Calabria7

Esclusiva Calabria 7, parla il cognato dell’uomo trovato morto in Tunisia

di Danilo Colacino – Una vicenda oscura, che toccherà alle autorità locali chiarire, quella del povero Giuseppe Nisticò, trovato privo di vita con evidenti segni di violenza sul corpo nella sua camera d’albergo a Monastir in Tunisia. Nisticò, 72enne residente a Mestre ma originario di Catanzaro, viaggiava abitualmente per turismo alla volta del Paese maghrebino con nella bandiera il simbolo della mezzaluna. E proprio nella sua ultima sortita in terra nordafricana ha purtroppo trovato la morte.

Una fine traumatica, dicono le prime evidenze probatorie raccolte fornite dagli inquirenti del posto. Ma il punto nel caso di specie non è questo, essendo già stato dato conto del drammatico avvenimento. La notizia di adesso è che invece a contattare noi di calabria7.it è stato il fratello della moglie della vittima, Matteo Vasile, titolare di una nota attività commerciale nell’immediata periferia Sud del capoluogo.

Lo stesso signor Vasile, come ovvio provato dalla recente tragedia subita dal congiunto, ci ha rilasciato poche, ma molto sentite, battute chiedendoci di riportarle integralmente: “Non siamo certo a caccia di pubblicità, che peraltro non ci gioverebbe ad alcunché, in un momento di tale dolore. Soprattutto per mia moglie – appartenente a una famiglia composta da due genitori e ben undici figli, molti dei quali attualmente sparsi per l’Italia come il compianto Giuseppe – che non si dà pace di fronte a una fine così inattesa dell’adorato fratello. Mi chiedo e le chiedo però, da appartenente alla categoria dei giornalisti, perché certe morti fanno più rumore di altre, quasi ci fossero delitti di serie A e di B? Mi spieghi insomma, se può, quale sia il motivo per cui nessun organo di stampa nazionale abbia approfondito una simile notizia, salvo rare eccezioni fatte di una semplice citazione (un trafiletto, come si dice in gergo, per lo più, ndr)? Crediamo – ha aggiunto affranto – non sia giusto, dal momento che sarebbe anche stato importante far sentire alle autorità tunisine l’interesse di una nazione, la nostra, che vuole la verità per un conterraneo perbene ucciso senza ragione, probabilmente a scopo di rapina. Ma staremo a vedere cosa salterà fuori dalle indagini in corso. Grazie e scusi per lo sfogo, che chiudo però con la citazione della sua testata e di altri giornali locali bravi a fare il loro lavoro e occuparsene subito per quanto di loro competenza”.

Domande a cui noi non abbiamo  saputo – e anche voluto nel nostro modesto ruolo – dare risposta, concordando tuttavia con il sig. Matteo.

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