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Fiorita sindaco ma la festa è già finita: fibrillazioni e “mal di pancia” nel centrosinistra a Catanzaro

di Mimmo Famularo – Prime fibrillazioni all’interno della minoranza che sostiene Nicola Fiorita. Non è passata inosservata la completa assenza del Partito democratico e dei suoi rappresentanti a vario livello nel giorno della proclamazione a sindaco di Catanzaro. A Palazzo de Nobili c’erano tutti i fedelissimi del neo primo cittadino, ma sta facendo più rumore la mancata partecipazione di Giusi Iemma e Fabio Celia, rispettivamente la candidata e il candidato più votato tra le file del centrosinistra, esponenti di punta dei dem catanzaresi nonché figure di riferimento del segretario nazionale Enrico Letta, alla cerimonia che ha segnato il passaggio di consegne tra Abramo e Fiorita. Un’assenza che più di qualcuno ha letto come un chiaro sintomo dei primi mal di pancia tutto interni alla coalizione del centrosinistra.

Le ambizioni di Cambiavento e l’irritazione del Pd

Cambiavento e Cambia Mò, i due movimenti civici espressione di Nicola Fiorita, premono per avere massima rappresentanza in giunta dove il primo cittadino ha già sparato, ancor prima di vincere il ballottaggio, le sue cartucce nominando assessori l’ex poliziotta Marinella Giordano e il medico chirurgo Venturino Lazzaro. Ora i sostenitori di Fiorita rivendicano anche la presidenza del Consiglio, altri posti nell’esecutivo e nelle partecipate. La caccia alle poltrone non risparmia neanche “i duri e puri” di sinistra in cerca di sistemazione e di visibilità. Gianmichele Bosco, ad esempio, sogna di affiancare Nicola Fiorita nelle vesti di presidente del Consiglio comunale e un ruolo di primo piano vicino al sindaco lo vorrebbero Daniela Palaia e Donatella Monteverdi. La promozione dell’una o dell’altra farebbe entrare in Consiglio i primi dei non eletti e, tra questi, spicca il nome di Nunzio Belcaro. Fiorita vorrebbe dare un riconoscimento concreto a Jasmine Cristallo che in molti indicano come la possibile portavoce del nuovo sindaco e qui si apre il tema dell’ufficio di gabinetto con nuovi incarichi da assegnare.

I “mal di pancia” a sinistra

Il leader di Cambiavento ha almeno due problemi: il primo è trovare i numeri per governare e ha bisogno di una maggioranza solida e leale per farlo bene; il secondo è che il Pd non intende ricoprire il ruolo di comparsa e pretende di vestire i panni di protagonista perché legittimato dal risultato ottenuto nelle urne e dalla lungimiranza nel puntare su Fiorita in tempi non sospetti. Da quanto si apprende le prime trattative sono terminate con un nulla di fatto. Fumata nera che più nera non si può con malumori estesi al fronte socialista rappresentato in Consiglio comunale da Gregorio Buccolieri. Anche loro rivendicano visibilità e la pretendono se in giunta dovesse entrare qualche esponente del Movimento Cinquestelle (Mardente in pole). Fiorita inizia a sentire le pressioni e a fare i conti con la realtà perché a tirarlo dalla giacchetta sono ora anche gli uomini di Antonello Talerico che agiscono per nome e per conto di Tallini. In una situazione del genere trovare la quadratura del cerchio non sarà cosa semplice. A scanso di equivoci il presidente dell’Ordine degli avvocati ha appena precisato sui social che “non intende avere personalmente alcun incarico (né assessorati, né presidenza del Consiglio, né partecipate, né altro)”. A fare la differenza in questo caso è quel “personalmente” che lascia presupporre una possibile indicazione in giunta magari di qualche suo fedelissimo (l’avvocato Iole Le Pera?).

Segnali di disgregazione nel centrodestra

Se Atene piange, Sparta non ride perché le tensioni non mancano neanche nel centrodestra. Valerio Donato più che sconfitto si sente tradito e ha staccato la spina per qualche giorno. E’ tempo di riflessioni ma la coalizione che lo ha sostenuto inizia a dare segnali di disgregazione. La presidenza del Consiglio è il primo test di unità ma anche di divisione. Nell’ultima interpartitica finita con un nulla di fatto non sarebbero stati fatti nomi ma il leghista Filippo Mancuso non ha alcuna intenzione di mollare l’osso. Almeno per il momento. Il nome più gettonato resta quello di Eugenio Riccio ma il presidente del Consiglio regionale potrebbe aprire ad altre soluzioni in nome di quella responsabilità sventolata pubblicamente. Più nebulosa la posizione di Forza Italia e Marco Polimeni, intenzionato a barricarsi dietro i banchi dell’opposizione senza dare tregua a Fiorita e compagni. Il centrodestra è già diviso nei fatti perché l’area centrista sembra ben disposta a dialogare su un nome: quello di Valerio Donato. Una proposta destinata a prendere sempre più quota nell’area moderata dove Fiorita potrebbe cercare quella maggioranza necessaria per tentare di governare Catanzaro.

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