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Francesco, da Catanzaro a Milano per lavoro: qui lottiamo contro un mostro

di Alessandro Manfredi – Si chiama Francesco Mancaruso, di 31 anni, è nato e cresciuto a Catanzaro. Da maggio del 2017 si è trasferito a Milano, dove lavora come autista soccorritore della Croce Bianca Milano-Sud.

Calabria 7 lo ha intervistato, per scoprire da vicino e testimoniare quelle che possono essere le terribili emozioni vissute attualmente in Lombardia, regione messa in ginocchio dal Covid-19. Francesco opera in una zona di Milano distante appena 25 chilometri da Codogno o Pavia, zone depredate dal Coronavirus. In questi giorni ha assistito, suo malgrado, diversi pazienti contagiati. “Persone – a suo dire – verso cui ti senti impotente, perché si è inermi davanti al mostro che sta paralizzando il mondo. Ed allora gli strumenti di lavoro diventano, l’affetto, il sostegno e l’amore, per non far sentire soli coloro che hanno il mostro dentro e ne hanno ovviamente paura”.

“E’ successo tutto in fretta – racconta Francesco. Prima i casi di Codogno, che iniziavano ad allarmarci, poi la diffusione a macchia d’olio ed anche noi, nel nostro lavoro, ne siamo stati investiti. Le nostre autoambulanze sono private, prodotte con un sistema installato, che permette l’autoigienizzazione del mezzo. Noi ci occupiamo dei pazienti con la massima sicurezza reciproca, e cerchiamo soprattutto di sostenerli psicologicamente. Il conforto è tutto ciò che possiamo dare. Quanto sta accadendo è incredibile, sembra una guerra. Anzi lo è”.

Francesco pensa alla sua Calabria, mentre lotta ogni giorno per contribuire a contrastare gli effetti del Covid. E pensando alla sua Calabria lo assale enorme preoccupazione. “Perché se la sanità lombarda – spiega – è collassata ed è in enorme affanno, non posso immaginare cosa accadrebbe in Calabria se il Coronavirus infettasse la popolazione come nelle città del nord. Sarebbe un dramma. a quello che leggo, documentandomi con grande attenzione su quanto accade nella mia città e nella mia regione, non posso non notare come sia approssimativa e debole l’azione di contrasto messa in campo. Una piccola tenda davanti all’ospedale, pochissimi posti di terapia intensiva, no, non possono bastare contro il mostro. Nelle regioni del nord si sono individuati day hospital, alberghi o luoghi destinati ai pazienti Covid. E’ stato un errore metterli in ospedale con tutti i pazienti e il personale medico esposto. Quanto accaduto al Pugliese, nel reparto dialisi e nefrologia è emblematico. Dobbiamo mettere in sicurezza il personale medico sanitario. Strutturare postazioni, anche ospedali da campo. Bisogna fare in fretta. Perché i dati sono ancora contenuti da quel che leggo, dunque è possibile non farsi trovare impreparati. Noi qua lo siamo stati e stiamo combattendo una guerra che miete migliaia di vittime. Accadesse in Calabria ho paura solo ad ipotizzarlo. La speranza è che le misure intraprese siano state adottate in tempo. E’ importante restare a casa. Lo dico ai catanzaresi, ai calabresi. Quello che sta accadendo in Lombardia ed in altre regioni del nord Italia è terribile. State a casa. Solo così si vince contro il Covid”.

Ed allora è doveroso sottolineare il monito e l’invito di Francesco Mancaruso, un calabrese che vede quotidianamente con i suoi occhi il mostro e sa bene ormai quanto distruttivo possa essere. L’unico modo è evitarlo, isolarlo, chiudendosi in casa. Sperando che siano poche settimane ancora. Consapevoli che il sacrificio di oggi regalerà a tutti noi molto presto un futuro ancora più bello da immaginare.

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