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Fondazione Betania, accordo tra la nuova società e i sindacati: “Nessuno verrà licenziato”

fondazione betania

“Nessuno verrà licenziato”. E’ quanto garantiscono in una nota i sindacalisti Saverio Scarpino (Uil Tucs Catanzaro), Salvatore Scicchitano (Cgil Fp Area Vasta), Luigi Talarico (Cisl Fp Catanzaro) e Nino Critelli (Uil Fpl Catanzaro). Una garanzia che arriva al termine dell’incontro con i vertici della società Giomi Betania nell’ambito della vertenza della Fondazione Betania Onlus. Diversi i punti affrontati nel corso della riunione. Al primo posto il mantenimento di tutti i posti di lavoro a tempo determinato ma anche la necessità di affrontare un piano strategico di salvaguardia aziendale che rimoduli le eccedenze in alcuni settori. “La nuova società – dichiarano le organizzazioni sindacali in una nota congiunta – ha presentato un piano industriale di espansione per poter far tornare Fondazione Betania un’eccellenza”.

Il piano industriale

Previsto quindi il recupero sulle potenzialità tra i volumi accreditati e quelli contrattualizzati; l’apertura ai servizi domiciliari (nell’ambito dei servizi di riabilitazione estensiva extraospedaliera già accreditati); l’introduzione di nuovi setting assistenziali, tipo le RSA medicalizzate ed i centri diurni per anzianiriorganizzazione della rete territoriale (delibera asp n.770/2020); l’offerta in solvenza di “pacchetti sociali” (servizi di sollievo e/o di prossimità) ed anche l’accoglienza residenziale all’interno di tipologie abitative, autorizzate e non accreditate, la cui erogazione si prevede venga effettuata a parità di risorse utilizzando forza lavoro eccedente. Il piano industriale proposto ai sindacati prevede anche l’internalizzazione di alcuni servizi quali la lavanderia ospiti e le pulizie al fine di ridurre le eccedenze al minimo. “Per il primo anno – si legge nella nota dei sindacati –  si partirebbe con l’applicazione di un ammortizzatore sociale nella misura massima del 20% della quota oraria dei lavoratori ai quali verrà applicato”.

L’impegno della società a pagare le spettanze arretrate

L’obiettivo è quello di far rientrare tutti a pieno regime nel giro di un anno. “Purtroppo – sottolineano Cgil, Cisl e Uil – i dati impietosi sul fatturato impongono questa scelta: il costo del personale, infatti, è circa l’80% del fatturato ovvero 11 milioni su 14, decisamente una percentuale che metterebbe in ginocchio qualsiasi colosso aziendale”. Il piano di “restart” punta sulla riqualificazione del personale e per questo motivo l’azienda stanzierà circa 300 mila euro.  La nuova società si è poi impegnata a pagare le spettanze arretrate con dodici rete mensili a partire dal primo ottobre, cioè con l’inizio di quello che dovrebbe essere il nuovo percorso lavorativo. “Le organizzazioni sindacali – conclude la nota –  apprezzano gli sforzi della nuova società senza la quale si delineerebbe uno scenario facilmente intuibile”.

© Riproduzione riservata.

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