“Eleo” contro la cosca di Petilia Policastro, il gip di Catanzaro manda 10 indagati in carcere e uno ai domiciliari (I NOMI)

Il gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro, Gaia Sorrentino, ha convalidato gli arresti per 11 indagati raggiunti da un provvedimento di fermo nell’ambito dell’operazione della Dda, guidata da Nicola Gratteri, nome in codice Eleo contro la locale di ‘ndrangheta di Petilia Policastro. Il giudice ha disposto con ordinanza notificata dai carabinieri di Crotone 10 misure cautelare in carcere e 1 domiciliari.

La misura cautelare in carcere

La misura cautelare in carcere

Il  gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro, Gaia Sorrentino,  ha applicato la misura cautelare in carcere nei confronti di: Domenico Bruno, Salvatore Bruno, Salvatore Caria, Giacinto Castagnino, Massimo Cosco, Rosario Curcio, Diego Garofalo, Giuseppe Garofalo, 35 anni, Giuseppe Garofalo di 66 anni, Mario Garofalo, Alessandro Gelfo, Antonio Gelfo, Antonio Grano, Pierluigi Ierardi, Tommaso Rizzuti, Francesco Scalise, Oreste Vona.

Ai domiciliari

Il gip ha applicato ad Ivano Mirabelli, previa esclusione dell’aggravante mafiosa la misura cautelare degli arresti domiciliari, nell’abitazione di residenza o domicilio. Fa divieto all’indagato di allontanarsi dal luogo dei domiciliari senza la preventiva autorizzazione del giudice e di comunicare anche telefonicamente e telematicamente con persone diverse da quelle che con lui coabitano o lo assistano.

Le indagini

Le indagini hanno consentito di definire la pervasività della locale di ‘ndrangheta di Petilia Policastro nel territorio dei comuni di Petilia Policastro  e Cotronei, la quale ha visto una sua riorganizzazione, a partire dall’anno 2014, a seguito di alcune scarcerazioni per fine pena di suoi esponenti di spicco, che hanno determinato una escalation di atti intimidatori sul territorio; individuare e delineare i singoli ruoli dei vari componenti della citata articolazione ‘ndranghetistica, comprese le nuove leve che si prestavano, tra le altre cose, a fare d’autista al reggente; ricostruire e identificare gli autori dell’omicidio con conseguente soppressione di cadavere ( “lupara bianca”) avvenuto il 30 ottobre 2018, in Petilia Policastro, nei confronti di un allevatore; far emergere diversi episodi di illecita attività finanziaria e di usura commessi nei confronti di commercianti e liberi professionisti che versavano in difficoltà economiche; accertare l’identità dei responsabili di estorsioni compiute nei confronti di imprenditori locali attivi soprattutto nel settore turistico in località Trepidò di Cotronei o boschivo nell’area silana; ricostruire specifici fatti delittuosi di danneggiamento e furto per lo più funzionali ad imporre il “servizio di guardiania” presso villaggi turistici della zona e procedere nei confronti di un affiliato per detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo e clandestine.

Omicidio Vona

In particolare l’attività investigativa compiuta ha permesso di identificare il mandante ed un esecutore materiale dell’omicidio dell’allevatore Massimo Vona, ricostruendone le varie fasi. Il 30 ottobre 2018, la vittima, infatti, dopo essere stata attirata presso un’azienda agricola sita in località “Scardiato” di Petilia Policastro, con il falso pretesto di “consegnargli” i responsabili dell’incendio appiccato nell’anno 2016 in danno del suo capannone, sarebbe stata uccisa, con almeno due colpi di arma da fuoco, dall’assassino che lo attendeva unitamente ad altri soggetti allo stato sconosciuti. I responsabili avrebbero quindi proceduto all’eliminazione fisica del cadavere, che, infatti, mai è divenuto oggetto di ritrovamento. L’8 novembre 2018, in località Scavino di Petilia Policastro, i carabinieri hanno rinvenuto solo la carcassa dell’autovettura dell’allevatore scomparso, completamente distrutta dalle fiamme e abbandonata in una stradina interpoderale a servizio di alcuni appezzamenti di terreno coltivati ad uliveti.

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