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Delegittimò il lavoro della Dda di Catanzaro, confermato il trasferimento di Lupacchini a Torino

caso lupacchini

Confermato il trasferimento cautelare disciplinare del magistrato Otello Lupacchini – ex procuratore generale di Catanzaro – a Torino, con funzioni di sostituto pg. Lo hanno deciso le sezioni unite civili della Cassazione, con una sentenza depositata oggi.
La Suprema Corte, rigettando il ricorso presentato da Lupacchini (come richiesto anche in udienza il 22 settembre dall’avvocato generale della Corte Renato Finocchi Ghersi), ha quindi confermato la misura adottata, lo scorso gennaio, dalla sezione disciplinare del Csm in accoglimento delle istanze avanzate dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e dal procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi.

Al centro del procedimento disciplinare nei confronti di Lupacchini, l’intervista che il magistrato, all’epoca procuratore generale di Catanzaro, rilasciò al Tgcom24 il 21 dicembre dello scorso anno, dopo i numerosi arresti avvenuti nell’ambito dell’indagine antindrangheta ‘Rinascita Scott’. Secondo le incolpazioni mosse a Lupacchini dai titolari dell’azione disciplinare, con quell’intervista sarebbe stato delegittimato l’operato del capo della procura di Catanzaro Nicola Gratteri.

Per i giudici del ‘Palazzaccio’, l’ordinanza del Csm impugnata da Lupacchini “si è attenuta al principio di diritto secondo il quale, ai fini dell’applicazione della misura cautelare del trasferimento d’ufficio del magistrato, il giudice del merito deve verificare che ricorrano, accanto ai gravi elementi di fondatezza dell’incolpazione (fumus), l’esistenza dei motivi di particolare urgenza che impongono il trasferimento in via cautelare, valutando sia l’esigenza di carattere soggettivo di allontanare il magistrato da un ambiente in cui, in pendenza del giudizio disciplinare, non potrebbe continuare ad esercitare le funzioni con la serenità e il distacco necessari, sia la finalità di carattere oggettivo, avente un peso preponderante, di evitare che la permanenza del magistrato nell’ufficio o nelle funzioni esercitate incida negativamente sul buon andamento dell’amministrazione della giustizia, anche sotto il profilo della visibilità all’esterno”.
Nella specie, inoltre, si legge ancora nella sentenza depositata oggi, “non può essere invocata” la “tutela della libertà di manifestazione del pensiero, essendo sufficiente rilevare che, come ha affermato il giudice disciplinare, anche qui con accertamento in fatto congruamente motivato, il dottor Lupacchini si è espresso ‘nella specifica qualità di procuratore generale di Catanzaro’ in un’intervista televisiva (con conseguente clamore mediatico) e quindi non certo in una conversazione privata e confidenziale e, per giunta, con toni ritenuti oggettivamente denigratori”

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