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Giorgia Meloni a Catanzaro: “Parlare di poltrone prima del voto non è rispettoso dei cittadini”

L’arrivo di Giorgia Meloni a Catanzaro segna il ritorno della campagna elettorale nelle piazze. Quella del capoluogo è gremita di militanti e di bandiere di Fratelli d’Italia e a caricare l’ambiente pensa Wanda Ferro, parlamentare e coordinatrice regionale, che ringrazia assessori e consiglieri regionali uscenti e cita il “Capitano Ultimo” che la ascolta in prima fila. Un ringraziamento lo rivolge anche ai veterani della destra Titta Valensise e Michele Traversa, lo stesso Traversa che qualche giorno fa ha “prenotato” la Presidenza del consiglio regionale per FdI e nello specifico per Filippo Pietropaolo (leggi qui). La leader nazionale in qualche modo corregge il tiro e, rispondendo alle domande dei cronisti sugli accordi pre elettorali come quello per la vicepresidenza già assegnata alla Lega, afferma: “Parlare di presunte divisioni di ruoli senza tenere conto del voto è una mancanza di rispetto verso i cittadini. Io non rivendico niente”.

L’eredità di Jole

Il candidato alla Presidenza Roberto Occhiuto si produce in un encomio della verve dimostrata dalla Meloni in Parlamento, definisce Ferro “un’eccellenza della politica calabrese” e propone l’ormai noto ritornello sulla regione “che non è affatto ingovernabile ma bellissima”. I dubbi espressi nei mesi scorsi sulla candidatura forzista alla Presidenza sono insomma solo un lontano ricordo. Meloni infatti ricambia i complimenti ma ricorda che FdI è il partito “che più si è battuto per l’unità del centrodestra ”. Poi si scaglia contro la “vulgata dei salotti” per cui “per essere presentabile a destra devi governare con la sinistra” e richiama la “responsabilità di far sì che Jole Santelli possa essere fiera del lavoro che faremo con Occhiuto alla guida della Regione”.

Il repertorio anti immigrati

Nessuna “promessa facile che non si può mantenere”, niente spazio per “figurine” né per “amici degli amici” in lista perché il palazzo “appartiene ai cittadini e non ai partiti”. Meloni si dice contenta di quello che il suo partito ha prodotto gestendo l’assessorato al Turismo e allo Sviluppo economico che, nel periodo Covid, ha fatto della Calabria “la prima regione e la più veloce per sostegni aggiuntivi rispetto a quelli nazionali per le categorie colpite dalla crisi”. E propone di far “chiamare il comando generale della Guardia di finanza per scandagliare i bilanci delle Asp”. Le tematiche nazionali però prendono il sopravvento e l’ultimo accenno meridionalista la leader di FdI lo dedica ai “nostri figli che scappano con una laurea mentre noi siamo impegnati a occuparci dei nigeriani”. Dice infatti di essere rimasta “basita a sentir dire a Draghi che la Lamorgese ha fatto un buon lavoro” perché “sono arrivati 40mila immigrati clandestini che si rifiutano di fare tampone e vaccino mentre gli italiani subiscono restrizioni”. Non rinuncia a richiamare i fatti di Rimini – “un senegalese accoltella 5 persone tra cui un bambino e viene fuori che era già segnalato come persona violenta” – e aggiunge che “anche i fattoni arrivati da tutta Europa al rave di Viterbo pensano che Lamorgese abbia fatto bene il suo lavoro”.

Green pass e Reddito di cittadinanza

“Sono vaccinata ma mi accusano di essere no vax. Non sono no vax ma nemmeno cretina”, prosegue, per poi confermare di non aver cambiato idea sul Green pass: “Penso che non sia una misura efficace. Se il governo vuole introdurre l’obbligo vaccinale, cosa sulla quale non sono d’accordo, dovrebbe assumersene la responsabilità. Anche perché c’è una differenza tra l’obbligo vaccinale e un vaccino di fatto imposto ma non obbligato per legge, che è l’obbligo di indennizzo da parte dello Stato nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto, che con l’obbligo vaccinale è molto più chiaramente definito dalla legge”. Infine rivendica anche la definizione di “metadone di Stato” per il Reddito di cittadinanza che, urla alla piazza, “non ti tira fuori dalla condizione di povertà, ma ti mantiene in povertà e in stato di dipendenza dalla politica; equivale a dire ai nostri ragazzi ‘stai a casa perché non mi servi’”.

Lo scatto antimafia

Quella che ha infiammato la piazza di Catanzaro, prima dell’inno nazionale di rito, è dunque una summa del Meloni pensiero. Con la leader che prova a scacciare via i passati imbarazzi giudiziari di FdI in Calabria con uno scatto di orgoglio: “Una politica seria ti fa vedere la ‘ndrangheta per quello che è: infami, vigliacchi e criminali che ti vogliono trasformare in un servo”.

s. p.

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