il Sars-CoV-2 e si valuta l’adozione di test e dispositivi di protezione individuale (Dpi) per il personale clinico. Tuttavia, ancora una volta queste strategie cambiano da Stato a Stato e dipendono molto dal budget del singolo ospedale e dal numero di casi della Contea servita del nosocomio.

Motivo per cui, ad esempio, si hanno presidi ricchi privati di Ny che mettono a disposizione test, mascherine, camici e altri Dpi a tutti i dipendenti che potrebbero entrare in contatto con pazienti Covid, mentre altri di aree diverse senza le risorse che si arrangiano per come possono.

Questo scenario di incertezza e mezze misure continuava fino a circa 10 giorni fa, quando si è cambiato tono: la curva di distribuzione del contagio ha imboccato decisa la fase di incremento esponenziale e i numeri dei nuovi casi confermati (quindi sicuramente sottostimati perché, come dicevo prima, non tutti hanno avuto accesso ai test nelle prime settimane) sono aumentati di circa 20.000 unità al giorno.

A quel punto si sono radicalmente limitati tutti i voli e i cittadini di rientro dall’estero mandati in quarantena automatica. Ny, del resto, sta vivendo una grave crisi e il governatore Andrew Cuomo (inutile specifichi di quali origini) ha iniziato a chiudere scuole, seguito a ruota da altri Stati, fino a quando la serrata non è stata confermata a livello nazionale e i test hanno cominciato a essere distribuiti agli ospedali con un costo abbattuto grazie ai contributi dell’Amministrazione Trump, che si è prodigata di distribuire anche 1.200$ alle famiglie sotto un certo livello di reddito per sostenere un’economia alle prese con un record di 3.3 milioni di richieste di sussidio di disoccupazione in una settimana. 

La sicurezza di facciata del presidente ha dunque mostrato delle falle amplissime sotto i colpi dell’evidenza dei dati ogni giorno più preoccupanti, che hanno costretto il dott. Anthony Fauci, virologo e coordinatore delle attività anti-Coronavirus di Trump, ha ammesso “sarebbe stato scorretto parlare di situazione sotto controllo”. 

Da una settimana il governatore del Sud Carolina (dove, come già precisato, vivo io) ha chiuso tutte le attività non essenziali, quindi anche i privati hanno dovuto a malincuore abbassare le saracinesche. Il Greenwood Genetic Center, in cui lavoro, mi ha concesso di lavorare da casa. 

E sta riuscendo a mantenere un delicato equilibrio che consente di portare avanti servizi minimi di clinica (prevalentemente via tele-medicina), così come di diagnostica e ricerca (per lo più tramite esperimenti basati su materiale deperibile, linee cellulari o modelli animali), e al contempo di assicurare la sicurezza dei dipendenti impegnati a casa (come il sottoscritto) o in turni ridotti senza licenziare alcuno. 

L’atmosfera, però, è pervasa da una profonda insicurezza e dall’amara sensazione che gli States non abbiano imparato dalle scelte virtuose, né dagli errori, di altri Paesi, le decisioni appaiono ancora limitate e ampiamente tardive e molte aree (New York su tutte) sono in ginocchio. 

L’unica, parziale, nota positiva è che l’indice di mortalità rimane molto più basso di quello riscontrato in Italia, soprattutto in Lombardia, o in Spagna: a oggi (lunedì 6 aprile) siamo a 29 decessi su un milione di americani contro i 270 in Spagna e i 263 da ‘noi’. Fonte:https://www.worldometers.info.

Io sto uscendo una volta ogni 7-8 giorni per fare la spesa e, solo durante la mia ultima sortita fuori di venerdì scorso, ho visto per la prima volta qualcun altro (oltre a me) indossare la mascherina.

La gente appare infatti confusa, riceve informazioni contrastanti dai media e dalle persone che ricoprono cariche amministrative. Va detto che ancora la conoscenze sul Coronavirus sono oggettivamente limitate e altre nazioni prima degli Usa, come la nostra amata Italia su tutti, hanno dovuto aggiustare in corsa il tiro delle contromisure adottate.

Ma a maggior ragione un membro della comunità scientifica come me, che ha vissuto queste ultime 6-7 settimane affetto da una sorta di ‘strabismo funzionale’ vale a dire con un occhio rivolto alla situazione italiana ed europea e uno a quella americana, non può non constatare con dolore come gli errori altrui non siano serviti a far elaborare una risposta più efficace. 

Gli States sono per una volta indietro rispetto all’Italia e all’Europa, sia come stadio di diffusione del contagio del Covid-19, sia purtroppo come iniziative a livello federale per contrastare il virus. La distribuzione della popolazione nei grossi agglomerati urbani non facilita le cose e temo che il timido social distancing, operato finora piú sulla base di preoccupazione personale dei singoli cittadini che su chiare disposizioni legislative centrali, non impedirà alla curva di diffusione del contagio di rimanere nella fase esponenziale ancora per parecchio tempo.

 

© Riproduzione riservata.

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