Farmabusiness, l’antennista “cavallo di Troia” dei Grande Aracri a Catanzaro

Nelle 330 pagine di motivazioni della sentenza il gup spiega i legami di Scozzafava nell'affare dei farmaci: "rapporti con casuali con i Grande Aracri"

di Gabriella Passariello- I rapporti tra l’antennista e la famiglia di ‘ndrangheta dei Grande Aracri “non sono nati dal nulla o giustificabili solo alla luce di conoscenze maturate in ambito lavorativo, ma si spiegano in ragione dell’inserimento dell’imputato nel particolare ambiente criminale catanzarese contraddistinto da equilibri mafiosi raggiunti nel tempo sul territorio”. Il gup del Tribunale di Catanzaro Barbara Saccà nelle 330 pagine delle motivazioni della sentenza, nata dall’inchiesta della Dda, “Farmabusiness”, il blitz antimafia, che ha fatto tremare i palazzi del potere, portando il 19 novembre dello scorso anno a diciannove misure cautelari, spiega le ragioni della condanna di Domenico Scozzafava a 16 anni e 5 mila euro di multa, la pena più alta inflitta dal giudice il 18 febbraio scorso, giorno in cui è arrivato il verdetto di condanna per altri 13 imputati, giudicati con rito abbreviato, tra sodali e affiliati alla ‘ndrangheta, imprenditori, accusati a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, tentata estorsione, ricettazione, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale e intestazioni fittizia di beni. Quel giorno il gup ha sentenziato anche sei assoluzioni, tra cui quella del politico Domenico Tallini (LEGGI QUI).

Scozzafava parte attiva nel summit dei Grande Aracri

Scozzafava parte attiva nel summit dei Grande Aracri

L’ingerenza della cosca nell’affare sui farmaci nasce, secondo quanto scritto nero su bianco dal gup, proprio dall’intervento di Scozzafava, che ha fatto veicolare il progetto verso la famiglia Grande Aracri, in prima battuta coinvolgendo Salvatore Grande Aracri, nipote del boss e in seguito partecipando il 7 giugno 2014 al summit in quella tavernetta di Cutro di proprietà del Mammasantissima Nicolino, diventata la sede in cui venivano poste le premesse per la futura gestione delle attività del neo costituito consorzio farmaceutico sotto il controllo della cosca. La partecipazione di Scozzafava a quella riunione, in cui lo stesso ha interloquito, “dietro le sollecitazioni di Salvatore Grande Aracri, con gli esponenti apicali della cosca, denota, unitamente alle relazioni criminali con Gennaro Mellea, a capo dell’articolazione catanzarese della cosca di Cutro e con altri esponenti della frangia dei Gaglianesi come Pancrazio Opipari e Maurizio Sabato, la sua intraneità alla ‘ndrangheta”.  Lui non si trovava in quella riunione occasionalmente, in qualità di antennista, quel tipo di riunione non poteva essere consentito ad un estraneo alla cosca. “Scozzafava aveva motivo di essere presente alla riunione perché è stato proprio lui a proporre per primo il progetto a Salvatore Grande Aracri. E non appare plausibile che l’imputato fosse intento a compiere un lavoro di riparazione di un impianto in un momento in cui era in corso una riunione nella quale i partecipanti discutevano sui pericoli legati ad indagini dei servizi segreti”.

“Scozzafava è un mafioso”

Era un incontro in cui si interloquiva, inoltre, sulle modalità per operare in modo apparentemente lecito, sulle voci correnti nell’ambiente criminale e sulla ricerca di referenti istituzionali per facilitare gli iter burocratici. Tematiche troppo delicate, quindi, strettamente connesse allo svolgimento di un’attività illecita che potevano essere discusse solo alla presenza di una stretta cerchia di persone coinvolte nello stesso contesto criminale. La presenza non casuale dell’imputato alla riunione, la partecipazione alla programmazione di un progetto della cosca che avrebbe coinvolto varie persone, ciascuna con un ben preciso ruolo, la paternità dell’iniziativa imprenditoriale che veniva sottoposta ai Grande Aracri sarebbero tutti elementi  significativi della appartenenza di Scozzafava alla consorteria mafiosa. Un ruolo, secondo il gup, che altro non è se non la proiezione dell’organico inserimento dell’imputato nella frangia dei Gaglianesi, articolazione del clan di Cutro. “Non vi sono dubbi in merito al fatto che Scozzafava sapesse perfettamente quale fosse il contesto in cui si svolgeva la riunione. Era a conoscenza della parentela di Salvatore Grande Aracri con il boss di Cutro”. L’antennista, tra l’altro, viene accolto con toni confidenziali al suo arrivo nella tavernetta da Giovanni Abramo che lo invita ad avvicinarsi per prendere parte alla discussione “Entra… Domè, entra”. La presenza dell’imputato durante lo svolgimento della riunione non è stata “neanche del tutto passiva posto che ad un certo punto della discussione interveniva per fornire precise indicazioni sull’esatta ubicazione del capannone ad evidenza del suo chiaro e diretto coinvolgimento nel discorso”.

“Così ha favorito i Grande Aracri”

Va considerato inoltre che sempre in presenza di Scozzafava,  si discuteva sull’intestazione del conto corrente su cui operare nell’ambito dell’attività che doveva nascere. Anche in questo passaggio si può cogliere, secondo il gup, il suo coinvolgimento: “Egli figurava tra i cointestatari del  conto, a conferma della sua messa a disposizione per la realizzazione del progetto portato avanti dalla cosca, che proprio attraverso l’imputato ha potuto impostare una strategia di intervento per ingerire in modo occulto nella gestione”. Del resto la circostanza che all’atto costitutivo del consorzio risultassero oltre a Scozzafava anche altre persone del tutto estranee alla consorteria è coerente con la strategia di realizzare un’attività in apparenza lecita, “una cosa il più possibile pulita”, per  evitare accertamenti investigativi.  Le perdite e i risultavi negativi ottenuti da Scozzafava rientrano, per il giudice, nel rischio di impresa,  ma ciò non toglie che la condotta di Scozzafava abbia assunto quantomeno nella fase ideativa e programmatica, una certa rilevanza considerato che è proprio grazie al contributo prestato dall’imputato che la cosca Grande Aracri aveva pianificato di portare avanti il progetto facendolo proprio. Il fatto che successivamente i farmaci oncologici non siano stati esportati all’estero, secondo modalità prospettate durante la riunione, è un dato che attiene “alla successiva fase esecutiva e perciò non sminuisce la valenza delle condotte dell’imputato poste in essere nella precedente fase ideativa e programmatica di realizzazione del progetto del Consorzio”.  Il contributo attivo di Scozzafava teso al perseguimento degli interessi economici del sodalizio non si sarebbe limitato alla sola attività preparatoria nell’ambito del Consorzio Farmaitalia ma anche nel successivo affare legato alla costituzione della società Farmaeko.

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