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Dal sit-in di Libera al Consiglio comunale aperto, Vibo alza la voce contro le “nuove leve”

di Mimmo Famularo – L’appello lanciato dal procuratore Camillo Falvo non è rimasto inascoltato. Messaggio chiaro, forte e anche recepito dalle istituzioni e dalla società civile. Vibo è pronta a reagire alla spavalderia delle “nuove leve” che vorrebbero occupare gli spazi lasciati vacanti da boss e gregari finiti in carcere dopo il maxi blitz “Rinascita Scott”. La sparatoria avvenuta sabato scorso nel cuore della notte e nel cuore pulsante della movida vibonese ha scosso le coscienze. Il sindaco Maria Limardo ha chiesto la convocazione di un Consiglio comunale aperto “per far sentire forte la voce del rispetto di quei principi di libertà, democrazia e serena partecipazione alla vita pubblica”.

Capitale del Libro, no città da far west

Vibo non ci sta a passare per città da far west e vuole ribadire di essere con orgoglio la capitale italiana del libro. Lo grida ad alta voce anche il coordinamento provinciale di Libera che ha organizzato per sabato prossimo alle 18.30 su corso Umberto a pochi passi da dove è avvenuta la sparatoria un sit-in per dire no alla violenza. Vibo non è Sinaloa e neanche Gomorra. “Ci sono loro – scrive Libera – ma ci siamo soprattutto noi, il territorio vibonese non è disposto a correre il rischio di fare passi indietro nel difficile e complesso percorso del riscatto e della rinascita. Quanto è accaduto lo scorso sabato a Vibo Valentia è di una brutalità inaudita. Espressione di una precisa mentalità che affonda le radici nella sottocultura della violenza, dell’omertà e della legge del più forte”.

Il sit-in di Libera

L’obiettivo è quello di dare seguito alle parole forti e chiare del procuratore Falvo e del colonnello Capece per lanciare un appello rivolto a tutto il territorio vibonese e ribadire, ancora una volta, da che parte stare e far la voce di libertà che sovrasta il rumore degli spari. “Viviamo in contesti complessi – prosegue la nota – in cui, purtroppo, troppo spesso sono i nostri giovani a divenire attori di fatti di sangue, affascinanti da un mondo criminale che risolve le controversie con la sola legge del sangue e delle armi. Siamo consapevoli che vi è la necessità di interrogarci come educatori, come istituzioni, come attori del sociale, come genitori ma, ancor prima, come cittadini e cittadine su che tipo di presente vogliamo vivere e che futuro vogliamo costruire per le generazioni che verranno. C’è il rischio che fatti come questi possano passare in sordina, normalizzando ciò che normale non è, abituandoci a questo tipo di notizie di cronaca che finiscono inevitabilmente per alimentare un silente senso di rassegnazione. Questo non può avvenire. E’ necessario essere sentinelle attente a difesa dei nostri luoghi, ritrovarci ed alimentare la nostra speranza, è necessario rispondere alla sottocultura della violenza con la voce del rispetto e della responsabilità, perché crediamo fermamente che la nostra città debba avere un futuro scevro dai disvalori di una mentalità ‘ndranghetista e che spetti a ciascuno di noi fare la propria parte affinché ciò avvenga. Le forze dell’ordine e gli inquirenti hanno fatto il loro lavoro ma il cambiamento è un processo lungo che ha bisogno di ciascuno di noi: riprendiamoci le nostre piazze, non possiamo vivere nella paura”.

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