Dal cimitero di Delianuova a Roma: l’ultimo viaggio di Ernesta

di Nico De Luca – Aveva deciso di vivere in Calabria, a Gioia Tauro (RC). Si chiamava Ernesta Mieli, una donna scampata alla Shoah, unica persona sopravvissuta di una famiglia ebrea deportata nel campo di sterminio di Auschwitz.

Ma dopo la morte nel 1997, non avendo figli o altri parenti, era stata sepolta nel piccolo cimitero di Delianuova. Qui la sua storia umana di dolore, sofferenza e solitudine, sarebbe stata inevitabilmente dimenticata.

Ma dopo la morte nel 1997, non avendo figli o altri parenti, era stata sepolta nel piccolo cimitero di Delianuova. Qui la sua storia umana di dolore, sofferenza e solitudine, sarebbe stata inevitabilmente dimenticata.

La virtuosa curiosità femminile

Una donna calabrese del paese reggino, incuriosita dalla lapide su cui spiccava un Maghen David (Stella di Davide), circa un anno fa iniziò a contattare diverse istituzioni ebraiche. Piano piano, si è pensato di ‘riportarla a casa’ e di traslare la salma nel cimitero ebraico di Roma, affrontando tutte le difficoltà sia normative, sia l’aspetto economico che è stato risolto con una sottoscrizione della comunità ebraica calabrese che di quella romana.

Lungo e complesso è stato l’iter burocratico e autorizzativo, seguito con grande impegno e dedicando tanto tempo, dal consigliere della Comunità ebraica di Napoli, Roque Pugliese, che ha ottenuto tutti i permessi per la riesumazione della salma e per il suo trasporto. Per la riesumazione della salma è giunto da Roma anche un rappresentante della chevrà kadishà, che ha curato con particolare attenzione la raccolta completa dei resti, anche il più piccolo frammento osseo è stato raccolto.

E così il 28 marzo, con una piccola ma toccante cerimonia, la salma è stata tumulata nel cimitero ebraico romano di Prima Porta.

Ad accompagnare i resti di Ernesta Mieli z.l., non c’erano ne amici ne parenti, ma tanti ebrei: il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni, la chevrà kadishà di Roma, l’associazione di uomini e donne che si prendono cura della preparazione e sepoltura delle salme, secondo la tradizione ebraica.

La storia di Ernesta

Ernesta fu catturata da nazifascisti a Roma (per una probabile delazione) il 2 febbraio 1944, deportata con la sua famiglia (padre, madre e due fratelli), prima nel campo di concentramento di Fossoli, poi nel campo di sterminio di Auschwitz e poi a Theresienstadt, dove fu liberata nel maggio del 1945.

Unica sopravvissuta, la Mieli tornò per un breve periodo a Roma, per poi trasferirsi in Calabria. Così quel lungo e doloroso viaggio, iniziato 75 anni fa a Roma, proseguito attraverso la mostruosità del genocidio del popolo ebraico, e poi con l’ospitalità e accoglienza del popolo calabrese, è terminato da dove era iniziato. Da oggi Ernesta Mieli riposa nel cimitero ebraico della sua città e sulla tomba è stato recitato il Kaddish, la preghiera di suffragio per i morti.

(fonte Giacomo Khan, Shalom.it e  www.digitallibrary.cdec.it )

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