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Dopo le dimissioni di due vescovi attese due beatificazioni in Calabria

Nei giorni scorsi la Chiesa calabrese ha assistito a due clamorose dimissioni: quelle dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace monsignor Vincenzo Bertolone e del vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo. A distanza di pochissimi giorni la è stata annunciata la beatificazione di due mistiche calabresi. A darne notizia, attraverso la propria pagina facebook è padre Pasquale Pitari, postulatore diocesano delle due cause di beatificazione. “Il prossimo 3 ottobre – scrive padre Pitari – sarà un giorno di grande festa per i fedeli della diocesi di Catanzaro-Squllace, perché, nella Basilica dell’Immacolata del capoluogo saranno ufficialmente proclamate beate Nuccia Tolomeo e Mariantonia Samà. La celebrazione di beatificazione sarà presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi”.

Gaetana Tolomeo

“Gaetana Tolomeo, detta Nuccia, – ricorda padre Pitari – nacque a Catanzaro il 10 aprile 1936, ma fu registrata all’anagrafe nove giorni più tardi. In tenera età fu colpita da paralisi progressiva e deformante; per cercare una cura fu mandata a Cuneo, da una zia. Tornata a casa, vide che suo padre non accettava la sua condizione fisica e decise di offrire tutto per la sua conversione. Diede senso alla propria vita pregando per tutti quelli che glielo chiedevano, ma anche per i giovani e i carcerati. Dal 1994 divenne anche una voce nota su Radio Maria: interveniva spesso al programma Il Fratello, condotto da Federico Quaglini. Dopo la sua morte, avvenuta il 24 gennaio 1997, la sua fama di santità è cresciuta tanto da condurre all’apertura della sua causa di beatificazione: la fase diocesana si è svolta dal 31 luglio 2009 al 24 gennaio 2010 presso la diocesi di Catanzaro-Squillace”.

Mariantonia Samà

“Mariantonia Samà, nata a Sant’Andrea Jonio in provincia di Catanzaro il 2 marzo 1875, si ammalò ancora ragazzina, – spiega padre Pitari – per un’infezione contratta bevendo a un acquitrino. Fu guarita per intercessione di san Bruno di Colonia, dopo essere stata portata a Serra San Bruno, dove il fondatore dei Certosini è morto e venerato. Visse in povertà, in modo umile e semplice, “nascosta in Cristo”, riuscendo a trasformare la sua casa in un piccolo tempio e divenendo per tanti maestra di preghiera. La sua causa è iniziata dopo oltre cinquant’anni dalla sua morte: la diocesi di Catanzaro-Squillace ne ha seguito la prima fase, dal 9 febbraio 2007 al 31 gennaio 2012. I suoi resti mortali riposano dal 3 agosto 2003 nella chiesa matrice dei SS. Pietro e Paolo a Sant’Andrea Jonio”.

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