Estorsione del clan Varesotto a Malta, arrestate 4 persone: in cella anche la figlia del boss

A renderlo noto è stato il procuratore generale di Milano Francesca Nanni con un comunicato stampa in cui è stata ricordata anche una intercettazione in cui Lillo dice che "la 'ndrangheta non è morta"
Italia Viva catanzaro

Dopo la sentenza con cui mercoledì scorso la Corte d’Appello di Milano, accogliendo il ricorso della Procura e della Procura generale, ha ribaltato la sentenza di primo grado e inflitto pene che vanno dai 4 anni e 5 mesi ai 10 anni e 8 mesi, all’alba di oggi i carabinieri del Ros, delegati dai giudici di secondo grado, hanno arrestato Francesca Rispoli figlia del presunto boss della locale di Legnano e Lonate Pozzolo Vincenzo Rispoli, il suo compagno Giovanni Lillo, lo zio Giuseppe Di Novara con il fratello Michele, entrambi originari di Cirò Marina. A renderlo noto è stato il procuratore generale di Milano Francesca Nanni con un comunicato stampa in cui è stata ricordata anche una intercettazione in cui Lillo dice che “la ‘ndrangheta non è morta”. La vicenda, per cui ora i quattro sono finiti in cella, è uno dei capitoli dell’inchiesta ‘Krimisa’ e ha al centro una presunta spedizione punitiva contro un imprenditore brianzolo, che lavorava a Malta, che sarebbe stato ‘colpevole’ di aver mancato di rispetto ai protagonisti della vicenda con un asserito ritardo nel pagamento di prestazioni lavorative, tra l’altro di ben modica entità.

Dopo la sentenza con cui mercoledì scorso la Corte d’Appello di Milano, accogliendo il ricorso della Procura e della Procura generale, ha ribaltato la sentenza di primo grado e inflitto pene che vanno dai 4 anni e 5 mesi ai 10 anni e 8 mesi, all’alba di oggi i carabinieri del Ros, delegati dai giudici di secondo grado, hanno arrestato Francesca Rispoli figlia del presunto boss della locale di Legnano e Lonate Pozzolo Vincenzo Rispoli, il suo compagno Giovanni Lillo, lo zio Giuseppe Di Novara con il fratello Michele, entrambi originari di Cirò Marina. A renderlo noto è stato il procuratore generale di Milano Francesca Nanni con un comunicato stampa in cui è stata ricordata anche una intercettazione in cui Lillo dice che “la ‘ndrangheta non è morta”. La vicenda, per cui ora i quattro sono finiti in cella, è uno dei capitoli dell’inchiesta ‘Krimisa’ e ha al centro una presunta spedizione punitiva contro un imprenditore brianzolo, che lavorava a Malta, che sarebbe stato ‘colpevole’ di aver mancato di rispetto ai protagonisti della vicenda con un asserito ritardo nel pagamento di prestazioni lavorative, tra l’altro di ben modica entità.

In primo grado il giudice aveva riqualificato l’accusa in esercizio arbitrario delle proprie ragione stabilendo pene molto più basse rispetto alle richieste. La Corte invece, ha accolto la ricostruzione nell’atto di impugnazione del pm Alessandra Cerreti, sostenuta in secondo grado dall’avvocato generale Lucilla Tontodonati, e ha così condannato a 4 anni e 5 mesi di reclusione Francesca Rispoli (un anno e mezzo in primo grado), a 10 anni e 8 mesi Lillo (un anno in primo grado) e a 8 anni Giuseppe e Michele Di Novara (4 anni e 8 mesi a entrambi in primo grado). La presunta estorsione nell’isola di Malta del gennaio 2020 è stato uno dei fatti principali al centro del processo con rito abbreviato. In tale contesto si colloca l’eloquente affermazione “la ‘ndrangheta non è morta”, che non a caso ha formato oggetto di discussione nel corso del dibattimento, e che, secondo i pm, documenta la possibilità di controllo del territorio della Locale di Legnano Lonate Pozzolo anche in territorio straniero.

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