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Elezioni politiche 2022, code e polemiche nei seggi: il motivo

seggi politiche

Code, procedure rallentate e qualche protesta ai seggi con possibile ‘sforamento’ – come annunciato dal Viminale – delle operazioni di voto anche oltre le 23. ‘Imputato’ numero uno: il tagliando antifrode, il talloncino attaccato alla scheda elettorale con un codice corrispondente a ciascun votante, che serve a garantire che la scheda riconsegnata dall’elettore dopo il voto in cabina sia la stessa che gli viene consegnata al momento dell’arrivo al seggio, evitando così le frodi.

Contrasto al voto di scambio

“Ciò che rallenta è il tagliando antifrode apposto sulle schede – conferma su Twitter Camilla, una scrutatrice – perché oltre a documento d’identità, tessera elettorale e via dicendo dobbiamo annotare anche il numero del tagliando sia per la Camera che per il Senato, e questo ovviamente fa perdere tempo”. Introdotto dal ‘Rosatellum’ come contrasto al voto di scambio per le elezioni politiche, il talloncino della discordia aveva avuto in realtà il suo battesimo già nella tornata elettorale del 2018, ma per molti ha rappresentato una novità.

Lamentata disinformazione

Tra gli elettori – scrive l’Adnkronos – in molti hanno lamentato disinformazione e anche sui social il #tagliandoantifrode è diventato argomento di dibattito e rimostranze. “Al mio seggio tutti inca**ati perché con il tagliando antifrode si fa casino e si rischia sempre che qualcuno inserisca la scheda prima di aver potuto fermarlo e staccare il tagliando”, denuncia su Twitter il deputato della Lega Claudio Borghi. “Magari se la Lamorgese avesse fatto un po’ di informazione in più…”, chiosa il leghista.

Tensioni nei seggi

A creare tensione in alcuni seggi, l’errore commesso da alcuni elettori che hanno inserito la scheda nell’urna con il tagliando ancora attaccato rendendo così il voto riconoscibile e quindi nullo. Non solo. Come raccontato sempre via social da un presidente di seggio, c’è anche chi – non a conoscenza della procedura – ha accolto la ‘novità’ con diffidenza minacciando denunce perché riteneva che il codice della scheda riportato sul registro accanto al nome del votante potesse in qualche modo consentire il tracciamento del voto.

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