Figli costretti a mangiare a terra come cani, condannata coppia a Castrovillari

Il GUP del Tribunale di Castrovillari, in totale accoglimento delle richieste del P.M. e degli Avv.ti Francesco Nicoletti, Maria Teresa Zagarese e Giusy Acri, difensori delle parti civili, ha condannato una coppia per gravissimi reati.

Nello specifico, perché in concorso tra loro, la donna quale esercente la responsabilità genitoriale nonché convivente e l’uomo  quale convivente, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, durante il periodo di convivenza maltrattavano i figli minori di lei sottoponendoli a ripetuti atti di violenza fisica e psicologica, proferendo nei loro confronti minacce di morte e recando loro quotidiane offese, così compromettendo la loro integrità psicofisica ed il sereno sviluppo della loro personalità. Atti reiterati di minaccia, molestia e violenza, fisica e psicologica, che, pur realizzati in momenti successivi, sono risultati collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un’unica intenzione criminosa di ledere l’integrità psicologica, morale e fisica dei minori, al punto da rendere particolarmente dolorosa ed impossibile la convivenza, così cagionando loro uno stato continuo di timore e di sofferenza fisica e psicologica, al punto da costringerli, in più occasioni, a rifugiarsi dai loro parenti nonché a chiedere l’aiuto del padre.

Nello specifico, perché in concorso tra loro, la donna quale esercente la responsabilità genitoriale nonché convivente e l’uomo  quale convivente, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, durante il periodo di convivenza maltrattavano i figli minori di lei sottoponendoli a ripetuti atti di violenza fisica e psicologica, proferendo nei loro confronti minacce di morte e recando loro quotidiane offese, così compromettendo la loro integrità psicofisica ed il sereno sviluppo della loro personalità. Atti reiterati di minaccia, molestia e violenza, fisica e psicologica, che, pur realizzati in momenti successivi, sono risultati collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un’unica intenzione criminosa di ledere l’integrità psicologica, morale e fisica dei minori, al punto da rendere particolarmente dolorosa ed impossibile la convivenza, così cagionando loro uno stato continuo di timore e di sofferenza fisica e psicologica, al punto da costringerli, in più occasioni, a rifugiarsi dai loro parenti nonché a chiedere l’aiuto del padre.

LE ACCUSE  Secondo la prospettazione accusatoria, i due avrebbero sottoposto i minori a continui atti di violenza psicologica e fisica colpendoli con calci, pugni e schiaffi nonché mediante il lancio di oggetti. In conseguenza di tali condotte, spesso capitava che non potessero andare a scuola a causa di lividi sul corpo, che la madre era costretta a coprire con il fondotinta. A causa della ritenuta lentezza nel consumare i pasti, l’uomo avrebbe spinto la testa di uno dei minori nel piatto, arrivando a cronometrare il tempo impiegato e ad imporre di finire di mangiare entro un certo lasso di tempo oltre il quale avrebbe impedito l’incontro con il padre o sarebbe scattata una punizione. In una ulteriore circostanza, l’uomo avrebbe lanciato una bottiglia di birra, solo perché si era ghiacciata nel congelatore, contro uno dei due minori, che cadde prima a terra e poi venne colpito con calci, pugni e schiaffi. Per aver piegato male degli indumenti, un minore subì il lancio di un comodino e, in un altro episodio, all’età di 8 anni, per aver lavato male i piatti, venne colpito all’avambraccio destro dal lancio di un tagliere. In tale circostanza la madre, presente, non fece nulla. In un ulteriore episodio, mentre si trovavano a tavola, non condividendo le modalità con cui uno dei minori stava sbucciando una mela, l’uomo lanciò un coltello che lo attinse al capo facendolo sanguinare affermando poi che sarebbe stato meglio colpirlo alla fronte in modo da ucciderlo una volta per tutte. Per l’accusa, entrambi avrebbero quotidianamente umiliato i minori, come nell’episodio in cui l’uomo, dopo aver messo un piatto a terra, disse ad uno dei minori di mangiare a terra come un cane poiché non degno di stare a tavola. Anche in tale circostanza la madre, pur presente, non fece nulla. Alla coppia si contestava anche l’aggravante di aver commesso il fatto ai danni di persone minori di anni diciotto. Entrambi erano inoltre imputati di lesioni aggravate per aver causato lesioni personali attraverso pugni, schiaffi e bastonate.

IL PROCESSO Il GUP del Tribunale di Castrovillari, in totale accoglimento delle richieste avanzate dal Pubblico Ministero e dagli Avvocati Francesco Nicoletti, Maria Teresa Zagarese e Giusy Acri, procuratori speciali delle parti civili, ha condannato i due imputati per tutti i reati a loro ascritti: la madre alla pena di anni 2 e mesi 4 di reclusione; il convivente della madre alla pena di anni 2 e mesi 6 di reclusione.

All’esito della decisione del Tribunale gli avvocati delle parti civili hanno espresso la loro «innegabile soddisfazione professionale perché giustizia è stata fatta».

Redazione Calabria 7

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