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Fratelli calabresi uccisi in Sardegna, chiesta condanna a 20 anni per padre e figlio

Omicidio fratelli Mirabello

Davide morì freddato a colpi di fucile, mentre il fratello Massimiliano con il cranio fratturato fu abbandonato tra le campagne sarde ancora agonizzante. Oggi in Tribunale a Cagliari è stata chiesta una condanna a 20 anni per padre e figlio che hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato, per l’omicidio di Massimiliano e Davide Mirabello, di 40 e 35 anni, allevatori di San Gregorio d’Ippona (Vibo Valentia), scomparsi il 9 febbraio 2020 a Dolianova, nel Cagliaritano. Il loro corpi furono trovati solo il 3 aprile successivo. Gli imputati sono Joselito Marras, 58 anni, e il figlio Michael di 28, difesi dagli avvocati Maria Grazia Monni, Patrizio Rovelli e Fabrizio Rubiu, accusati di duplice omicidio volontario, soppressione di cadavere, danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto illegale di armi.

L’amico accusato di favoreggiamento

Il favoreggiamento è contestato, invece, al compaesano Stefano Mura, difeso dagli avvocati Gianfranco Trullu e Doriana Perra. Mura aveva raccontato di aver trovato un coltello il giorno del delitto, ma poi ai carabinieri ne aveva consegnato un altro. Il processo, che si celebra con rito abbreviato, si è aperto questa mattina, davanti al giudice Giorgio Altieri, con la requisitoria del pm Gaetano Porcu, che ha condotto le indagini e formulato le richieste di condanna: 20 anni per i Marras e 2 anni e 8 mesi per Mura. La parola è poi passata agli avvocati di parte civile, ai quali sarà dedicata anche la prossima udienza, fissata per martedì 22 giugno, per proseguire con le arringhe della difesa. Per il 13 luglio sono previste le repliche e la sentenza.

La ricostruzione dell’assassinio

I due fratelli originari di Vibo Valentia, ma trapiantati a Dolianova, nel Cagliaritano, erano spariti il 9 febbraio dell’anno scorso. Quel giorno, come ricostruito dai carabinieri, i Mirabello uscirono insieme in tutta fretta, uno di loro senza neanche portarsi appresso il cellulare. La loro auto fu ritrovata bruciata, e vicino alla loro abitazione fu trovato del sangue. Già nei giorni successivi alla scomparsa, denunciata dai familiari, gli inquirenti ipotizzarono il duplice omicidio. Secondo la ricostruzione degli investigatori, supportata dalle testimonianze di parenti e amici, tra i Mirabello e i Marras (che erano vicini di terreno), c’erano da tempo dei contrasti. Dissidi deterioriati quando i fratelli originari della Calabria trovarono un cane impiccato davanti a casa. Poi ci fu l’incendio di un motocarro e di un capanno di loro proprietà. Secondo i Mirabello, i responsabili erano i Marras, quindi andarono da Michael, il più giovane, e lo picchiarono.

L’ultimo pranzo

Il 9 febbraio 2020, dopo un pranzo con amici, Davide incontrò i Marras e ci fu un alterco, con quella che raccontò essere l’ultima provocazione: uno sputo in terra davanti a lui. Dopo essere rientrato a casa, chiamò il fratello e, dopo essersi allontanati insieme in auto, i due sparirono. Il 20 marzo successivo, Joselito e Michael Marras furono fermati come indiziati di delitto e poi condotti in carcere: nella Fiat Panda che padre e figlio usavano fu trovata una traccia di sangue di Davide Mirabello. I cadaveri delle due vittime furono poi scoperti solo il 3 aprile nella macchia mediterranea alla mercè dei cinghiali. Dall’autopsia emerse che Davide era stato ucciso con una fucilata al volto, mentre a Massimiliano era stato fratturato il cranio. A metà aprile i loro funerali si sono tenuti in Calabria. Il 29 aprile scorso si è svolta l’udienza preliminare calabresi trapiantati nell’isola di Sardegna.

 

 

 

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