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Dipartimento Nazionale Antimafia della Lega a Catanzaro, Salvini: “La mafia è un cancro”

Oggi pomeriggio, nell’aula consiliare della Provincia di Catanzaro, è stato presentato ufficialmente il Dipartimento Nazionale Antimafia della Lega. Un organo deputato a studiare il fenomeno mafioso in Calabria, ma anche nelle regioni in cui ancora non è fortemente radicato, per fornire strumenti utili alla prevenzione e al miglioramento della legislazione vigente. “Una battaglia di civiltà politica e sociale – si legge nel manifesto del neonato Dipartimento della Lega – nell’interesse dei cittadini, della crescita, dello sviluppo e dell’occupazione pulita”.

Macrì: “Subiamo gli effetti della mafia”

Ad aprire l’incontro è stato il referente provinciale della Lega Salvini premier di Catanzaro Pino Macrì. “Questa – ha spiegato Macrì – è una campagna per il contrasto delle mafie attraverso le forze dell’ordine, le leggi, l’azione politica, i comportamenti privati, al fine di tutelare la libertà di pensiero e la libertà d’impresa. Subiamo gli effetti della mafia: umiliazione e il mancato sviluppo. Se la politica affianca questo percorso vincerà la legalità e l’equità sociale. Bisogna ricostriure la fiducia nell’azione politica quando le norme si rispettano e si semplificano. La legislazione complessa e ingarbugliata ha creato disaffezione alle istituzioni. Attraverso la forza dell’unità possiano ristabilire una proficua collaborazione. Falcone e Borsellino sono i fari di questo percorso di crescita. In questo territorio il procuratore Nicola Graterri sta rilanciando questa azione sociale per la crescita dell’Italia”.

Salvini: “Mafia cancro da estirpare”

Nel corso dell’incontro, in collegamento telefonico, il leader del Carroccio Matteo Salvini ha chiarito la posizione di netto rifiuto della Lega nei confronti della criminalità organizzata. “La nostra politica – ha detto Salvini – ha come principio che mafia, camorra, ‘ndrangheta sono merda. Sono un cancro da estirpare.  Noi certi voti, interessi e attenzioni li teniamo lontano anni luce. La ‘ndrangheta non è solo in Calabria: è un fenomeno aostano, lombardo, europeo e mondiale. La lotta al narcotraffico, la selezione della classe dirigente, la gestione degli appalti, il potenziamento delle forze dell’ordine sono insieme al tema della confisca dei beni alla mafia le nostre priorità. Occhi aperti e schiena dritta,  lasciamo che gli inchini siano scelte altrui. I referendum sulla magistratura è una sfida pacifica a tutela delle vittime di mafia. Una battaglia antimafia combattuta nelle aule di tribunale, non nei salotti televisivi come quella di Levatino. Sarò presto in Calabria, perché questa regione deve fare rima con bellezza, ricchezza, gioventù, turismo e innovazione. Saremo sempre dalla parte della legalità e quando c’è puzza di mafia allontaniamoli a calci”.

Saccomanno: “L’obiettivo è sradicare il malaffare”

