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Giudiceandrea (Pd): “In Calabria c’è chi continua a chiedere consensi alla ‘ndrangheta”

“Nel crotonese non possono eleggere il presidente della Provincia perché è commissariato per infiltrazioni mafiose un numero di Comuni tale che col voto ponderato non riescono a raggiungere il quorum del 50 % degli aventi diritto”. Inizia così la nota di Giuseppe Giudiceandrea, esponente del Partito Democratico in merito alla situazione politica in Calabria.

“Aveva ragione Callipo quando diceva che bisognava dare una scossa. L’esempio lo ha dato lui stesso anche perdendo voti e consensi pur di vedere ripulite le liste anche solo nel dubbio: meglio fermare un candidato in attesa di risolvere le proprie vicende giudiziarie che ritrovarsi in situazioni spiacevoli poco dopo. Nella politica calabrese continua la mattanza: in una società depauperata per emigrazione dei suoi figli migliori, la ‘ndrangheta aggredisce le istituzioni, le penetra e permea gestendole ai livelli più alti.
È venuto il momento di una riflessione corale, trasversale, definitiva, per estirpare questo male che non è atavico o connaturato con la calabresità ma solo con l’avidità, l’ignoranza, l’incapacità di creare reddito e credito con il proprio lavoro. Abbiamo un compito come Partito Democratico: parlare a tutte le persone di buona volontà, coinvolgerle tutte, ognuna per le proprie competenze, in questo progetto di rinascita Telesiano. Poi provvedere, insieme al Governo, a stilare una sorta di Piano Marshall per garantire, in tempi brevissimi, il rientro in regione di tutta la “forza lavoro” residente in Calabria ma che lavora e produce e spende e vive fuori dalla nostra regione.  Solo recuperando il loro background, le loro esperienze, e perché no, il loro reddito pro capite facendolo diventare ricchezza da spendere sul nostro territorio, riusciremo a sconfiggere questo cancro. La Calabria può rinascere, o forse finalmente nascere, e non essere più un peso economico per il Paese e l’Europa, Lasciare la politica nelle mani del 40% degli aventi diritto al voto, molti dei quali sotto il ricatto del potere (?) economico mafioso rimasto in piedi, è l’anticamera del delitto.
La magistratura calabrese, la stragrande parte sana di essa, lotta al fianco delle forze dell’ordine e di quel che resta di un tessuto politico da rinnovare. Se persino i giovani rampanti sono chini ai voti delle cosche, va trovata una soluzione terminale, definitiva, di destrutturazione delle modalità di scelta del personale da offrire alla politica e del procacciamento del consenso. E mentre ad Ostia la Regione Lazio inaugura oggi una palestra realizzata con fondi pubblici in un immobile sequestrato alla mafia, in Calabria c’è chi continua imperterrito a chiedere ed elemosinare consensi alla ‘ndrangheta, senza vergogna, al solo fine del povero arricchimento personale da quattro soldi. Lealtà, rispetto asfissiante delle norme in materia e della legge in genere, per dare l’esempio e riuscire a rivoltare questa povera terra, che non merita una classe politica così corrotta e scadente”.

Redazione Calabria 7

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