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Finisce sotto usura a Catanzaro ma accusa la persona sbagliata. Tre indagati

rutigliano confisca

di Mimmo Famularo – Attiva un conto corrente bancario, si fa accreditare la somma di 570 euro a titolo di anticipo per la vendita di due televisori mai consegnati e, a seguito del suo inadempimento, finisce sotto usura ma accusa la persona sbagliata e viene denunciato per calunnia. E’ quanto accaduto ad Antonio Caliò, 57 anni di Catanzaro. La vicenda è riassunta nell’avviso di conclusione indagini notificato dalla Procura di Catanzaro e firmato dal sostituto procuratore Pasquale Mandolfino con contestuale informazione di garanzia che coinvolge altre due persone: Maurizio Spagnolo, 60 anni, e Salvatore Caserma, 73 anni, entrambi di Catanzaro.

La tentata usura

I fatti riguardano una storia accaduta tra il maggio e il luglio del 2014. Antonio Caliò apre un conto corrente alla Banca Bnl di Catanzaro e riceve da due fratelli la somma di 570 euro a titolo di anticipo sul pagamento per l’acquisto di due televisori. La mancata consegna fa entrare in scena Maurizio Spagnolo che – secondo l’accusa – all’insaputa dei due fratelli contatta Caliò per chiedere interessi usurai pari a 300 euro oltre alla cifra di 570 euro da restituire indietro per il presunto inadempimento. Così Spagnolo finisce sul registro degli indagati con l’accusa di tentata usura in concorso. Tentata perché per gli inquirenti “l’evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà”.

Le minacce e la tentata estorsione in concorso

Tentata è anche l’estorsione che gli inquirenti ipotizzano nei confronti di Spagnolo in concorso con Salvatore Caserma. Entrambi avrebbero infatti minacciato Antonio Caliò, più volte invitato al pagamento del debito usuraio prospettando altrimenti conseguenze negative: “Ti do tempo fino al primo luglio, altrimenti vengo e ti trovo a casa tua. Mi devi dare 870 euro”. A casa di Caliò i due si sarebbero recati per davvero nel luglio del 2014: “Se entro lunedì non mi porti i soldi so io cosa devo fare … mi puoi pure denunciare che a me non me ne frega niente…”. Frasi finite tra le cinque pagine che compongono l’avviso di conclusione indagini.

La calunnia

Ma tra gli indagati, a sorpresa, c’è anche la vittima della presunta tentata usura e della tentata estorsione. Caliò deve infatti rispondere del reato di calunnia per aver incolpato uno dei due fratelli, ai quali avrebbe dovuto consegnare i televisori, dei reati di usura ed estorsione “nella consapevolezza – sottolineano gli inquirenti – della sua innocenza e, precisamente, sapendo che la somma che costui richiedeva rappresentava soltanto l’importo che aveva in precedenza intascato a titolo di anticipo per l’acquisto dei predetti televisori”.
I tre indagati, coinvolti a vario titolo nella vicenda, avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documentazione relativa a investigazioni difensive, chiedere al pm di essere sottoposti all’interrogatorio prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

© Riproduzione riservata.

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