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Processo agli “invisibili” della ‘ndrangheta a Reggio, il pm Lombardo ricostruisce le strategie dei clan

Mazza corap

“Il processo Ghota rappresenta la sintesi di dodici anni di indagini”. Ha aperto così, nell’aula bunker di Reggio Calabria, la sua requisitoria il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Giuseppe Lombardo, avviando la fase finale del processo ‘Ghota’ per il troncone ordinario. Lombardo ha affermato che il lavoro investigativo ha consentito di “stendere la mano alla verità che voleva uscire allo scoperto, soprattutto in una terra come la nostra dove spesso la verità si è travestita di menzogna. Di fronte a situazioni straordinarie abbiamo mobilitato sforzi straordinari applicando tutte le regole della giurisdizione affinché il Tribunale possa vagliare ogni questione emersa”. Il procuratore, proseguendo nel suo intervento, ha parlato di “strutture più alte di governo della ndrangheta’, conosciute solo ai capi delle ‘famiglie’, i generali, i quali hanno il compito di informare l’esercito degli affiliati senza che siano noti gli ‘invisibili’. Soggetti che hanno tentato di mimetizzare il loro ruolo verticistico – ma qualche errore lo si fa sempre – pur essendo già stati processati e condannati, come Paolo Romeo e Giorgio De Stefano”.

Il cambio di strategia della ‘ndrangheta

Secondo Lombardo il cambio di strategia della ‘ndrangheta è avvenuto con l’omicidio di Giorgio De Stefano, il 6 novembre del 1977 in località ‘Acqua del Gallo’ di Santo Stefano in Aspromonte. “Giorgio De Stefano – ha detto Lombardo – cade in un agguato di ‘ndrangheta dopo avere vinto la ‘prima guerra’ contro i Tripodo e i Macrì perché era il candidato naturale per diventare il ‘capo unico’ nazionale e internazionale della ‘ndrangheta, una strutturazione organizzativa che non poteva reggere alle inchieste. Da qui, la sua morte e la creazione dei ‘Tre mandamenti’ – Reggio, Piana di Gioia Tauro e Ionico – vincolati ad un’unica strategia, con un vertice di ‘invisibili’ demandato a risolvere ogni frizione tra cosche e all’interno delle cosche e dettare le iniziative criminali”. Il procuratore, infine, ha sottolineato che “Giorgio De Stefano e Paolo Romeo sono entità che hanno tentato di nascondere il proprio ruolo negli anni, ma i continui controlli, le intercettazioni delle forze di polizia, hanno permesso di chiarire le loro responsabilità”.

 

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