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False perizie per favorire il boss, assolto il medico catanzarese Cardamone

Maurizio Sabato

di Gabriella Passariello- Assolto con formula ampia, perché il fatto non sussiste, dalle accuse di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri, abuso di ufficio, falsa perizia o interpretazione e procurata inosservanza di pena. Nonostante la pubblica accusa, al termine della requisitoria aveva invocato 4 anni di carcere, i giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Alessandro Bravin, ha scagionato il medico catanzarese Massimiliano Cardamone, codifeso dai legali Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino,  coinvolto  nell’inchiesta “Villa Verde”, chiamata così per il nome della clinica di Donnici dove boss di ‘ndrangheta, secondo la Dda, venivano ricoverati evitando il carcere.

I presunti favori al boss

In base alle ipotesi di accusa, in qualità di perito designato dal Tribunale di sorveglianza di Catanzaro, Cardamone, al fine di verificare la compatibilità delle condizioni di salute del detenuto Nicola Arena con il regime carcerario, nel corso del conferimento dell’incarico peritale, avrebbe dichiarato il falso, di non versare in alcuna condizione di incompatibilità, nonostante avesse in precedenza ricevuto un incarico di consulenza da parte del periziato. Avrebbe omesso, quindi, di astenersi dal far rivelare al giudice la causa di incompatibilità procurandosi un vantaggio patrimoniale, derivante dalla liquidazione da parte dell’Ufficio del giudice di sorveglianza dell’incarico espletato ingiustamente.  Secondo le ipotesi di accusa, il perito avrebbe fornito un parere mendace affermando fatti non conformi al vero, riferendo che le condizioni di salute di Nicola Arena erano incompatibili con lo stato di detenzione in carcere. In particolare lo avrebbe aiutato  a sottrarsi all’esecuzione della condanna a 6 anni e 10 mesi di reclusione, fornendo alla difesa del boss una relazione psichiatrica utilizzata per richiedere il differimento della pena a causa di patologie inesistenti. Con l’aggravante di aver agito per favorire il clan Arena, di cui Nicola è uno dei capi. Accuse tutte venute meno alla luce del verdetto dei giudici.

Le indagini

L’inchiesta della Procura antimafia di Catanzaro, diretta dall’allora procuratore Antonio Vincenzo Lombardo, era sfociata in una serie di arresti il 17 giugno del 2012. Su strada decine di carabinieri del comando provinciale di Cosenza e del Raggruppamento operativo speciale, incaricati di eseguire un provvedimento di custodia cautelare firmato dall’allora gip distrettuale, Tiziana Macrì, su richiesta dell’ ex procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e del pm Vincenzo Luberto.  Le indagini si sono avvalse delle dichiarazione dei pentiti: i cassanesi Samuele Lo Vato, Lucia Bariova e Salvatore Lione

 

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