Calabria7

“Filottete” e la faida di ‘ndrangheta nel Crotonese, condannato il boss Grande Aracri

di Gabriella Passariello

Non ha retto l’impianto accusatorio formulato dal sostituto procuratore generale Carlo Modestino a carico di cinque imputati, giudicati con rito abbreviato, nell’ambito del processo di appello bis, scaturito dall’operazione Filottete, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione. Un’inchiesta con cui i carabinieri del Comando provinciale di Crotone coordinati dalla Procura antimafia di Catanzaro, sono riusciti a ricostruire la storia di 20 anni di faide tra le cosche della ‘ndrangheta crotonese, e a fare piena luce su sette omicidi avvenuti negli anni a cavallo tra il 1989 ed il 2007. Un blitz  che il 30 ottobre del 2013 aveva portato all’arresto di 17 presunti esponenti dei clan Comberiati di Petilia Policastro e Grande Aracri di Cutro. La Corte di assise di appello di Catanzaro non ha accolto la richiesta del pg di confermare la sentenza cassata, assolvendo per non aver commesso il fatto  VincenzoPietro, Salvatore (53enne) Comberiati (difesi dall’avvocato Sergio Rotundo) e Giuseppe Grano (codifesi dai legali Sergio Rotundo e Alfredo Gaito), mentre ha mantenuto inalterata la condanna a 30 anni di reclusione solo per il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri (codifeso dai legali Salvatore Staiano e Gregorio Viscomi). Il pg invece aveva invocato l’ergastolo per i fratelli Comberiati e 30 anni di reclusione ciascuno per Grano e Grande Aracri. Bisognerà attendere novanta giorni per conoscere le motivazioni delle sentenza. Secondo l’impianto accusatorio gli omicidi sarebbero stati dettati dalla necessità di eliminare fisicamente i nemici delle cosche alleate: quella dei Comberiati a capo della locale di Petilia Policastro e quella di Nicolino Grande Aracri, boss della locale di Cutro.

La faida tra cosche. Il sodalizio tra le cosche scatenò una lunga faida con sette omicidi in 18 anni. A parte quello dei Comberiati, il nome più ricorrente nelle azioni delittuose è quello di Nicolino Grande Aracri. Al boss di Cutro viene contestato di aver fornito il gruppo di fuoco che uccise Carmine Lazzaro, assassinato il 16 agosto del 1992 a Steccato di Cutro. E il nome di Nicolino Grande Aracri ricorre anche in occasione degli omicidi di Ruggiero Rosario e Antonio Villirillo uccisi rispettivamente il 24 giugno 1992 e il 5 gennaio 1993 a Cutro. Le cosche alleate si scambiavano favori dandosi man forte e scambiandosi i gruppi di fuoco, e la morte di Mario Scalise, assassinato il 13 settembre del 1989 a Petilia Policastro sarebbe da inquadrare nella volontà dei clan sodali di eliminare fisicamente gli avversari o possibili nemici. Secondo le tesi accusatorie, Mario Scalise sarebbe stato legato al clan Maesano di Isola di Capo Rizzuto, rivale storico degli Arena, a cui invece erano legati i Comberiati. Stessa sorte subita da Romano Scalise, fratello di Mario, ucciso con tre colpi di fucile il 18 luglio del 2007 a Cutro mentre era a bordo del suo ciclomotore. Le cosche erano dedite al lucroso traffico di sostanze stupefacenti, smerciate anche a Milano e in altre zone del Nord, e al racket delle estorsioni, che svolgevano con assoluta padronanza. La faida tra clan rivali, ma spesso tra personaggi dello stesso clan, scoppiava sempre per meri interessi economici e di potere. Nelle associazioni di ‘ndrangheta l’essere prevaricati è un’onta che non si perdona.

© Riproduzione riservata.

Articoli Correlati

‘Ndrangheta, operazione Infectio: chiuse indagini per 96 persone

manfredi

Crotone, prova di maturità a Benevento: vincere per sovvertire le gerarchie

Antonio Battaglia

Rinvenuta piantagione di canapa nel Catanzarese

Mirko
Click to Hide Advanced Floating Content