Fino a 6 anni d’attesa per un trapianto di rene in Calabria, l’allarme dai Centri regionali di Cosenza e Reggio

La segreteria regionale dell’Associazione nazionale emodializzati denuncia la grave carenza di donatori

Se i Centri regionali dialisi piangono, certamente i Centri regionali trapianti di rene di Cosenza e Reggio Calabria non ridono. È questa l’amara constatazione della segreteria regionale dell’Aned (Associazione nazionale emodializzati) che denuncia con forza la mancanza di donatori di organi.
Da anni l’Associazione porta avanti una battaglia, non certo facile, finalizzata alla creazione di una nuova cultura della donazione.
Secondo i dati del Centro nazionale trapianti resta complicata la situazione in Calabria. Tre anni di attesa in Italia, ma in Calabria, per alcuni, può arrivare anche a sei anni.
Nei Centri trapianti di Cosenza e Reggio Calabria la situazione è molto difficile nella ricerca di reni. L’attesa molto lunga per i nefropatici può significare la morte.

La battaglia di Aned per diffondere cultura della donazione

La battaglia di Aned per diffondere cultura della donazione

In Calabria, purtroppo, manca la cultura della donazione di organi, tessuti e cellule. I pazienti in lista di attesa per ricevere un rene sono circa cento. Per avere un trapianto devono aspettare anche sei anni.
Un eternità che può significare la morte per alcuni di loro. Lo scorso anno nei due Centri regionali sono stati trapiantati 35 reni. Un numero insufficiente dal momento che in lista ce ne sono ancora sessantacinque.
Per invertire la rotta, secondo la segreteria regionale dell’Aned sarebbe opportuno avviare con le scuole una campagna di sensibilizzazione per educare i giovani alla donazione di organi.
“Da tempo – hanno sostenuto alcuni dirigenti dell’Aned – portiamo avanti questa battaglia. Invertiremo questo trend negativo solo se sapremo parlare al cuore delle giovani generazioni. Donare rappresenta un atto di amore.
Quanti giovani, purtroppo, muoiono in un anno in incidenti stradali? Quanti organi potrebbero essere espiantati per donarli a quei pazienti che sono in dialisi? Purtroppo non si può fare niente perché manca totalmente una cultura della donazione.
Comunque non è mai troppo tardi. Si può sempre cominciare lavorando nelle famiglie e nelle scuole. Questa nostra battaglia speriamo che venga recepita a livello ministeriale. Deve scendere in campo il governo nazionale”.

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