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Farmabusiness, ecco la sentenza: condannato Scozzafava. Assolto Tallini

di Gabriella Passariello-  A poco meno di cinque mesi dall’inizio dell’udienza preliminare e la scelta del rito, arriva il verdetto per i venti imputati, che hanno optato per l’abbreviato, coinvolti nell’inchiesta “Farmabusiness”, il blitz antimafia, che ha fatto tremare i palazzi del potere, portando il 19 novembre dello scorso anno a diciannove misure cautelari. Il gup del Tribunale di Catanzaro Barbara Saccà ha sentenziato 14 condanne e sei assoluzioni  per sodali e affiliati alla ‘ndrangheta, imprenditori e politici, accusati a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, tentata estorsione, ricettazione, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale e intestazioni fittizia di beni. Regge, di fronte ad una sentenza pesante, l’impianto accusatorio del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e del sostituto procuratore della distrettuale Domenico Guarascio, che al termine della requisitoria avevano invocato 20 condanne, ma non nei confronti di Domenico Tallini, scagionato da tutte le accuse, come richiesto dai difensori Enzo Ioppoli, Valerio Zimatore e Carlo Petitto.

Per l’antennista la pena più alta

La pena più pesante è stata inflitta all’antennista Domenico Scozzafava, considerato il mediatore della famiglia Grande Aracri e la sua ambizione, lo avrebbe condotto, secondo gli inquirenti, al continuo tentativo di accrescere e rafforzare la sua considerazione negli ambienti criminali più influenti, ai quali chiede consiglio per ampliare la sua attività di tecnico antennista e di concessionario Sky in tutta la Calabria. Un’ambizione, che lo avrebbe portato fin dietro la Tavernetta della famiglia Grande Aracri per mettersi a disposizione e farsi garante degli aiuti dell’allora assessore regionale Domenico Tallini per la realizzazione dell’affare sui farmaci e nei cui confronti la Dda aveva chiesto 7 anni e 8 mesi, mentre il gup lo ha assolto perché il fatto non sussiste con formula terminativa ampia.

Il ruolo di Tallini secondo la Dda

Cadono le accuse nei confronti di Tallini che per la Dda “avrebbe fornito al clan Grande Aracri, pur non facendone organicamente parte, un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell’associazione, con la consapevolezza circa i metodi e i fini dell’associazione stessa” e durante le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, datato novembre del 2014, avrebbe accettato dagli esponenti della cosca di ‘ndrangheta di Cutro la promessa di procurare voti in cambio di azioni politico-amministrative a vantaggio degli interessi economici dei Grande Aracri. In particolare avrebbe speso il suo ruolo di assessore regionale uscente della Regione Calabria per favorire la conclusione dell’iter amministrativo per il rilascio delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento dell’attività del consorzio “Farma Italia” riconducibile alla cosca di Cutro. L’ex consigliere regionale è stato oggetto delle dichiarazioni accusatorie di Giovanni Abramo (LEGGI QUI), genero del boss Nicolino Grande Aracri, che ha patteggiato la pena a un anno, 2 mesi e sei giorni di reclusione.

La dichiarazione della difesa di Tallini

A margine della lettura del dispositivo del gup, il codifensore di Tallini, l’avvocato Enzo Ioppoli ha dichiarato come: “questa sentenza ha suggellato una piena assoluzione del mio assistito, dimostrando l’infondatezza dell’ipotesi di accusa, come d’altronde avevano accertato prima tanto il Tribunale del Riesame che la Cassazione (LEGGI), confermando la bontà delle argomentazioni difensive illustrate in questi lunghi interventi effettuati”.

Le condanne del gup e le richieste di pena della Dda

Il gup ha sentenziato nei confronti di Santo Castagnino, 10 anni e otto mesi (il pm ha invocato 8 anni); Giuseppe Ciampà, 10 anni e 8 mesi (il pubblico ministero ha chiesto 8 anni); Pasquale De Sole, 8 anni e 4 mesi (il pm ha invocato 6 anni e seimila euro di multa); Donato Gallelli, alias Calimero,  4 anni più 5 mila euro di multa, (la Dda ha chiesto 8 anni più 3mila euro di multa); Domenico Grande Aracri, 2 anni e 8 mesi, (la Dda ha chiesto 6 anni di reclusione); Elisabetta Grande Aracri, 10 anni e 8 mesi (la Dda ha invocato10 anni); Salvatore Grande Aracri, (36enne), 10 anni e 8 mesi(il pm ha invocato 10 anni) ; Salvatore Grande Aracri (42enne), 11 anni e 4 mesi (il pm ha invocato 14 anni);  Giuseppina Mauro, detta Maria, 14 anni di reclusione (la Dda ha invocato 12 anni); Pancrazio Opipari, 8 anni e sei mesi (il pm ha chiesto10 anni); Salvatore Francesco Romano, 11 anni e 4 mesi (il pm ha invocato 14 anni); Maurizio Sabato, 2 anni e 8 mesi(il pm ha invocato 8 anni più 3mila euro); Domenico Scozzafava, 16 anni e 5 mila euro di multa(il pm ha invocato 16 anni);   e Domenico Villirillo, 10 anni e 8 mesi(il pm ha chiesto 8 anni).   Altri tre imputati, che hanno optato per il rito ordinario sono già stati rinviati a giudizio. Si tratta di  Pasquale Barberio, 77 anni, di Isola Capo Rizzuto; Lorenzo Iiritano, 63 anni, di Catanzaro e Raffaele Sisca, 50 anni. E per loro l’udienza dibattimentale è in corso davanti al Tribunale collegiale di Crotone.

Le assoluzioni del gup e le richieste di pena

Il giudice ha assolto il politico Domenico Tallini (il pm ha invocato7 anni e 8 mesi); Patrizio Aprile (il pm ha chiesto la pena a 4 anni); Serafina Brugnano (il pm ha chiesto la pena a 10 anni); Paolo De Sole (il pm ha invocato 9 anni); Gaetano Le Rose,(49enne), (il pubblico ministero ha invocato 8 anni) e Gaetano Le Rose,(46enne) (il pm ha invocato 8 anni);

L’inchiesta e le iniziative imprenditoriali dei Grande Aracri

L’inchiesta, che il 19 novembre dello scorso anno ha portato a diciannove misure cautelari, è nata in seguito alle attività investigative dei carabinieri di Catanzaro e Crotone, sotto la supervisione del procuratore capo della Dda Nicola Gratteri. Al centro delle indagini, la cosca di ‘ndrangheta dei Grande Aracri di Cutro, in particolare le loro iniziative imprenditoriali e il reimpiego dei capitali illeciti, attraverso la costituzione di una società con base a Catanzaro, finalizzata alla distribuzione all’ingrosso di prodotti medicinali, mediante una rete di punti vendita, costituiti da farmacie e parafarmacie.

Il collegio difensivo

Sono impegnati nel processo, tra gli altri, gli avvocati Salvatore Staiano Vincenzo Cicino, Nicola Tavano, Gregorio Viscomi, Enzo Ioppoli, Valerio Zimatore, Carlo Petitto, Nicola Cantafora, Pietro Funaro, Antonio Ludovico, Giuseppe Fonte, Sergio Rotundo, Tiziano Saporito, Luigi Colacino, Salvatore Perri, Bruno Giosuè Naso, Salvino Mondello, Nicola Tavano, Carmine Curatolo, Gianni Russano, Vincenzo e Davide De Caro, Mario Nigro, Dario Gareri, Ida Spadafora e Giovanni Nicotera.

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