Fermo impianto di deferrizzazione a Catanzaro

L’impianto di deferrizzazione del “Corace” di Catanzaro è fermo. Tanto – secondo quanto si legge nella denuncia del Codacons – comporta gravi rischi per la popolazione. Fermo un impianto, costato ben 1,7 milioni di euro e talmente importante visto che la stessa Regione Calabria abbia avuto modo di evidenziare come “la realizzazione di un nuovo impianto di deferrizzazione in località Corace di Catanzaro è necessario per potenziare ed adeguare alle nuove esigenze le portate idriche destinate alle aree urbane di Borgia e Catanzaro Lido, all’area industriale di Germaneto ed alla zona del Corace con la presenza del nuovo Centro Agroalimentare e della realizzanda sede dell’Università di Catanzaro”.

Se si sono spesi fior di quattrini è perché l’acqua del Corace è sempre stata “ferrosa”. Ma allora perché oggi quell’impianto è tristemente fermo ? Le conseguenze legate alla presenza di ferro nell’acqua destinata al consumo umano, sono serissime. A riprova di quanto sosteniamo – afferma Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – vi è la caratteristica colorazione marrone nell’acqua che scorre dai rubinetti di molti quartieri del capoluogo di regione. Siamo entrati in possesso delle analisi che attestano il superamento del limite massimo di concentrazione del ferro – sostiene Di Lieto – che costituisce un evidente mancato rispetto delle normative vigenti in materia. In particolare il D.L.vo 31/2001 che prevede, espressamente, come la qualità dell’acqua non possa peggiorare. Invece fermando l’impianto si è avuto un deterioramento della qualità delle acque ed i catanzaresi se ne sono accorti sulla loro pelle. Il Codacons chiede il sequestro del deferrizzatore al fine di rimetterlo immediatamente in funzione.

Se si sono spesi fior di quattrini è perché l’acqua del Corace è sempre stata “ferrosa”. Ma allora perché oggi quell’impianto è tristemente fermo ? Le conseguenze legate alla presenza di ferro nell’acqua destinata al consumo umano, sono serissime. A riprova di quanto sosteniamo – afferma Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – vi è la caratteristica colorazione marrone nell’acqua che scorre dai rubinetti di molti quartieri del capoluogo di regione. Siamo entrati in possesso delle analisi che attestano il superamento del limite massimo di concentrazione del ferro – sostiene Di Lieto – che costituisce un evidente mancato rispetto delle normative vigenti in materia. In particolare il D.L.vo 31/2001 che prevede, espressamente, come la qualità dell’acqua non possa peggiorare. Invece fermando l’impianto si è avuto un deterioramento della qualità delle acque ed i catanzaresi se ne sono accorti sulla loro pelle. Il Codacons chiede il sequestro del deferrizzatore al fine di rimetterlo immediatamente in funzione.

A riprova di quanto denunciato – sottolinea Di Lieto – chiediamo che il Procuratore Gratteri voglia disporre una immediata verifica sui quadri elettrici dell’impianto. Poiché ogni quadro ha un suo “contatore”, che misura, appunto, le ore di funzionamento, risulterà di tutta evidenza come l’impianto sia sostanzialmente rimasto fermo da tanto, troppo tempo. Del resto una “macchina” ferma non richiede spese di manutenzione mentre i costosi filtri a pressione di nuova tecnologia, acquistati dalla Regione Calabria, non si deteriorano mai. Purtroppo si deteriora il fegato dei Cittadini – conclude Di Lieto – che sollecita i Sindaci di Catanzaro e di Borgia a disporre urgentemente le analisi delle acque e ad informare i Cittadini sui rischi collegati alle alte concentrazioni di ferro. Il Codacons diffida i Comuni di Catanzaro e Borgia ad astenersi dal pretendere il pagamento dei canoni acqua e minaccia una azione collettiva per ottenere il risarcimento dei danni alla salute subito dai Cittadini.

Redazione Calabria 7

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