Giacomo Francesco Saccomanno, commissario regionale Lega e componente del Dipartimento Nazionale Antimafia ha ribadito che la Lega ha posto alla base della sua politica quello che è il contrasto reale alle mafie. “In passato – ha ricordato Saccomanno – abbiamo avuto persone che parlavano di antimafia e poi hanno costruito le loro fortune con il sostegno della criminalità organizzata. Come Lega andremo fino in fondo per sradicare il malaffare e le lobby di potere che congiungono ‘ndrangheta, imprenditoria e politica. Il Dipartimento si interesserà delle infiltrazioni e condizionamenti tra amministrazioni pubbliche e ‘ndrangheta. Spesso i condannati continuano a fare politica, invece vanno allontanati, cancellati. Tema a noi caro è la confisca dei beni che vengono tolti ai mafiosi, ma finiscono abbandonati, in malora. La Calabria è un problema serio perché per 30 anni lo Stato era assente. La seconda generazione della ‘ndrangheta oggi è in giacca e cravatta. In più le indagini a volte non sono condotte con dovizia e finiscono in carcere innocenti stigmatizzando l’azione di persone per bene. Andremo a votare, la scelta dei candidati non è facile. Il partito deve essere un filtro con la collaborazione delle istituzioni, perché noi non possiamo sapere chi è indagato. Si devono evitare errori non possiamo avere tra noi soggetti incandidabili. Il cambiamento della Calabria passa proprio da questa selezione. C’è un grande malaffare in Calabria, all’interno della Cittadella regionale ci sono 800 dipendenti senza concorso che non si da neanche cosa fanno. Nella sanità calabrese non si riescono neanche ad approvare i bilanci. Abbiamo chiesto che vengano affidati alla Guardia di Finanza che parallelamente manderanno i documenti alla Procura della Repubblica affinché accerti le responsabilità. La Lega oggi è l’unico partito che non ha mai avuto le mani in pasta quindi non ha mai potuto fare nulla. E’ l’unico partito che può dare innovazione. Oggi si va in Regione non seguendo gli iter regolari, ma bussando con i piedi perché in mano si ha la prebenda da dare al funzionario di turno per qualsiasi pratica. Il segnale è che la prima tappa del Dipartimento è stata fatta in Calabria perché la Lega vuole dare un segnale di bonifica. Il cambiamento reale non arriva con le azioni giudiziarie, ma con la collaborazione dei cittadini che devono cambiare mentalità perché se la pubblica amministrazione funziona non c’è bisogno di chiedere all’amico di turno”.

Calderazzo: “Lo Stato non è vicino alle vittime di estorsione”

Lanfranco Calderazzo, componente del Dipartimento regionale Antimafia ha chiarito le azioni che si intendono porre in essere nella lotta alle mafie. “Ritengo – ha dichiarato Calderazzo – che sia necessario proporre qualcosa di concreto per migliorare le condizioni della società civile di cui facciamo parte. Occorre avere una visione d’insieme per risanare questa regione dall’inquinamento mafioso di corruttele che la pervade avvinghiandosi anche alla pubblica amministrazione. Romano De Grazia, che fu presidente onorario della Corte di Cassazione, con la sua intelligenza lavorò 17 anni fino al 2010 sulla legge Lazzati che aveva finalità preventive, evitare che sorvegliati speciali considerati da sentenze soggetti pericolosi non potessero fare propaganda elettorale per qualsivoglia candidato. Oggi però chi entra in un Consiglio comunale, a volte continua a farlo con i voti di qualche boss. La legge si proponeva di evitare la corruzione tra candidati e questi ambienti, però giunta in aula l’impianto della legge nel 2010 è stato annacquato per un compromesso scellerato tra partiti. L’unico veto è quello alla distrubuzione di volantini o affissione di manifesti. Questa legge andrebbe rivista perché è inverosimile e non ha trovato attuazione. Il boss fa propaganda in altro modo. Una legge del genere andrebbe subito. Quando si chiede a noi cittadini di essere vicini allo Stato, questo deve essere però coerente, altrimenti la sua credibilità scema. Cito il caso dell’uffico del Ministero dell’Interno del commissariato per le provvidenze alle vittime di usura che, di fatto, non funziona. Un mio cliente del Vibonese con 200 dipendenti e 9 milioni euro di danni, annientato dai clan, non ha mai ricevuto un euro. Sono cose di fronte alle quali si resta smarriti. Se sei vittima di estorsione, si dice, lo Stato ti è vicino, ma non è vero. Questo ufficio ministeriale sul quale sollecito verifiche e ispezioni, rigetta le istanze con formule prestampate, senza entrare nel merito. Eppure sono decine gli imprenditori calabresi sul lastrico che si rivolgono loro senza ricevere risposte. Dobbiamo cambiare rotta”.

