Donne e ‘ndrangheta, i valori distorti e la cultura di morte spiegata ai giovani catanzaresi

Il magistrato Marisa Manzini: "Non fatevi adescare, non siate abbagliati dal potere, la 'ndrangheta è solo galera o morte"

Il ruolo delle donne all’interno delle ‘ndrine è uno degli argomenti trattati nell’ambito della “Settimana della Legalità” con gli studenti dell’IIS Petrucci-Ferraris-Maresca di Catanzaro, sette giorni densi di incontri e dibattiti su tematiche delicate e utili per gli studenti, come ‘ndrangheta e cyberbullismo, un fitto calendario organizzato dalla dirigente Elisabetta Zaccone e dalla professoressa Giuseppina Sazio che ha avuto inizio il 23 maggio. Il 24 maggio gli studenti hanno approfondito il tema del ruolo delle donne nelle cosche, l’argomento è stato affrontato dalla dottoressa Marisa Manzini, magistrato sotto scorta per il suo impegno nel contrasto alle ‘ndrine vibonesi e dall’avvocato Lia Staropoli, presidente dell’Associazione “ConDivisa – Sicurezza e Giustizia “, L’incontro moderato dalla Professoressa Giusy Sazio, ha toccato molti aspetti che i relatori che hanno avuto modo di approfondire nelle loro pubblicazioni. Nello specifico la dottoressa Manzini è l’autore del libro “Donne custodi donne combattenti” edito da Rubettino nel 2022, mentre l’avvocato Staropoli nel 2016 ha pubblicato la terza edizione del libro “La santa setta – Il potere della ‘ndrangheta sugli affiliati e il consenso sociale sul territorio” edito da Laruffa.

‘Ndrangheta, famiglia e madri

‘Ndrangheta, famiglia e madri

“La ‘ndrangheta si basa sulle ‘ndrine che coincidono perfettamente con le famiglie di sangue, spetta alle madri la trasmissione dei falsi valori della cultura mafiosa” spiega la dottoressa Manzini agli studenti. L’avvocato Staropoli, nel rispondere ad una domanda della moderatrice, ricorda che quando la ‘ndrangheta ha creato un gruppo social per minacciarla e diffamarla, a scagliarsi con maggiore vemenza erano proprio le donne “alcune non erano nemmeno nate in contesti di ‘ndrangheta, ma hanno scelto di stare dalla parte sbagliata e di renderlo pubblico. Dovete essere attenti al contesto sociale nel quale vivete, conoscere il territorio per cambiarlo ed essere credibili, non ha senso parlare contro la ‘ndrangheta e poi scegliere il boss come padrino, andare a mangiare con personaggi a dir poco discutibili e correre dietro ad ogni corteo funebre di ‘ndranghetisti. Tutto questo – precisa Staropoli – non è altro che consenso sociale prestato alla ‘ndrangheta e le azioni contano più delle parole”.

Il monito ai giovani: “Non fatevi adescare”

La dottoressa Marisa Manzini nel rispondere alle domande degli studenti ha aggiunto: “Le donne dei clan spesso assumono la funzione di capo ‘ndrina per brevi periodi e dimostrano particolare efferatezza nelle azioni criminali, basta ricordare il ruolo della Iacopetta, una delle pochissime donne condannate al 41 bis. Che pretendeva dai propri figli vendetta per l’uccisione del marito”. “Agli studenti – ha aggiunto la dottoressa Manzini – consiglio di fare attenzione, di non farsi adescare da ragazze che appartengono a queste famiglie perché vi ritroverete in contesti mafiosi senza via d’uscita, identica cosa raccomando alle ragazze, non fatevi abbagliare dal “potere”, la ‘ndrangheta è solo galera o morte”.

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