Glicine, la Dda di Catanzaro rinnova la richiesta di rinvio a giudizio per Adamo, Oliverio e compagni

Nel corso dell'udienza preliminare nell'aula bunker di Lamezia, il gup ha ammesso come parte civile anche la Regione Calabria

Regione Calabria e Comune di Crotone sono state ammesse come parte civile nel procedimento penale scaturito dalla maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata in codice “Glicine-Acheronte”. Lo ha deciso il gup Sara Merlini nel corso dell’udienza preliminare che si è tenuta nell’aula bunker di Lamezia Terme. Respinte quindi le eccezioni degli avvocati del collegio difensivo che avevano chiesto l’esclusione dei due enti perché – a loro dire – non risultavano né parti offese e né danneggiati da alcuno del lungo elenco di reati contestati dalla pubblica accusa. Il giudice ha anche accolto le istanze di costituzione di parte civile del Ministero dell’Interno, dell’Ambiente e della Giustizia, della Provincia e dell’Asp di Crotone e, tra i privati, del “Forum associazioni antiusura”.

La requisitoria della Dda di Catanzaro: “Tutti a processo”

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Nel corso dell’udienza i pm antimafia Paolo Sirleo e Domenico Guarascio della Dda di Catanzaro unitamente ad Alessandro Rho della Procura di Crotone ma applicato alla Distrettuale hanno rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i 126 imputati. Ricostruito il quadro accusatorio alla base dell’operazione messa a segno il 27 giugno del 2023 dai carabinieri. Secondo le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Crotone sarebbe stata “governata” da una cupola politico affaristica, collegata in alcuni casi alle cosche di ’ndrangheta, in grado di condizionare le amministrazioni pubbliche locali e regionali, orientare il voto, decidere nomine e appalti. Un presunto comitato d’affari formato da politici, imprenditori e persone in odor di mafia, che avrebbero utilizzato le istituzioni pubbliche per fini elettorali.

I 126 imputati

Tra i 126 imputati che l’Ufficio di Procura intende mandare a processo spiccano nomi eccellenti della politica calabrese come l’ex presidente della giunta regionale Mario Oliverio, l’ex vice presidente Nicola Adamo, l’ex consigliere regionale Vincenzo Sculco (da giugno scorso sottoposto ai domiciliari) e la figlia Flora Sculco, a sua volta ex consigliera regionale, che secondo l’accusa avrebbero costituito “un gruppo stabile e strutturato promosso, diretto e organizzato da soggetti politici, amministratori pubblici, imprenditori ed intermediari di imprese al fine di commettere una serie indeterminata e continua di delitti contro la pubblica amministrazione, in particolare nell’ambito regionale calabrese e crotonese in particolare”. Fra gli indagati figurano, ancora, l’ex assessore comunale di Crotone Giancarlo Devona e il sindaco di Rocca di Neto Alfonso Dattolo, gli imprenditori Raffaele e Gianni Vrenna, rispettivamente ex presidente e attuale presidente dell’Fc Crotone; dirigenti della Regione Calabria e dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone.

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