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False attestazioni per “incastrare” un poliziotto, a processo vigile urbano catanzarese

di Gabriella Passariello- A giudizio per una serie di attestazioni fasulle messe in atto a fini personali e ritorsivi nei confronti di un ufficiale di pubblica sicurezza della Polizia di Stato. Il gup del Tribunale di Catanzaro Gaia Sorrentino ha mandato a processo il vigile urbano Orlando Lagonia, 51 anni, residente a Simeri Crichi, nel Catanzarese, finito sotto inchiesta per falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, accesso abusivo ad un sistema informatico, calunnia e abuso di ufficio. Il giudice ha accolto la richiesta formulata dal pubblico ministero Domenico Assumma, fissando la data dell’inizio del processo per il prossimo 11 aprile davanti al Tribunale monocratico.

Le anomalie

Una vicenda che risale al mese di settembre 2018, quando il vigile Lagonia, responsabile dell’area della Polizia locale del Comune di Petrizzi e quindi pubblico ufficiale, avrebbe irrogato una multa per violazione del codice della strada al conducente di una Mercedes, identificato in Concetto Strano, che si sarebbe rifiutato di fornire le proprie generalità. Dalla disamina dei documenti, è stato possibile rilevare però che, la macchina contravvenzionata, non si trovava nelle circostanze di tempo e di luogo dove l’agente ha accertato la violazione al codice della strada: l’auto non era su Corso Mazzini del Comune di Borgia, ma si trovava parcheggiata a Squillace e non era intestata al commissario di polizia ma a sua moglie.

Accesso abusivo al sistema informatico

Lagonia, tra l’altro, avrebbe indirizzato il verbale al Comando Stazione Carabinieri di Petrizzi attestando falsamente che la richiesta di visura della targa era inerente l’attività istituzionale del Corpo di Polizia locale del Comune di Petrizzi, esercitando indebitamente le proprie funzioni dirigenziali per eludere il controllo del comandante della Polizia locale di Borgia, competente per territorio. E avrebbe indotto in errore un appuntato scelto in servizio alla Stazione carabinieri di Petrizzi, che in veste di pubblico ufficiale e di operatore di sistema, si sarebbe introdotto nel sistema informatico e telematico Sdi (sistema di indagine) e Aci in uso alla Forze dell’ordine, protetto da misure di sicurezza effettuando due interrogazioni sulla targa. Richiesta illecita perché finalizzata al perseguimento di scopi personali di ritorsione contro Concetto Strano. Ma c’è di più. Come agente del Corpo di polizia municipale del Comune di Borgia, Lagonia, secondo le ipotesi di accusa, con annotazione di polizia giudiziaria falsa indirizzata alla Procura di Catanzaro avrebbe incolpato il commissario, sapendolo innocente, del reato di rifiuto di dare indicazioni sulla propria identità personale, reiterando la falsa accusa con relazione di servizio indirizzata alla Prefettura di Catanzaro. Con l’aggravante che il fatto è stato commesso con abuso di poteri o violazione dei doveri di probità e correttezza inerenti la funzione pubblica. Nell’esercizio delle sue funzioni, Lagonia avrebbe intenzionalmente causato a Strano e a sua moglie un danno ingiusto, consistito nell’avvio di un procedimento amministrativo per violazione alle norme del codice della strada.

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