Falsi certificati per giustificare le assenze, l’accordo tra il medico dell’Asp e l’agente del carcere di Catanzaro

Falso e truffa le ipotesi di accusa contestate ai due indagati nell'ambito dell'inchiesta della Dda che ha portato a 38 misure cautelari

Certificati medici falsi attestanti uno stato di malattia inesistente per giustificare le assenze dal lavoro o per fruire di giorni di congedo straordinario pur percependo lo stipendio, ingannando la Pubblica amministrazione. Un accordo stretto tra Antonio D’Aquino medico specializzato in Medicina generale all’Asp di Catanzaro, Polo sanitario Soverato, destinatario di una misura interdittiva per la durata di un anno dalla professione e Maurizio Corasaniti assistente penitenziario in servizio al carcere di Catanzaro, entrambi indagati per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa.  C’è anche questo nelle carte dell’ordinanza vergata dal gip Gabriella Pede nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro che oggi ha portato i carabinieri a notificare 38 misure cautelari.

L’accordo tra l’agente e il medico

L’accordo tra l’agente e il medico

 Il 15 marzo 2022 l’agente contatta il medico per chiedere 15 giorni di malattia per un Covid inesistente e il camice bianco gli domanda se avesse fatto il tampone, una domanda che fa riflettere il suo interlocutore sulle possibili conseguenze nel caso in cui il tampone fosse risultato negativo; D’Aquino lo tranquillizza, rassicurando Corasaniti sul fatto che avrebbe trovato una soluzione differente: “Devo fare il tampone allora? E se esce negativo dottò? Facciamo un’altra cosa? Se esce negativo facciamo un’altra cosa, sì, sì”. Corasaniti informa poi il medico dell’esito negativo del tampone e gli chiede di indicare nel certificato un’altra patologia “e possiamo mettere allora dottò, ‘sciatolombalgia’ per 15 giorni?”. D’Aquino risponde affermativamente e gli dice di indicargli la mail. Qualche ora dopo Corasaniti ricontatta il medico per chiedere un altro certificato medico, il camice bianco esprime il proprio dissenso, evidenziando come la richiesta di giorni di malattia per un periodo prolungato necessita di una documentazione clinica. L’agente non demorde e propone un periodo di “malattia” più breve, di 8 giorni, richiesta anche questa respinta dal medico, in attesa di tempi migliori: “no fermiamoci, mò con i certificati, ma tu non è che puoi chiedere 15 giorni senza documentazioni, hai capito?”. E l’agente propone una durata ancora inferiore, di tre giorni di congedo straordinario per malattia. 

Le assenze ingiustificate

Dalla consultazione della banca dati del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria è emerso che Corasaniti risulta assente in congedo straordinario per malattia senza soluzione di continuità dall’11 al 23 marzo 2022. L’attività intercettiva ha consentito di individuare anche altre occasioni in cui l’agente chiedeva a D’Aquino l’emissione di certificati falsi, facendo emergere una prassi distorta secondo cui Corasaniti godeva di congedo straordinario per malattia, senza che vi fossero tutte le condizioni previste per legge per richiederlo e dai riscontri effettuati l’agente risulta assente dal lavoro per malattia anche dal 30 marzo fino all’8 maggio 2022, in questo arco temporale però non sono stati riscontrati contatti tra Corasaniti e il medico D’Aquino, né con altri medici e secondo le ipotesi di accusa, può ritenersi che l’indagato abbia usufruito del timbro per la redazione di certificati falsi, come risulta da una conversazione tra l’agente e un suo collega.  

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