Iannotta: “Necessario cambio di mentalità”

Gregorio Iannotta, componente Dipartimento regionale Giustizia ha sostenuto come sia fondamentale che i partiti prendano posizioni nette contro le mafie. “In passato – ha ricordato Iannotta – l’argomento della criminalità organizzato veniva messo ai margini. Le temetiche che riguardano le mafie vanno invece combattute a volto scoperto. E’ necessario un cambio di mentalità. La mafia non è solo lupara, si annida nella prevaricazione, nel ricatto, nel favoritismo. La pandemia ha accentuato sacche di bisogno pericolosissimi. I giovani ritengono più attrattivo il mondo della criminalità che quello del lavoro che purtroppo manca. I partiti non devono più selezionare i candidati in base ai voti che portano in dote. Oggi l’associazione tra fare il sindaco ed essere mafioso è troppo automatica. Sono tornato a vivere in Calabria perché volevo dimostrare che da un piccolo Comune dell entroterra si potesse fare politica pulita e seria. Ci sono riuscire, ma non posso dire che sono stato aiutato. Nelle maglie della giustizia rischiano però di finire persone oneste per una semplice cena elettorale, c’è bisogno di rinsaldare il rapporto tra politica e magistratura. Dobbiamo cambiare mentalità quando votiamo, quando chiediamo un favore”

Isidori: “Verifiche antimafia preventive sugli appalti”

Isidoro Isidori, componente Dipartimento regionale Antimafia Abruzzo ha fatto il punto sulle infiltrazioni della criminalità negli appalti pubblici. “Questa è la testimonianza che la Lega – ha dichiarato Isidori – è un partito che unisce Nord e Sud. L’esigenza principale è la semplificazione delle procedure di gara e dei controlli sulle aziende per l’aggiudicazione dei lavori. Verifiche antimafia che devono essere preventivi con un elenco nazionale di aziende che intendono lavorare sugli appalti pubblici. Dobbiamo avere un sistema unitario di normative sugli appalti. L’interdittiva antimafia è importantissima, ma in mancanza di una procedura di commissariamento si rischia che la lotta alla mafia colpisca non gli imprenditori, ma gli operai. Bisogna commissariare al primo odore di mafia, prima che i dipendenti diventino vittime due volte. Abbiamo le competenze per rivoluzionare il sistema degli appalti nell’ottica della trasparenza. Dobbiamo farlo”.

Cantalamessa: “Decuplicate le potenziali vittime di usura”

Gianluca Cantalamessa, Capogruppo Lega in commissione d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e responsabile nazionale Dipartimento Antimafia ha sottolineato che “le mafie anche se sparano meno fanno sempre più paura”. “Il 5% dei proventi di Cosa Nostra provengono dal racket, il 25% proviene da attività che trovano il consenso della società (spaccio di stupefacenti e prostituzione), mentre il 70% dall’economia legale. La Dea e l’Fbi riconoscono all’Italia – ha affermato Cantalamessa – la migliore legislazione antimafia al mondo. Oggi per adeguarci alle sentenza di Cedu e della Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo abbiamo 850 capi clan che potrebbero tornare a regnare sui territori. Di recente sono 25mila le aziende vendute in Italia, senza contare però quei casi in cui il clan si appropria dell’imprese e l’imprenditore diventa dipendente. Una realtà che terrorizza. E’ decuplicato oggi il numero delle persone che potrebbero fare ricorso all’usura, persone che non hanno accesso al reddito di cittadinanza, dipendenti mascherati da partite iva. A loro dobbiamo dare risposte. Se le criminalità organizzate fanno male a volte l’antimafia fa ancora più danni perché crea falsi eroi. Serve un antimafia capaca di monitorare la spendita delle centinaia di miliardi di euro che arriveranno in Italia. Dobbiamo controllare senza bloccare lo sviluppo ed essere intransigenti”. All’incontro erano presenti il deputato leghista Domenica Frugiuele, il consigliere regionale della Lega Pietro Molinaro e il collegamento in remoto, tutti i componenti del Dipartimento Nazionale Antimafia della Lega delle varie regioni. (mti)

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