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DRUG FAMILY | Le rivelazioni scottanti dell’ex pentita: “Monitoravamo le Forze dell’ordine”

di Gabriella Passariello- Da Santino Mirarchi a Vincenzo Sestito. I pentiti hanno saputo indicare i nomi dei promotori, degli organizzatori e dei direttori dell’associazione finalizzata al traffico illecito di droga, distinguendo i ruoli dei partecipi, implementando i dati investigativi in possesso degli inquirenti. Ma sono state soprattutto le rivelazioni di una donna, a consentire ad investigatori e ai magistrati di fare quadrato sull’associazione capeggiata da Marco Passalacqua. Le dichiarazioni di Natascia Paparazzo, coinvolta nell’inchiesta Drug Family che ha portato nella notte gli uomini della Mobile e i carabinieri a notificare 30 misure cautelari, nel quartiere Aranceto di Catanzaro, ha permesso di delineare profili, definiti nell’ordinanza vergata dal gip Gaia Sorrentino, “rilevantissimi”.

Le rilevazioni dell’ex collaboratrice di giustizia

Propalazioni nate a marzo 2021 quando la donna ha deciso di collaborare con la giustizia, con l’intenzione di cambiare vita, per il suo bene e per quello dei suoi figli. Poi il passo indietro e il ritorno nel mondo della criminalità. Marco Passalacqua aveva prospettato a lei e al marito Domenico Salvatore Passalacqua di proseguire nell’attività illecita, a fronte di una retribuzione settimanale di 300 euro, un’offerta che aveva creato dissapori, diverbi tra i due coniugi, al punto che lui le avrebbe alzato le mani, sferrandole un pugno sul viso mentre teneva in braccio il figlio.  Le dichiarazioni, della donna confermano, in base a quanto descritto in atti, la radicata attività di spaccio del dominus Marco Passalacqua, attività che si innesta in un  sistema articolato dove ci sono spacciatori al dettaglio, sentinelle e corrieri. Natascia Paparazzo parla della distribuzione dello stupefacente, di come viene nascosto, della ripartizione del denaro tra gli accoliti. Riferisce agli inquirenti che il business di spaccio, dall’hashish alla marijuana, alla cocaina e alla eroina, era iniziata nell’abitazione di via Teano al civico 19 e vedeva coinvolti, oltre a lei, il marito, il fratello di questi Marco Passalacqua e sua moglie Angela Tropea.

Lo smercio della droga negli appartamenti di un palazzo

Lo smercio avveniva al terzo e al quarto piano dell’edificio. Talvolta, veniva utilizzato per lo spaccio o per la custodia dello stupefacente l’appartamento a piano terra. “Lo spaccio in via Teano avveniva nei nostri appartamenti. Abbiamo attraversato fasi alterne, periodi in cui facevamo affari tutti insieme come una società, periodi in cui c’erano maggiori rivalità, come avvenne a fine 2020 e inizio 2021, dove addirittura mi sono trovata delle palline di droga abbandonate sull’uscio, messe lì a posta per mettermi in pericolo in caso di perquisizioni delle Forze dell’Ordine, che da noi avvengono quasi ogni giorno”.

Spaccio senza sosta: al terzo piano cocaina al quarto kobret

A fare data dal 2019, alcuni indagati erano soliti custodire in casa modici quantitativi di droga, per minimizzare i rischi. In parte lo stupefacente veniva nascosto sottoterra, in via Sicilia, nei pressi di un autolavaggio, sotto alcuni alberi, oppure nel quartiere Aranceto e in parte nell’abitazione di Giuseppe Mungo, a Vallo di Borgia, dove veniva prelevato all’occorrenza, in base alla richieste di Marco Passalacqua. “L’attività di spaccio avveniva senza sosta, tutto il giorno, ventiquattro ore su ventiquattro. Ci dividevamo i turni di notte e di giorno e la sostanza da spacciare: al terzo piano si vendeva cocaina, al quarto kobret, o viceversa. I clienti ormai lo sapevano, diversamente, quanto citofonavano, li si indirizzava al piano a seconda della richiesta. L’attività è stata molto fiorente nel 2019 ma è proseguita anche durante il lockdown nel 2020”. La donna descrive agli inquirenti come veniva incrementata la quantità di droga destinata allo spaccio. “Compravamo quantitativi non eccessivi di cocaina, perché poi si procedeva al taglio con il mannitolo, che acquistavamo in farmacia o all’erboristeria”. Quanto alla destinazione dei guardagni, la donna non sa molto: il marito le aveva riferito che il denaro serviva per pagare i precedenti acquisti di stupefacente. Ma ricorda dei particolari. In un’occasione, Angela Tropea aveva prelavato, da un conto postale, la somma di 4mila euro e in un’altra circostanza aveva visto che c’erano 14mila euro in contanti, custoditi all’interno di un beauty case, somma destinata a pagare una partita di droga proveniente da Bovalino”.

Le telecamere per monitorare le Forze dell’ordine

L’ex pentita, oggi ai domiciliari, conferma, in base a quanto risulta nell’ordinanza, che tanto lei, che Marco Passalacqua e Domenico Salvatore Passalacqua avevano a disposizione un impianto di videosorveglianza per controllare gli accessi agli appartamenti ed eventuali incursione delle Forze di polizia. All’esterno, invece, c’era chi faceva la guardia, avvertendoli mediante walkie talkie oppure mandando l’allerta con dei ragazzini. A tenere i rapporti con i fornitori, secondo la donna, Marco Passalacqua, che utilizzava un telefono, nel quale inseriva schede intestate a persone straniere e le comunicazioni avvenivano mediante Wbatsapp. La donna consegnava gli utili al marito, il quale li divideva con il fratello, ritenendo che il coniuge trattenesse per sé parte dei guadagni, custoditi sotto l’armadio della camera da letto “al riparo dalle perquisizioni”.

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