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Dimesso dopo 15 ore di attesa al Pronto Soccorso, rientra a casa e muore

Muore dopo essere stato dimesso dal Pronto Soccorso dell’Ospedale di Crotone e i familiari sporgono denuncia. Il pubblico ministero della Procura di Crotone, Pasquale Festa, ha aperto un procedimento penale, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso, sulla morte, a soli 58 anni, avvenuta il 25 giugno 2021, del crotonese Nicola Petrone, iscrivendo nel registro degli indagati quattro medici dell’ospedale civile San Giovanni di Dio che lo hanno avuto in cura solo poche ore prima. Un atto dovuto anche per consentire ai quattro dottori, due donne e due uomini, di nominare eventuali consulenti di parte per gli accertamenti tecnici. Il sostituto procuratore ha infatti disposto anche l’esame autoptico sulla salma, che sarà determinante per capire le cause del decesso e se sussistano eventuali responsabilità da parte dei sanitari. L’incarico è stato conferito oggi alle 15:00 nel palazzo di giustizia di via Vittorio Veneto, al medico legale Francesco Sicilia che procederà con l’esame autoptico mercoledì 30 giugno, alle 9:30. Alle operazioni peritali parteciperà anche Antonino Trunfio, come consulente medico legale di parte messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui i congiunti della vittima si sono rivolti, attraverso il consulente legale Giuseppe Cilidonio.

La tragedia

Petrone, non era sposato e non aveva figli, viveva assieme al fratello ed era conosciutissimo in città per la sua passione per la locale squadra di calcio e il suo impegno nell’ambito del tifo rosso blu. Nella serata di mercoledì 23 giugno aveva accusato dolori lancinanti allo stomaco e alla schiena ed era quindi stato condotto al Pronto Soccorso dell’ospedale di Crotone, dov’è rimasto per 15 ore, dall’1.34 alle 16.29 di giovedì 24 giugno, salvo poi essere rimandato a casa, dopo alcuni accertamenti, con una terapia domiciliare, nonostante il persistere dei dolori. Solo poche ore dopo si è consumato il dramma. Venerdì 25 giugno, alle 9:00, la sorella si è recata a casa di Nicola Petrone per praticargli un’iniezione che gli era stata prescritta il giorno prima, ma l’altro fratello, con il quale, come detto, la vittima abitava, l’ha accolta con toni allarmati e disperati perché il cinquantottenne giaceva esanime nel suo letto e non dava segni di vita. Inutili i tentativi di rianimarlo: era già deceduto, come poi avrebbe constatato il suo medico di base, immediatamente chiamato sul posto.

Dubbi sull’operato del Pronto Soccorso

Oltre al dolore per l’improvvisa perdita, nel fratello e nella sorella sono subito sorti impellenti interrogativi e rimpianti sulla giornata precedente passata all’ospedale. I fratelli si chiedono se le condizioni di Petrone siano state debitamente approfondite, se sia stato assistito adeguatamente, se quelle dimissioni non siano state troppo affrettate, e se, nel caso in cui fosse stato ricoverato e costantemente monitorato, si sarebbe potuto salvare. Di qui la decisione di chiedere il supporto di Studio3A e di presentare quello stesso giorno denuncia querela presso la Questura di Crotone, chiedendo che potesse essere disposta l’autopsia per accertare le cause della morte: richiesta immediatamente accolta, con apertura di un fascicolo da parte della magistratura e gli atti conseguenti, da cui i familiari sperano di ottenere delle risposte.

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