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ESIMI ED ESIMIE | Francesco ‘Ciccio’ Bova e l’aneddoto nell’anno della seconda Repubblica

ciccio bova

di Vincenzo Speziali – Ho conosciuto Francesco (Ciccio) Bova, nel 1983, allorquando egli fu il ‘motore’ della prima campagna elettorale di Agazio Loiero, che infatti si candidava per la prima volta al Parlamento, con la Democrazia Cristiana. Bova, vero dominus della Confartigianato, era stato deputato democristiano dal 1963 al 1983 per l’appunto, ma quell’anno decise di non ripresentarsi più e quindi, per meglio assicurare un ricambio generazionale – auspicato dal segretario nazionale dell’epoca, ovvero Ciriaco De Mita – decise di puntare sul giovane Agazio, avendone compreso l’estro e le potenzialità, oltre alla sua di già solida strutturazione politica.

La grande simbiosi

Ci fu una grande simbiosi tra i due e il rapporto fu sempre forte e imperituro, al punto che non si incrinò mai negli anni a venire, anzi si irrobustì e si arricchì ulteriormente, fino a divenire indissolubile. Tra l’altro Ciccio – così come veniva chiamato da quasi tutti con familiarità – non nascondeva e mai nascose, la sua stima per Agazio e gli fu sempre una sorta di consigliere leale e ascoltato, più di molti altri, i quali, con il crescere della carriera di Loiero, gli stavano attorno e lui riusciva a gestire sapientemente.

Un ottimo organizzatore

Diciamolo subito, Bova aveva un carattere vulcanico, indefesso, instancabile ed era un ottimo organizzatore, non solo della sua associazione di categoria (la Confartigianato di cui prima), ma della politica e dei suoi riti, campagne elettorali comprese. Quando divenne sottosegretario alle Partecipazioni Statali (nel Moro IV° e V°, per poi proseguire con il III° Andreotti), resse benissimo il suo incarico di Governo, anche perché la palestra politica l’aveva iniziata già al Comune di Catanzaro, dove fu sindaco per circa otto anni, cioè dal 1948 fino al 1956.

L’aneddoto

Con me personalmente, aveva dei gesti di attenzione affettuosa – probabilmente indotti dalla simpatia che gli suscitavo e dal rispettoso rapporto che aveva con mio nonno (il quale lui definiva un “caro collega”) – ed infatti a dimostrazione di questa ‘complicità’ tra noi, racconto un aneddoto, datato 1994, ovvero l’anno delle elezioni in cui si inaugurò la seconda Repubblica. Da una parte c’era la ‘gioiosa macchina da guerra’ occhettiana, in pratica il centrosinistra, dall’altra la coalizione berlusconiana, il centrodestra nascente (poi, rivelatosi vincitore, in quella tornata elettorale, seppur per pochi mesi al governo) e in mezzo ciò che rimaneva dell’area DC o post di essa.

A quel tempo, infatti, la lista del proporzionale bloccato, cioè l’espressione identitaria e residuale, dei sopravvissuti partiti politici ed anche di quelli di nuovo conio (definiamoli così!), in Calabria esprimeva per il PPI Marianna Calabretta Manzara (cugina di Maria Staglianò Lupis Crisafi, a sua volta moglie di un cugino di mia madre) e per il Patto Segni (alleato al PPI) Giuseppe Siciliani (altro parente con cui ho un legame fortissimo, a tutt’oggi).

Il sostegno a Giuseppe Siciliani

Ciccio Bova, in verità, era più propenso a sostenere Giuseppe – ed infatti lo fece! – però quando si incontrarono, nella sede storica della DC calabrese, ovvero in Via San Nicola 8 a Catanzaro, il ‘rendez vous’ fu un po’ ‘scoppiettante’, a causa dello zelo malafideistico di alcuni supporters segnani, non molto motivati a votare alcuni candidati sui maggioritari, tra cui, in primis, lo stesso Agazio Loiero. Ad un certo punto – con presente Giuseppe – Ciccio Bova si rivolge a me, dicendomi: “Vicenzì, spiegaccellu tu a chissi… e poi vidi ma fa carmara puru a Carmelinu (Puija, ndr)”.

Il riferimento era al fatto che Carmelo, veniva considerato il regista di una candidatura di disturbo ad Agazio -nel collegio uninominale di Catanzaro – attraverso quell’autentico galantuomo di Rosario Chiriano, perciò si tentava con chiunque, qualsiasi ponte di ‘diplomatica ambasciata’, pur se Ciccio (e anche Loiero), sapevano perfettamente che io non mi sarei fatto trascinare e mai sarei stato disposto di essere accusato di ‘insubordinazione ed alto tradimento’ verso il l’amato e glorioso Scudocrociato, cioè la mia identità, la mia coerenza, la mia vita, insomma.

Gli sviluppi involutivi di questa pseudopolitica

Gli ultimi anni li passò guardando con disincantata disillusione gli sviluppi involutivi di questa pseudopolitica, composta da caricature in luogo ai partiti e di macchiette, al posto dei politici, soffrendo intimamente, per tale scadimento, pur dispensando consigli affettuosi agli amici rimasti, come – al solito – Agazio stesso, oppure Marilina Intrieri, Walter e Maria Fonte, ma financo a me.

Una variegata raccolta di impudicizia e insolenza

Ciccio caro, lo sai? Mi mancano la tua voce roboante, “la mascatura della porta” e la tua eterna sigaretta in bocca, eppure che bella storia sei stata e ancora più bella, fu la tua persona, a tutt’oggi, nei cuori e nei ricordi, presente, nel mentre si incede, lungo questa valle, non di lacrime (se per questo neanche di nani e ballerine alla Craxi, poiché, il Presidente Socialista, li sceglieva bene e credibili), bensì una variegata raccolta – nella maggior parte dei casi, ma non tutti, per fortuna! – di impudicizia e insolenza.

Sai che dico? Nello sfotterli, a tutti costoro che si meritano ciò, stigmatizzo la loro inutilità sociale e la relativa impostura istituzionale, così da fare capire agli elettori e al popolo sovrano, quanta grandezza avete avuto, ed io con voi. Già, è vero: le nostre certe ragioni, sono più forti dei nostri presunti torti, quindi se qualcuno mi additasse alla stregua di un arrogante, risponderei che la mia alterigia è a fronte di legittima difesa, della più grande storia del Novecento. La nostra! E comunque, se non mi si capisse, pazienza…on s’en fout, che tradotto in italiano è: chissenefrega! Eccome!

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