Gambizzata a colpi di fucile davanti a un bar nel Vibonese, fratello condannato a 9 anni e 8 mesi

La Corte, accogliendo le argomentazioni formulate dagli avvocati Capria e Contestabile, ha dichiarato non punibile - per l’accusa di favoreggiamento personale - Giuseppe De Certo
Gambizzata a colpi di fucile davanti a un bar nel Vibonese, fratello condannato a 9 anni e 8 mesi

La Corte d’appello di Catanzaro ha condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione Demetrio Putortì, accusato del ferimento a colpi di fucile della sorella Marisa, raggiunta dai proiettili alle gambe il 19 agosto 2016 davanti al bar in cui la donna lavorava. Si tratta del secondo processo d’appello per Putortì dopo che la Cassazione aveva disposto un nuovo giudizio limitatamente alla recidiva. La Corte, accogliendo le argomentazioni formulate dagli avvocati Francesco Capria e Guido Contestabile, ha dichiarato non punibile, per l’accusa di favoreggiamento personale, Giuseppe De Certo.

Nel primo processo d’appello Putortì era stato condannato a 10 anni e 4 mesi e De Certo a 8 mesi. Quest’ultimo era stato coinvolto nel processo in quanto, nel corso delle indagini investigative per accertare chi avesse fornito l’arma a Putortì, era emerso che la sera precedente al fatto Putortì aveva cenato con De Certo. Convocato dai carabinieri, De Certo aveva assunto un atteggiamento giudicato dagli investigatori come reticente, in particolare aveva negato “qualsiasi elemento conoscitivo circa i fatti d’indagine”. La Corte di Cassazione aveva confermato il verdetto di colpevolezza per Putortì annullando con rinvio limitatamente alla recidiva e per De Certo l’annullamento con rinvio riguardava la causa di non punibilità che derivava dal doversi tutelare da una possibile accusa di coinvolgimento nell’omicidio.

Nel primo processo d’appello Putortì era stato condannato a 10 anni e 4 mesi e De Certo a 8 mesi. Quest’ultimo era stato coinvolto nel processo in quanto, nel corso delle indagini investigative per accertare chi avesse fornito l’arma a Putortì, era emerso che la sera precedente al fatto Putortì aveva cenato con De Certo. Convocato dai carabinieri, De Certo aveva assunto un atteggiamento giudicato dagli investigatori come reticente, in particolare aveva negato “qualsiasi elemento conoscitivo circa i fatti d’indagine”. La Corte di Cassazione aveva confermato il verdetto di colpevolezza per Putortì annullando con rinvio limitatamente alla recidiva e per De Certo l’annullamento con rinvio riguardava la causa di non punibilità che derivava dal doversi tutelare da una possibile accusa di coinvolgimento nell’omicidio.

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