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Da Catanzaro al ruolo di “metronomo” dello Stato, il ricordo di Antonio Catricalà a 3 anni dalla scomparsa

Nato a Catanzaro nel 1952 da padre penalista, Catricalà fu il primo dirigente bipartisan dello Stato nel bipolarismo della seconda Repubblica

Il primo magistrato della Calabria, ovvero Gabriella Reillo, presidente facente funzioni della Corte di Appello di Catanzaro, ha ricordato, nell’aula magna della stessa Istituzione, la figura di Antonio Catricalà a tre anni dalla sua tragica morte. Una iniziativa sostenuta dal sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita.
Antonio Catricalà è stato, per molti anni, il “metronomo” dello Stato italiano, il “civil servant” per definizione, diventando – tanto per usare un paradigma di facile comprensione – il Gianni Letta del governo Monti.

Primo dirigente bipartisan dello Stato

Il 24 luglio 2001 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo chiamò a ricoprire l’alta carica di segretario generale di Palazzo Chigi alle dirette dipendenze di Gianni Letta. Con quell’incarico Catricalà raggiunse un record: fu il primo dirigente bipartisan dello Stato, ovvero la prima persona gradita ai due schieramenti nel bipolarismo della seconda Repubblica. Con questa sua nominala Calabriaentrò nella dimensione maieutica del potere dalla porta principale. La regione, per un attimo, sentì di poter contare non tanto, perché sarebbe azzardato affermarlo, sulla sua comprensione, ma certamente sulla sua attenzione. E non era poco. Certo, si aspettavano anche altri incarichi per i calabresi che in quei giorni furono nel borsino del toto-ministri.

Da Catanzaro alla rapida ascesa professionale: gli occhi dello Stato su di lui

Nacque a Catanzaro il 7 febbraio 1952. Studiò al liceo classico Galluppi del capoluogo. Suo padre Celestino, avvocato penalista, fu un fervente mazziniano, con un’appassionata militanza del Partito repubblicano a fianco di Ugo La Malfa.
Alle corte: quella di Catricalà è stata tutta una vita dedicata agli studi. Con un cursus honorum nutrito e qualificato. Una carriera professionale da crescendo rossiniano: laureato alla Sapienza di Roma con 110 e lode a soli 22 anni (fu allievo di Pietro Rescigno) e subito nominato, a seguito di concorso, assegnista universitario presso la prima cattedra di diritto privato, vinse due anni dopo, il concorso in magistratura e superò nello stesso tempo l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. Successivamente vinse il concorso per procuratore di Stato e, a 27 anni, per avvocato dello Stato, quindi, nel 1982, diventò consigliere di Stato e poi presidente di sezione del Consiglio di Stato. Per due anni studiò economia, sociologia, storia e scienza dell’amministrazione presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, ove fu allievo del professor Federico Caffè, un’autorità nel suo campo.
Un’accelerazione continua che gli consentì di attirare su di sé l’attenzione dell’establishment statale che gli affidò progressivamente incarichi sempre più impegnativi. Diventò ben presto presidente e componente di collegi amministrativi, collaborò con l’ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, venne nominato capo di gabinetto e consigliere giuridico in diversi ministeri, insegnò all’università di Tor Vergata e fu autore di innumerevoli pubblicazioni di diritto. Questi traguardi suscitarono una generale attenzione, provocando, in particolare, l’ammirazione di Carlo Azeglio Ciampi, Antonio Maccanico e Franco Frattini che lo chiamò ripetutamente a collaborare in quei sinedri dove la scienza giuridica si esalta negli affanni quotidiani dello Stato.
Arrivò a Palazzo Chigi da presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, incarico che ricoprì dal 9 marzo 2005.

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