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Elezioni Provinciali Cosenza, il centrodestra verso la rinuncia per protesta

iacucci

“Un gesto di forte valenza simbolica, per denunciare lo sfregio inferto alla democrazia ed alle istituzioni dal centrosinistra cosentino”.

Il centrodestra potrebbe non candidare alcun proprio rappresentante nella sfida elettorale per l’elezione del presidente della Provincia di Cosenza. Alla base della scelta, l’atteggiamento tenuto dal presidente uscente, Franco Iacucci, che ha fissato l’appuntamento con le urne per il 7 Febbraio, respingendo gli inviti ad un differimento – arrivati nei giorni scorsi da FI, Lega, FdI e Udc – sia a tutela della pubblica incolumità, vista l’emergenza sanitaria in atto, sia per permettere l’accorpamento con l’elezione del nuovo consiglio provinciale, ormai imminente. «Il centrosinistra – osservano i coordinamenti provinciali di FI, Lega, FdI e Udc – ha gettato la maschera: dopo aver a lungo invocato il rinvio delle elezioni regionali giustificandolo con ragioni di ordine sanitario, ha cambiato idea per le Provinciali cosentine, confermando la data indicata. Un atteggiamento ambiguo, dettato da un’unica, effettiva preoccupazione: far saltare le elezioni regionali perché impreparati e probabilmente perdenti, confermare quelle della Provincia pensando di avere la vittoria in tasca».

Aggiungono le forze del centrodestra: «La proverbiale doppiezza del Pd è venuta a galla ancora una volta, traducendosi in una mortificazione per le istituzioni ma pure in una ferita per la democrazia, calpestata e piegata al soddisfacimento di meri interessi particolari». In coda, la conferma: «I nostri appelli sono fin qui caduti nel vuoto. Rilanciamo l’invito a voler accorpare l’elezione del presidente e quella del consiglio, differendo anche a breve la chiamata al voto, a quando la curva epidemiologica garantirà la dovuta sicurezza. Qualora Iacucci dovesse ribadire la volontà di tenere le elezioni il 7 febbraio, si assumerà insieme al centrosinistra la responsabilità, morale e politica, di dar corso a elezioni farsa, per nulla rappresentative della volontà degli elettori, in cui, in segno di protesta contro una gestione privatistica delle istituzioni, non sarà presente il nostro candidato».

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