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Duplice omicidio nel Vibonese, a processo il “basista” dei Bonavota

di Mimmo Famularo –  Antonio Ierullo sarà processato. Così ha deciso il gup Matteo Ferrante ribadendo quanto aveva già fatto precedentemente il suo collega Claudio Paris poi ricusato dalla Corte d’appello di Catanzaro in accoglimento di un’istanza presentata dagli avvocati Salvatore Staiano e Sergio Rotundo. Il 52enne di Vallelonga è imputato in “Rinascita Scott” con l’accusa di omicidio in concorso morale e materiale con il boss di Sant’Onofrio Domenico Bonavota. A giudicarlo sarà quindi la Corte d’assise di Catanzaro che ha fissato per il prossimo 14 luglio la prima udienza. Si va verso la riunificazione del troncone riservato agli omicidi del maxi processo alla ‘ndrangheta vibonese.

Dalla ricusazione al rinvio a giudizio

Nello scorso mese di maggio la Corte d’appello ricusò il giudice Claudio Paris dichiarando l’inefficacia del decreto che disponeva il giudizio dinnanzi alla Corte d’assise. Gli atti furono quindi restituiti al gup distrettuale di Catanzaro per una nuova decisione. Secondo quanto sostenuto dalla difesa dell’imputato, nel corso delle indagini preliminari Paris svolse le funzioni di gip disponendo la riapertura delle indagini sull’omicidio di Alfredo Cracolici, figura di vertice dell’omonimo clan di Maierato, ucciso nel febbraio del 2002 da un commando del quale – per la Dda – face parte lo stesso Antonio Ierullo. La Cassazione valutò fondato il ricorso disponendo l’annullamento con rinvio alla Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo giudizio in diversa composizione. I giudici conclusero che “il dottore Paris, dopo aver svolto funzioni di gip in sede di autorizzazione alla riapertura delle indagini, ha giudicato lo stesso fatto con funzioni di gup”. Da qui l’accoglimento della dichiarazione di ricusazione. Le difese sollevarono un’altra questione relativa all’estensione degli effetti favorevoli dell’accoglimento della domanda anche ai coimputati nello stesso procedimento penale, ovvero “Rinascita Scott”. La Corte ritenne però non fondata la richiesta richiamando l’articolo 587 del codice di procedura penale. Ergo: ricusazione si, ma limitatamente alla posizione di Antonio Ierullo.

L’omicidio di Alfredo Cracolici

Secondo l’accusa il 52enne, unitamente a Domenico Bonavota e con altri soggetti allo stato non compiutamente identificate, avrebbe partecipato all’organizzazione dell’agguato che il 9 febbraio del 2002 costò la vita ad Alfredo Cracolicii, noto come “Alfredo Palermo”, ritenuto il capo dell’omonimo clan operante a Maierato, e a Giovanni Furlano, uccisi a colpi di kalashnikov e di fucile in contrada Muraglie a Vallelonga, nell’entroterra vibonese. E mentre il boss di Sant’Onofrio viene individuato come il mandante e l’organizzatore del duplice omicidio, Antonio Ierullo avrebbe invece fornito l’appoggio logistico partecipando alle fasi propedeutiche all’agguato. Per la Dda fu incaricato di mostrare agli appartenenti al clan Bonavota i luoghi più adatti per commettere il delitto essendo originario delle Serre Vibonesi e conoscendo bene i posti. Un delitto aggravato dalla premeditazione e dalle modalità mafiose per aver agevolato la famiglia di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio nell’articolato piano messo in atto per prendere il controllo dell’area commerciale di Maierato, parte di Pizzo e dell’Angitola. L’eliminazione di Alfredo Cracolici rientrerebbe proprio in una strategia ben più ampia studiata a tavolino e proseguita negli anni con un’altra serie di omicidi. Tra questi anche quello di Raffaele Cracolici, il fratello di “Alfredo Palermo”, ucciso a Pizzo nel maggio del 2004 all’epilogo di una guerra di mafia vinta dai Bonavota a colpi di kalashnikov.

Rinascita Scott, il giudice Paris ricusato ma solo per uno degli imputati

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