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Dipinto di San Prospero ritrovato dai carabinieri e restituito all’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova

E’ stato riconsegnato dal Capitano Bartolo Taglietti, comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza, al responsabile dei beni culturali dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria –  Bova, Don Domenico Rodà, il dipinto raffigurante San Prospero. L’opera, dallo straordinario valore culturale e devozionale, è stata recuperata grazie alla quotidiana e incessante attività investigativa condotta dal Reparto specializzato dell’Arma impegnato nella tutela del patrimonio culturale. Con il recupero di questo dipinto, i carabinieri TPC di Cosenza restituiscono alla comunità locale un prezioso simbolo di rinascita per la città di Reggio Calabria, profondamente colpita dal terremoto nel 1908. Proprio quell’anno, infatti, Monsignor Emilio Cottafavi, inviato da Papa Pio X in Calabria, si impegnò nella realizzazione di un villaggio di strutture prefabbricate in legno per accogliere ed educare gli orfani del territorio. Tra gli obiettivi vi era anche la realizzazione delle chiese necessarie all’esercizio del culto, in seguito al crollo delle precedenti strutture a causa del sisma.

La storia del dipinto

Tra queste, la chiesa dedicata a San Prospero, Santo patrono di Reggio Emilia, città natale di Monsignor Cottafavi, a testimonianza del collegamento solidale tra le due città. Nel 1910, l’alto prelato commissionò al pittore e concittadino Cirillo Manicardi, per la somma di mille lire, un dipinto a olio su tela raffigurante “San Prospero inginocchiato sulle macerie della Città di Reggio Calabria”. Al termine della sua realizzazione l’opera venne collocata nell’abside dell’omonima “chiesa-baracca”. La chiesetta di San Prospero rimase attiva per alcuni decenni, fino a quando vennero ricostruite le chiese in muratura. Le fiamme di un incendio scoppiato il 3 maggio 1920 distrussero il luogo di culto, ma il dipinto venne messo in salvo da Don Felice Cribellati, che lo trasportò nella tipografia, sorta all’interno del villaggio di baracche per volontà di Monsignor Cottafavi, allo scopo di essere utilizzato come laboratorio per l’istruzione professionale degli orfani. Quando la tipografia venne dismessa, si persero le tracce del dipinto.

Il ritrovamento del dipinto

A distanza di moltissimi anni, grazie alla consolidata collaborazione tra l’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e il Nucleo TPC di Cosenza, che ha da sempre dedicato il proprio impegno alla ricerca del bene, sono stati reperiti alcuni significativi indizi che hanno condotto i militari dell’Arma alla localizzazione del dipinto all’interno di un’abitazione privata non distante dal luogo religioso. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica reggina, hanno consentito, di recuperare il bene sottratto e di restituirlo alla comunità locale, simbolo di un’epoca storica importante per la città, che merita di rimanere indelebile nella memoria di tutta la popolazione. Il bene culturale sarà nuovamente custodito presso l’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. La cerimonia si è svolta alla presenza di Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova, del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, del Prefetto di Reggio Calabria Massimo Mariani, del colonnello Marco Guerrini comandante Provinciale dei Carabinieri, del direttore regionale del MiC per la Calabria e soprintendente ad interim per la Città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia Salvatore Patamia, nonché delle locali Autorità civili e militari.

 

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