Dall’Asia in Calabria per produrre seta, la scommessa di 3 giovani del Catanzarese

Una storia di “emigrazione di rientro” legata alla tradizione contadina: la laurea, poi il lavoro e la formazione fuori (fino in Asia) per tornare e scommettere nella propria terra
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La bachicoltura per creare occasioni di lavoro contro lo spopolamento dovuto all’emigrazione e per una nuova idea di turismo consapevole. Una campagna internazionale legata all’iniziativa, “Adotta un gelso”, in un anno ha portato persone residenti in tutto il mondo ad adottare 230 gelsi.

Una storia di “emigrazione di rientro”

Una storia di “emigrazione di rientro”

L’iniziativa parte da San Floro, piccolo centro alle porte di Catanzaro, diventato un punto di riferimento mondiale nella produzione della seta. Protagonisti sono tre giovani gelsi-bachicoltori, Giovanna Bagnato, Miriam Pugliese e Domenico Vivino. Si tratta di una storia di “emigrazione di rientro”, legata in particolare alla tradizione contadina: la laurea, poi il lavoro e la formazione fuori (fino in Asia) per tornare e scommettere nella propria terra di origine su una nicchia non certo facile.

I 10 anni della cooperativa Nido di Seta

I tre giovani hanno costituito la cooperativa Nido di Seta, che nei prossimi mesi compirà dieci anni, offrendo una grande opportunità per lo sviluppo del territorio. Oggi i tre ragazzi si definiscono “produttori di seta con certificazione biologica” e sulla loro attività aggiungono: “Alleviamo il baco e creiamo pezzi unici di seta tinta esclusivamente con pigmenti naturali. La cosa che ci ha fatto più piacere – hanno spiegato all’AGI – è che molti di loro facendo chilometri e chilometri sono venuti a trovarli di persona passando poi una bellissima giornata all’insegna della natura, dell’artigianato e della tradizione”.

Un’opportunità di lavoro in un territorio difficile

Tra le occasioni di scoperta e conoscenza anche un Museo della seta, ospitato in un palazzo del Quattrocento, ma la cooperativa Nido di Seta significa anche opportunità di lavoro in un territorio con problematiche lampanti in termini occupazione, specie giovanile e femminile. Giovanna, Miriam e Domenico, invece, hanno trovato la loro strada, creando tessuti e abiti da sposa, seguendo tutta la filiera e coinvolgendo maestranze artigianali locali, valorizzando l’idea di ecoturismo e ospitando visitatori da tutta Italia.

Ripartire dopo la pandemia

L’iniziativa di adottare un gelso è un modo per ripartire durante lo stop legato alla pandemia. L’adozione si può regalare, facendo un “dono speciale” (tanti i prodotti che si possono scegliere adottando un albero) e “sostenendo la costruzione di un modello di sviluppo economico alternativo per contrastare lo spopolamento delle aree interne calabresi”.

Portare la Calabria in giro per il mondo

“Restare in Calabria non significa, per noi, chiudersi a riccio – hanno spiegato i tre giovani imprenditori – porre limiti culturali o accettare la realtà odierna. Siamo convinti che il nostro impegno sia utile per portare un po’ di questa terra di confine in giro per il mondo”. Per il prossimo anno, quando sarà compiuto il decennale dalla fondazione, l’obiettivo è quello di sviluppare ancora questo progetto, partendo dai 3500 gelsi attuali e dai 50mila bachi l’anno.

Qualità e raffinatezza dei manufatti

L’esperienza di San Floro è legata a doppio filo con la tradizione rinomata in tutta Europa, per la grande qualità e la raffinatezza dei manufatti prodotti nelle sue filande, e che vedeva nel 1670 l’arte della seta in pieno fermento a Catanzaro. Nel capoluogo calabrese, nel Settecento, lavoravano circa settemila setaioli e si contavano ben mille telai, la produzione era al massimo sviluppo e le lavorazioni seriche calabresi, vennero diffuse anche in Europa. Un successo straordinario che oggi richiama pienamente il percorso di San Floro, in un immaginario legame tra “le vie della seta” di Catanzaro e il rinnovato impegno del “Nido di Seta”.

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