“Ecco come la multinazionale A2A svuota i laghi della Sila e fa sparire l’acqua in Calabria” (FOTO)

"A2A sempre di più padrona assoluta dell’acqua dei calabresi. Svuota i laghi silani e la Regione Calabria non ne sa niente, ma è costretta a rimediare"

“Attoniti e sconfortati”, così esordisce Roberto Torchia presidente del Consorzio Ionio Crotonese, a seguito dell’incontro dell’altro ieri 24 ottobre negli uffici della Regione Calabria dove, convocati dal direttore del Dipartimento Ambiente Salvatore Siviglia, si è svolta una riunione alla presenza dell’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo e soprattutto, collegati in video call, di due alti dirigenti di A2A, Roberto Reggi e Roberto Scottoni. “E’ da premettere – riferisce Torchia -che nella notte tra venerdì e sabato senza alcuna comunicazione la multi utility, A2A aveva interrotto i rilasci di acqua di 2 metri cubi; un quantitativo che stava consentendo l’irrigazione degli ortaggi la cui piantumazione avviene in questo periodo. In precedenza era stato assicurato dall’assessorato all’Agricoltura, che i rilasci sarebbero stati garantiti fino alla fine del mese di ottobre. Apprendere dalla viva voce dei dirigenti di A2A che l’acqua dei laghi silani è praticamente finita, ha provocato stupore e sconforto. Con candore e con una tranquillità invidiabile, aggiungo con irresponsabilità, viene riferito che, complessivamente, l’acqua disponibile dei due laghi Arvo ed Ampollino, è di 4 milioni e settecentomila metri cubi e che, di questa, 3 milioni e duecentomila erano riservati per possibile blackout energetico, e che quindi solo un milione e cinquecentomila era a disposizione, soprattutto per garantire la fornitura idropotabile a Crotone e Rocca di Neto”.

A2A svuota i laghi della Sila

A2A svuota i laghi della Sila

“Cosa ne dobbiamo dedurre? A2A ha svuotato i due laghi silani per produrre energia elettrica, garantendosi profitti elevatissimi e di fatto dimenticando le esigenze del territorio. Avrà evidentemente fatto una scommessa sulla pioggia, scommessa, è evidente, stia perdendo. Se il buon Dio non interviene (chi può gli segnali l’urgenza) la nostra agricoltura – segnala con preoccupazione Torchia – subirà perdite, e le città di Crotone e Rocca di Neto avranno problemi per la fornitura di acqua ad uso potabile. Ancora più sconcertante è che la Regione ha appreso, solo in tale occasione, la gravosa situazione, nonostante che, una settimana fa, il 17 ottobre, vi sia stata a Catanzaro una convention di A2A, niente di meno alla presenza del Presidente della multi utility Marco Patuano, alla quale la Regione Calabria ha partecipato in grande stile anche con la presenza dell’Assessore Gallo che, proprio in quella occasione, ha parlato di “rapporti positivi con A2A, improntati al reciproco rispetto», aggiungendo che «la Regione vuole investire sulle rinnovabili in sintonia con una grande società italiana, con la quale vogliamo ragionare di prospettive di sviluppo per la Calabria, utilizzando così al meglio le nostre risorse». Un elogio che è stato smentito dai fatti! E’ da un mese – espone Torchia – che sono in corso continue trattative con A2A per l’addendum alla convenzione del 1968. Sembrerebbe che un accordo, senza il coinvolgimento del territorio che ha dimostrato comunque negli anni di avere idee e progettualità chiare, anche se non sottoscritto, sia stato raggiunto. E’ incredibile che nonostante questi incontri, non sia stata mai affrontata la situazione attuale; che in pratica si raggiungesse un accordo su un qualcosa che almeno questo anno non c’era più. Ho già detto più volte, sempre inascoltato, – commenta amaramente Torchia – che la problematica dell’acqua nel nostro territorio provinciale debba essere affrontata e rivendicata come sistema territoriale nel suo complesso. E non può che essere assunta dalla classe dirigente del nostro territorio. Abbiamo più volte, segnalato a chi di dovere per iscritto, la necessità che la Regione in un certo qual modo obbligasse A2A a conservare l’acqua nei due laghi che, ricordiamolo, nascono come serbatoi artificiali di accumulo. Dei 130 milioni possibili di invasamento oggi ne registriamo, per ammissione di A2A, 4 milioni e settecentomila. Siamo davvero all’assurdo e alla vergogna. La Regione continua a non valorizzare uno dei principali asset di cui dispone, ed è costretta adesso a mettere le toppe che sono peggiori e più pericolose del buco. Che almeno questo serva una volta per tutte ad evitare che nel futuro si verifichi la stessa situazione”.

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