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GDPR, ragionevole il licenziamento del dipendente se sottrae dati aziendali

Di Pasquale Nicolazzo – Il GDPR (il Regolamento Europeo sulla Protezione dei dati) prevede e sancisce il licenziamento in caso di sottrazione di dati aziendali appartenenti a categorie particolari di dati, di cui agli articoli 9 e 10 dello stesso Regolamento (per capirci i cosiddetti dati sensibili).

Rubare dati c.d. “sensibili” alla propria azienda può rappresentare in determinate circostanze una giusta causa di licenziamento.

Quindi illustriamo nel dettaglio quando e come può avvenire. Come da normativa vigente, il licenziamento per giusta causa avviene quando accade una grave circostanza o nel caso il lavoratore assume un comportamento tale da non permettere la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto lavorativo. Nel caso in cui si verifichino condizioni particolari per cui è impossibile portare avanti il rapporto di lavoro, il datore di lavoro può recedere dal contratto senza l’obbligo del “famoso” preavviso e senza alcun ulteriore obbligo. Come detto, dunque, il licenziamento cosiddetto “per giusta causa” può azionarsi anche nel caso in cui un dipendente sottrae alla propria attività dati aziendali c.d. “sensibili”, anche se questi non vengono diffusi all’esterno o a terzi.

La mancata divulgazione degli stessi dati non costituisce motivo per il quale un datore di lavoro può continuare a mantenere all’interno della compagine il suo dipendente, proprio perché con la sottrazione di dati interni ha in ogni caso compromesso un rapporto di fiducia (lavorativo nella fattispecie). La novità principale, relativa alla circostanza proposta, è stata stabilita da una recente sentenza del 2017 della Corte di Cassazione, in osservanza del nuovo Regolamento Europeo 679/2016. La sentenza interessava il licenziamento (per giusta causa) di un lavoratore che aveva sottratto dati aziendali, copiandoli nella propria Pen Drive (la cosiddetta “chiave USB”), nel caso specifico però senza divulgarli.

* L´iniziativa del Garante ha trovato anche il sostegno dei giuristi-linguisti di lingua italiana presso il Consiglio e il Parlamento UE.

© Riproduzione riservata.

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