Ecce Homo Mesoraca, storia del Cristo dagli occhi umani (con servizio fotografico)

di Danilo Colacino – Nel giorno (il 16 luglio) in cui nel capoluogo si celebra la sentita ricorrenza del  Santo Patrono Vitaliano, malgrado le avverse condizioni meteo abbiano già costretto il Comune a rinviare i festeggiamenti e mettano a serio rischio la tradizionale processione, noi di calabria7.it ci siamo recati a Mesoraca. Si tratta della località che ospita il santuario del SS Ecce Homo dei Frati Minori calabresi. Un luogo mistico, di pace e serenità, forse meno conosciuto del dovuto. Una struttura imponente, che sormonta e ‘domina’ la cittadina crotonese dall’alto, visibile dunque anche a parecchia distanza.

L’edificio, la cui area inizia dalla strada di passaggio sottostante (da cui si esce dal paese) con le Stazioni della Via Crucis, si ‘inerpica’ per 300 metri circa fino alla chiesa, passando per la piazzetta di sosta dei bus e il piccolo giardino con la fontanella. L’immenso edificio di cui parliamo si compone essenzialmente del convento francescano, risalente al XV secolo, che fu inizialmente dedicato dal Beato Tommaso da Firenze alla Madonna delle Grazie. Ma la sorte di quello che duecento anni più tardi sarebbe per sempre diventato l’Ecce Homo era per così dire segnata. Tutto accadde in pochi giorni, quando fra’ Umile da Petralia scolpì la statua di Gesù. Un’effigie molto bella, una vera e propria opera d’arte, con una caratteristica che nessuno può non notare: gli occhi. Sarà infatti la suggestione, la Fede, la devozione o l’aura di misticismo da cui è ammantato il Complesso, ma la sensazione in chi li guarda è che siano vivi. In altri termini che, con il loro intenso blu chiaro mare, fissino chi li stia osservando, cambiando espressione. Un volto del Cristo Crocifisso che appare dunque talvolta gioioso e amorevole, talaltra triste e corrucciato. Non bisogna però dimenticare l’orto con il fiabesco bosco  circostante e la chiesa arricchita anche da teli, affreschi, decorazioni, pulpito, confessionali, inginocchiatoi, coro e sagrestia di pregio storico e artistico notevoli.

L’edificio, la cui area inizia dalla strada di passaggio sottostante (da cui si esce dal paese) con le Stazioni della Via Crucis, si ‘inerpica’ per 300 metri circa fino alla chiesa, passando per la piazzetta di sosta dei bus e il piccolo giardino con la fontanella. L’immenso edificio di cui parliamo si compone essenzialmente del convento francescano, risalente al XV secolo, che fu inizialmente dedicato dal Beato Tommaso da Firenze alla Madonna delle Grazie. Ma la sorte di quello che duecento anni più tardi sarebbe per sempre diventato l’Ecce Homo era per così dire segnata. Tutto accadde in pochi giorni, quando fra’ Umile da Petralia scolpì la statua di Gesù. Un’effigie molto bella, una vera e propria opera d’arte, con una caratteristica che nessuno può non notare: gli occhi. Sarà infatti la suggestione, la Fede, la devozione o l’aura di misticismo da cui è ammantato il Complesso, ma la sensazione in chi li guarda è che siano vivi. In altri termini che, con il loro intenso blu chiaro mare, fissino chi li stia osservando, cambiando espressione. Un volto del Cristo Crocifisso che appare dunque talvolta gioioso e amorevole, talaltra triste e corrucciato. Non bisogna però dimenticare l’orto con il fiabesco bosco  circostante e la chiesa arricchita anche da teli, affreschi, decorazioni, pulpito, confessionali, inginocchiatoi, coro e sagrestia di pregio storico e artistico notevoli.

La leggenda degli occhi della statua realizzati per intercessione dell’Altissimo. Si narra che gli occhi del Cristo siano opera diretta di Dio e quindi non delle mani dello scultore. Mito, leggenda, storia popolare? Non importa. Affatto. La vulgata vuole che Fra’ Umile non riuscisse a terminare il suo lavoro e se ne facesse un cruccio, ma dopo una notte come tante altre il mattino successivo abbia trovato il simulacro completato con un volto di abbacinante bellezza e soprattutto dalle sembianze umane. Un racconto che per la verità si ascolta pure per la Madonna dello Scoglio di Placanica. Questo, però, sembra irrilevante.

Il calore dei religiosi che lo abitano adesso. Sono diversi i religiosi attualmente ritirati nel convento di Mesoraca, sempre pronti a dare conforto e persino ristoro (offrendo una bevanda o addirittura un pasto) a chiunque bussi alla loro porta. Il concetto di bisognosi che hanno è del resto molto ampio e aprono il cuore a tutti, anche a quanti si presentano non certo in preda a difficoltà di carattere economico bensì a pene dell’anima che nessuna cifra può alleviare. Ma che magari solo la preghiera può in qualche modo lenire e allora ecco le braccia spalancate e il dolce sorriso dei vari frati Giuseppe, Francesco, Antonio e così via.Le celebrazioni natalizie. Parlare di Natale in piena estate appare sempre ‘fuori sincrono’, a prescindere dall’argomento trattato. Ma se si ci riferisce all’Ecce Homo mesorachese non si può non ricordare cosa avvenga lì nel mese di dicembre con l’allestimento del gigantesco albero di ferro stilizzato e illuminato che sovrasta la valle e il presepe approntato nella grande stanza adiacente all’altare su cui trova posto proprio il Gesù dagli ipnotici ‘occhi cangianti’. Una Natività con pastori quasi ad altezza d’uomo e uno splendido Bambinello, ogni anno ammirata da centinaia di fedeli dall’Immacolata a un po’ di tempo dopo l’Epifania.

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