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DDA e GdF confiscano beni per 1,2 mln di euro a cosca lametina

finanza

I militari della Guardia  di Finanza – Gruppo di Lamezia Terme – hanno eseguito un  decreto di sequestro e confisca di beni mobili e immobili per circa un milione e duecentomila euro.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro – 2° Sezione penale – su richiesta del procuratore della repubblica dr. Nicola Gratteri e del sostituto dr. Elio Romano,  della direzione distrettuale antimafia.

I soggetti destinatari sono Pino e Luciano Scalise ed altri eredi di Daniele Scalise (deceduto). Per Pino e Luciano è scattato anche l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza per cinque anni.

Secondo la magistratura si tratta di appartenenti all’omonima cosca di ‘ndrangheta di Decollatura, contrapposta alla cosca dei Mezzatesta nella cosiddetta faida del Reventino, iniziata di fatto con l’uccisione di Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, proseguita con gli omicidi di Daniele Scalise e Luigi Aiello; poi culminata con  l’omicidio del noto avvocato del foro di Lamezia Francesco Pagliuso e, da ultimo, con l’assassinio di Gregorio Mezzatesta a Catanzaro.

OPERAZIONE REVENTINUM

Il tutto nell’ambito di un contesto criminale ‘ndranghetistico disvelato dalla cd. Operazione “Reventinum”, eseguita nel gennaio dell’anno in corso, costituente il presupposto su cui il tribunale ha fondato il suddetto provvedimento ai sensi del d.lgs. 159/2011 e succ.mod..

La misura disposta dalla DDA ed eseguita dalle fiamme gialle riguarda:

  • 9 fabbricati per un valore di oltre un milione di euro;
  • 11 veicoli per un valore di 72.000 euro;
  • 6 terreni per un valore di 34.400 euro,

MOTIVAZIONI

Continua dunque l’azione di contrasto al crimine organizzato coordinata dalla Procura anche attraverso l’acquisizione allo stato dei patrimoni illecitamente accumulati da appartenenti ad una delle cosche di ‘ndrangheta del circondario della città della piana, particolarmente insidiosa anche alla luce delle recenti attività criminali perpetrate anche attraverso la commissione dei suddetti omicidi.

Le investigazioni, infatti, hanno dimostrato che i beni nella disponibilità dei prevenuti sono di valore del tutto sproporzionato ed ingiustificato rispetto ai redditi leciti dichiarati ed al tenore di vita mantenuto.

Le indagini hanno inoltre consentito di mettere pienamente in luce la spiccata pericolosità sociale dei prevenuti con la dedizione degli stessi a traffici delittuosi, dei cui proventi i medesimi ed i loro familiari hanno vissuto abitualmente, in modo agiato, per anni.

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