Finti controlli antidroga al porto di Gioia Tauro, il doganiere di Limbadi e il manuale di istruzione per i narcos

Dalle carte emerge il ruolo di uno dei due vibonesi arrestati: "cerniera" tra il gruppo degli 'esfiltratori' della cocaina e quello dei doganieri corrotti

Traffico internazionale di cocaina. E’ questa l’accusa contestata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ai due funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Gioia Tauro arrestati questa mattina nel corso di un blitz effettuato dai finanzieri del Gico e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. In carcere sono finiti i vibonesi Antonio Pititto, 60 anni di Mileto, e Mario Giuseppe Solano, 51 anni di Limbadi. Per l’accusa farebbero parte di  “un gruppo criminale – si legge nel capo di imputazione – articolato su più livelli, comprensivo di squadre di operatori portuali e doganieri infedeli, dotato di elevatissime disponibilità finanziarie allo scopo di commettere più delitti” (LEGGI QUI).

Il ruolo del doganiere di Limbadi

Secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, Mario Solano, nato a Nicotera, residente a Limbadi, “in servizio all’ufficio Antifrode, fino al settembre 2021 quale addetto al ‘controllo scanner’ e successivamente quale addetto alla ‘visita merci’ fungeva da tramite fra il gruppo degli ‘esfiltratori’” della cocaina “e il gruppo dei doganieri corrotti”. Per gli inquirenti il doganiere arrestato avrebbe garantito “la propria disponibilità, quella dei sodali Mario Pititto e Pasquale Sergio, a svolgere tutte le attività necessarie a consentire ai container contenenti cocaina di superare i controlli e lasciare il Porto di Gioia Tauro”. In questo modo “forniva indicazioni sulle metodologie di importazione più vantaggiose per il gruppo criminale, e più difficili da perseguire per l’Ufficio Dogane e per le forze dell’ordine”. Per il tramite di un altro indagato, inoltre, Solano “indicava ai gruppi sudamericani le modalità di carico dello stupefacente più opportune per occultare la sostanza al passaggio allo scanner”. L’altro doganiere arrestato Mario Pititto e l’indagato Pasquale Sergio, infine, prendevano indicazioni da Solano e avrebbero alterato “gli esiti delle scansioni radiogene relative ai container di interesse del gruppo, non segnalando le anomalie emerse durante i controlli e consentendo ai container contenenti cocaina di venire ‘svincolati’ ed uscire dallo scalo portuale di Gioia Tauro”.

Il manuale di istruzioni per i narcos sudamericani

Le indagini sono state condotte dal Nucleo di polizia economico finanziario-Gico di Reggio Calabria , anche con la collaborazione di personale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, e dagli esiti sarebbe emerso che i due funzionari avrebbero fatto parte di un sodalizio criminale, ora disarticolato, costituito dal responsabile di una ditta di spedizioni, da portuali infedeli e dai referenti delle principali cosche di ‘ndrangheta operanti nell’area della piana di Gioia Tauro. I doganieri, in servizio in punti nevralgici del dispositivo di controllo, quali il controllo scanner e quello “visivo” mediante apertura dei container, secondo l’accusa, avrebbero consentito l’uscita dal porto di ingentissimi quantitativi di cocaina mediante l’alterazione degli esiti delle ispezioni o dell’omessa raccolta di anomalie nei carichi controllati. Tra i documenti rinvenuti dai finanzieri figurano anche precise istruzioni, fornite dai funzionari doganali, su come i narcos sudamericani avrebbero dovuto collocare i panetti di cocaina all’interno dei carichi di copertura, al fine di ridurre sensibilmente la possibilità che questi venissero individuati nel corso dei controlli ordinari. Tra l’altro, secondo quanto sarebbe emerso dalle indagini, se il carico fosse stato comunque scoperto, gli stessi doganieri avrebbero provveduto a fornire all’organizzazione i verbali di sequestro per giustificare la perdita della droga, evitando in tal modo il pagamento di quanto pattuito. Uno dei funzionari doganali, inoltre, sarebbe preoccupato di avvertire i sodali in merito ad eventuali operazioni condotte dalla Guardia di finanza, con l’intento di evitarne l’arresto.

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