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Giannuzzi (Consorzio Blu Calabria): “Su sanità bisogna alzare la testa”

“Certo da anni la politica, sia la regionale che quella nazionale, ha grosse responsabilità per lo stato attuale della nostra sanità. Quando negli ospedali si verificano gravi episodi, dolorosi, vere tragedie per tutti coloro che sono coinvolti, bisogna aver prudenza e non lanciare subito proclami di malasanità: l’esperienza insegna che bisogna attendere le conclusioni delle indagini approfondite ed appropriate prima di trarre conclusioni per altro affrettate, che poi in una alta percentuale dei casi vengono poi smentite dagli accertamenti fattuali. Tali comportamenti servono solo a lanciare ulteriore discredito sul nostro sistema sanitario (che è già malridotto…..) e fanno il gioco di chi lo vuole dipingere ancora peggio di quello che in effetti è, e di quello che è in grado di erogare grazie al sacrificio e alla dedizione del personale sanitario tutto”. Lo afferma in una nota il presidente Consorzio Blu Calabria, Innocenza Giannuzzi.

“Una considerazione: avete notato come quando un triste evento si verifica in Calabria per giorni e giorni gli organi di informazione lo mettono in risalto, con ripetitività, mentre allorchè si verifica nel Nord ( l’ultimo che mi viene in mente il decesso di un paziente per una trasfusione sbagliata per omonimia) si ci dedicano solo poche righe e poi tutto tace….Non bisogna deturpare l’immagine di eccellenza delle strutture del Nord… Al contrario bisogna continuare nella opera di demonizzazione della sanità calabrese… “Il diritto alla salute è un fondamentale diritto garantito dalla Costituzione, per la cui tutela lo Stato, al fine di assicurare l’eguaglianza su tutto il territorio nazionale nell’accesso ai livelli essenziali di assistenza (Lea) e tutelare l’unità economica e la coesione sociale del Paese, attua importanti trasferimenti di risorse fiscali, a fini perequativi, dai territori economicamente più ricchi a quelli più deboli”. Ma l’operazione verità, che finalmente si sta portando avanti con dati certificati dalla Corte dei Conti, con i dati dei Conti Territoriali Allargati, anche questi certificati, dimostra che negli ultimi dieci anni le cose sono andate esattamente in maniera opposta: la sanità del Nord è stata finanziata a danno e con le risorse delle regioni del sud, con un altro scippo.. Così i cittadini del Sud hanno contribuito con le proprie risorse a far crescere la sanità del Nord. Per esempio nel 2017 la spesa sanitaria, che presidia tale diritto, è stata pari a 1.888 euro pro capite. Tutte le Regioni meridionali spendono meno della media nazionale, in particolare la Campania (1.729 euro), la Calabria (1.743), la Sicilia (1.784) e la Puglia (1.798), mentre la spesa pro capite più alta si registra nelle Province autonome di Bolzano (2.363 euro) e Trento (2.206), in Molise (2.101), Liguria (2.062), Valle d’Aosta (2.028), Emilia Romagna (2.024), Lombardia (1.935), Veneto (1.896). Tutto questo mentre al Sud, a parità di popolazione, continuano ad arrivare le briciole del fondo sanitario nazionale e, quindi, le Regioni sono costrette a ridurre la spesa sanitaria pro-capite col risultato finale di abbassare sempre più la qualità del servizio, depotenziarlo, riducendo sempre più l’aspettativa di vita in Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria e Sicilia. Insomma, lo Stato spende più per curare i cittadini del Nord e molto meno per quelli del Sud. L’effetto è devastante: la speranza di vita media in buona salute alla nascita è pari, per il 2017, a 58,7 anni, ma al Nord è di 60,1 anni, al Centro di 59,7 e nel Mezzogiorno 58,7.

“Per ridare alla sanità del Sud quello che è stato sottratto negli ultimi 15 anni, cercando di recuperare questo gap, bisognerebbe intervenire sui criteri di ripartizione del fondo sanitario e permettere alle Regioni del Mezzogiorno di tornare ad assumere con quel budget in più.” Non solo il Sud ha ricevuto, come dimostrato, meno soldi del Nord, ma quasi tutte le regioni del Mezzogiorno – ritrovandosi con i bilanci in rosso – sono state commissariate e non hanno potuto investire in risorse strutturali, umane e grandi macchinari. Mentre Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, invece, continuavano a spendere e assumere, anche in barba ai vincoli introdotti durante il governo Berlusconi. La legge Finanziaria 2010, infatti, per la prima volta impose un tetto alla spesa per il personale sanitario: ogni regione, fu deciso, avrebbe potuto investire al massimo la stessa somma del 2004 ridotta dell’1,4%. Ostacolo bypassato da Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna: nel 2018, rispetto al 2004, al Nord i costi per assumere nuovi dipendenti negli ospedali sono lievitati di oltre il 23%, mentre al Sud solo dell’8,5%. Uno scarto di quasi 15 punti che, nell’ultimo decennio, ha amplificato ulteriormente il divario, spaccando il Paese e creando due sistemi sanitari. Chi ha più risorse può spendere di più, persino splafonando il tetto imposto: così si sono comportate la Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. In conclusione ( rapporto Cimbe) i nostri ammalati sono “costretti” a farsi curare al Nord e contribuiamo ad arricchire le casse di tali regioni: il Veneto nel 2016 ha un saldo in + di 161 milioni e nel 2017 in +138, la Calabria, che in parte lo determina, ha un saldo negativo nel 2016 di meno 319 e nel 2017 di meno278. Noi meridionali, poveri e stupidi, finiamo così per finanziare la sanità del ricco Nord, che migliora sempre più, mentre la nostra sprofonda ….

Se questa è l’amara verità, adesso è il momento di alzare la testa e la schiena, ci dobbiamo impegnare ad invertire la rotta contando sul pieno supporto del nuovo ministro della Sanità, on. Speranza, forti dei dati della operazione verità: dobbiamo invertire il flusso, avere le risorse che ci competono e che ci sono state sottratte; le potremo investire in strutture, personale e tecnologie, dimostreremo efficienza ed efficacia e potremo competere con gli altri sistemi sanitari; liberandoci da leggende costruite ad arte, per alimentare falsi miti di efficientismo e di gestioni avanzate e mirabili. Infine per completezza di informazione per quanto riguarda le infiltrazioni criminali e di mafia, riporto alcuni dati della ultima relazione della Dia dai quali emerge che è il Nord a detenere il primato per quantità di operazioni sospette con il 46,3%, mentre al Sud la percentuale scende al 33,8%. I territori più ricchi sono ormai infestati dalle mafie, che intrecciano solide relazioni con pezzi di imprenditoria e politica: la area grigia della mafia.

Redazione Calabria 7

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