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Duplice omicidio nel Catanzarese, il ruolo del pentito Mirarchi e il business sull’eolico

di Gabriella Passariello

Non è una novità che il pentito Santino Mirarchi abbia più volte fatto riferimento, nel corso di diversi interrogatori, alle consorterie criminali operanti a Roccelletta di Borgia e a Vallefiorita, avendo avuto modo di conoscere parecchie persone che nel tempo si sono avvicendate quali referenti della criminalità attiva in questi territori. Un collaboratore di giustizia ritenuto credibile dagli inquirenti, perché intraneo alla cosca Arena e comunque in rapporti strettissimi e trasversali con varie altre cosche della criminalità organizzata. Anche lui, come il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice, apprende da una duplice fonte che gli omicidi di Falcone e Iannoccari sono stati commessi dal duo Gualtieri- Abbruzzo. In particolare il duplice delitto gli fu riferito in un’accasione da Eros Cavigliano e  Vittorio Scadelli, in un’altra da Santino Gigliotti, il quale gli ha confidato di aver appreso direttamente da Nando Catarisano, in una circostanza in cui erano presenti anche Giuseppe Arena e Franco Gentile, che a compiere l’omicidio sarebbero stati proprio Abbruzzo e Gualtieri. L’elemento di novità che si evince dall’ordinanza , con cui il gip ha disposto, su richiesta della Dda la misura cautelare in carcere nei confronti di Gaultieri e Abbruzo, per il duplice omicidio Falcone-Iannoccari, è che lui conosceva bene Massimiliano Falcone per averlo aiutato durante la latitanza. Fu presente ad una riunione cui parteciparono, oltre alle due vittime, Giuseppe Fraietta, Eros Caviglianno, Giuseppe Babbino e gli indagati Abbruzzo e Gualtieri, nel corso della quale si discusse in particolare della richiesta degli ultimi due di fare ingresso nel gruppo Falcone, mettendosi al suo servizio. Poi partecipò ad ulteriori più ristretti incontri con Falcone e Babbino, nel corso dei quali quest’ultimo mise in guardia il primo invitandolo a diffidare di Abbruzzo e Gualtieri.

La guerra per il dominio del territorio Germaneto- San Floro.  Mirarchi dichiara agli inquirenti, che nel febbraio del 2016, durante un litigio avuto con Domenico Falcone, quest’ultimo gli riferisce l’intenzione di intraprendere una guerra contro il gruppo di Roccelletta di Borgia per vendicare l’omicidio del fratello Massimiliano, con l’appoggio della cosca di Vallefiorita. Alla proposta di Domenico Falcone, il collaboratore di giustizia si dissocia, per timore delle reazioni omicidiarie degli esponenti del gruppo Catarisano, ritenuti pericolosi azionisti. Ma il vero movente non era la vendetta, “la vera ragione della guerra era  il controllo delle attività criminali, in particolare delle estorsioni sul territorio”, soprattutto quelle relative alle pale eoliche.  “In particolare Mimmo Falcone voleva spingermi con Nico Giofrè, in accordo con Luciano Babbino e il gruppo di Vallefiorita  a fare guerra al gruppo di Roccelletta per escluderli dalle estorsioni più importanti sul territorio, specialmente nella zona di Germaneto- San Floro. Io anche se volevo aiutarli ritenevo che non avremmo potuto sostenere la guerra con quelli di Roccelletta di Borgia perché questi ultimi sono tutti azionisti e quindi avrebbero reagito immediatamente tanto che sarebbe stato necessario sopprimerli tutti contemporaneamente  per non rischiare di subire la reazione dei superstiti”. Mirarchi riferisce agli inquirenti di non volere problemi con i suoi canali di approvvigionamento, provenienti dalla provincia di Reggio Calabria e che dovevano passare da Roccelletta. Una guerra che avrebbe bloccato questo traffico “ed io avrei potuto subire non solo le conseguenze economiche, ma anche nei miei rapporti con i fornitori reggini che avrebbero visto il territorio sconvolto e quindi il loro traffico bloccato senza che ne fossero stati informati”. Il pentito delinea una mappa del gruppo delinquenziale nella frazione di Roccelletta di Borgia, dopo la morte di Massimiliano Falcone, raccontando che era  capeggiato da Giuseppe Cossari, 47 anni e vi facevano parte gli omonimi cugini Giuseppe Cossari, 45 anni, ( figlio di Domenico) e  Giuseppe Cossari, 32 anni (figlio di Salvatore), nonché Giuseppe Fraietta, cognato dello stesso collaboratore di giustizia, dichiarando, inoltre, che con la morte di Massimiliano Falcone, il predetto gruppo delinquienziale entrava in contrasto con i Catarisano, di cui facevano parte tra gli altri Salvatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri.

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